
Povertà in Italia: chi resta senza casa?
Povertà in Italia: casa, cibo, sfratti. Dati ISTAT e i microprogetti dell’otto per mille luterano, interventi in tutto il Paese.
L’otto per mille luterano nei quartieri di Roma
Roma è la città dove la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI) ha la sua sede, e dove in questi anni l’otto per mille luterano ha seguito le periferie da vicino.
Dal sostegno a chi lavora per restituire bellezza nelle periferie o in un quartiere segnato dal degrado.
Ha accompagnato la Casa delle donne Lucha y Siesta, i laboratori di clownterapia di ComiciCamici e le uscite in barca a vela per ragazzi con disturbo dell’attenzione.
Quest’anno, a Rebibbia, ha reso possibile Bee Friends: ventiquattro bambini che imparano gratuitamente scienze, matematica e arte tra un orto e un apiario didattico, in un quartiere dove la povertà educativa non è una statistica, ma il paesaggio.
La povertà in Italia, in numeri
Secondo l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), nel 2024 vivevano in povertà assoluta oltre 5,7 milioni di persone, quasi una su dieci. Tra loro c’erano 1,3 milioni di bambini e ragazzi: il dato più alto dal 2014.
Numeri che descrivono ciò che non è più un’emergenza ma una condizione.
La casa, prima del pane
Nel 2024 i giudici hanno emesso circa 40 mila provvedimenti di sfratto, tre su quattro per morosità, e quelli eseguiti sono stati 21.337.
Quasi metà delle famiglie in povertà assoluta vive in affitto e nella spesa media di queste famiglie, la voce abitazione, bollette comprese, vale il 36%.
Tra le persone che si rivolgono ai centri d’ascolto ed al terzo settore, più di una su tre fatica a trovare un alloggio o a tenerlo.
Il cibo, intanto, costa di più: la spesa alimentare è cresciuta del 3,6% in un anno. Secondo una ricerca del Banco Alimentare e del Politecnico di Milano, il 56% delle persone in povertà assoluta che avrebbero bisogno di un aiuto alimentare non lo riceve.
Nel Piccolo Catechismo, spiegando il Padre Nostro, Lutero mette la casa dentro il pane quotidiano, accanto al cibo, ai vestiti, ai buoni vicini. Non relega il tetto sotto il quale abitare ad un ornamento della fede: è ciò che si chiede a Dio ogni giorno.
Una cassa comune
Nel 1523 Lutero scrisse un parere sull’ordinamento che la comunità di Leisnig si era data per una «cassa comune»: un fondo condiviso per chi era nel bisogno, al posto dell’elemosina affidata al caso.
La diaconia diventava responsabilità di tutta la comunità. Ecco il senso di diaconia condivisa, che trae origine da questo modello di “dottrina sociale” luterana.
Cinque secoli dopo, chi studia il welfare arriva a conclusioni molto simili. Cinque secoli dopo.
Su Percorsi di Secondo Welfare Luca Moro scrive che le fondazioni devono smettere di fare da «bancomat», perché «finanziare non basta». Serve progettare con le comunità, non per loro. Cioè è fondamentale calarsi nelle realtà, ascoltarle, e con le comunità sociali studiare risposte, soluzioni, progetti che possano funzionare perché, innanzitutto, sentiti come loro.
I microprogetti dell’otto per mille luterano
È la strada che la CELI ha scelto con i microprogetti finanziati dall’otto per mille luterano. Dal primo bando ne sono stati sostenuti più di ottanta. Quest’anno, in quindici giorni, sono arrivate 497 richieste e ne sono state approvate 24.
Accanto all’apiario di Rebibbia ci sono i Circoli BuonAbitare, che in sei città, Roma compresa, riportano i vicini a conoscersi.
E c’è l’agricoltura sociale di Dikuntu, a Caldana, che dà un lavoro stabile a chi è arrivato attraverso l’accoglienza.
«Spessissimo gli enti devono ridimensionare o fermare i progetti perché manca proprio un pezzetto», spiega Gianluca Fiusco, responsabile della diaconia della CELI e coordinatore della Commissione di valutazione. Quel pezzetto, a volte, è ciò che tiene in piedi tutto il resto.
Ecco il senso della nostra “diaconia condivisa”. Non sostituisce lo Stato. Mette a disposizione ciò che ha, in proporzione, e resta accanto a chi lavora sul territorio. E invita altre Organizzazioni a fare altrettanto: mettere insieme per rimanere insieme.
Una scelta, ogni anno
Sabato 17 ottobre si celebra la Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà.
Le emergenze sociali e abitative del Paese non si affrontano soltanto con leggi e bilanci: cominciano dalla solidarietà, dalla scelta di condividere.
Firmare per l’otto per mille luterano non significa delegare ad altri il modo in cui si usano le risorse pubbliche. È una decisione personale, che si rinnova ogni anno e arriva dove i media arrivano meno, e con meno clamore. Significa scegliere di guardare tutta l’Italia, non soltanto un… pezzetto.