
Scegliere la pace, respingere l’odio
Dopo l’attacco di Bondi Beach, la Federazione Luterana Mondiale riflette su antisemitismo, libertà religiosa e scelta della pace contro odio ed estremismo.
Un attacco nel cuore della festa
Domenica 14 dicembre, sulla spiaggia di Bondi Beach a Sydney, la festa ebraica di Hanukkah è stata spezzata da una sparatoria brutale: quindici persone uccise, decine di feriti, una comunità colpita mentre era riunita per pregare e accendere luci nel buio.
Gli autori dell’attacco, Sajid e Naveed Akram, padre e figlio di origine pachistana, sono arrivati armati nella zona di Archer Park, dove era in corso l’evento pubblico “Chanukah by the Sea”.
Da un ponte sopraelevato hanno iniziato a sparare sulla folla. Sajid è rimasto ucciso durante l’attacco; Naveed è stato fermato e ricoverato in ospedale.
In pochi minuti, una celebrazione aperta a famiglie, bambini, anziani, è diventata il simbolo di quanto fragile sia, oggi, il diritto di pregare in sicurezza.
La risposta della Federazione Luterana Mondiale
La Federazione Luterana Mondiale (LWF) ha reagito con una dichiarazione chiara e senza giri di parole.
Il presidente, vescovo Henrik Stubkjær, e la segretaria generale, Anne Burghardt, hanno espresso vicinanza alle comunità ebraiche in Australia e nel mondo, ricordando le vittime, i feriti e chi ha visto crollare, in un attimo, il proprio senso di sicurezza.
La dichiarazione ribadisce il rifiuto netto di ogni forma di antisemitismo e di ogni violenza rivolta contro persone riunite per il culto o per celebrazioni religiose.
Un attacco del genere, si afferma, “lacera il tessuto della nostra comune umanità”.
La frase chiave è anche il titolo di questa riflessione: “Non dovremmo mai lasciarci scoraggiare da coloro che scelgono la violenza, ma piuttosto scegliere l’unità anziché l’estremismo e la pace anziché l’odio”.
Non è un commento di rito: è una presa di posizione teologica e pubblica.
Antisemitismo: una ferita che riguarda anche le Chiese
Per le Chiese luterane, parlare di antisemitismo non è mai neutro.
La storia della Riforma porta con sé anche pagine di responsabilità su questo tema.
Così come l’uso delle parole di Lutero sugli ebrei, nei secoli, per giustificare ostilità e violenza.
Perciò oggi la condanna dell’attacco di Bondi Beach assume un peso in più.
Non si tratta solo di stigmatizzare un crimine, ma di dire con chiarezza che nessuna teologia cristiana può ospitare l’odio verso il popolo ebraico, né sul piano dottrinale, né sul piano del linguaggio, né sul piano dei gesti.
Colpire chi prega: una violenza contro tutti
L’attacco non ha colpito solo una comunità specifica; ha colpito un gesto umano simbolico e profondo: la preghiera.
Una celebrazione all’aperto, una menorah, canti, famiglie riunite per Hanukkah: è questo che è stato trasformato in bersaglio.
Per una prospettiva cristiana – e luterana in particolare – i luoghi in cui le persone cercano Dio, qualunque sia la loro fede, non sono semplicemente “spazi di un altro”.
Sono segni di una umanità che non si rassegna al cinismo e ancora cerca senso, consolazione, orientamento.
Quando una sinagoga, una chiesa, una moschea, un tempio o un raduno religioso diventano obiettivo di attacchi, la ferita è globale.
Viene messa in discussione l’idea che le differenze di fede possano convivere in modo pacifico nello stesso spazio pubblico.
Per questo la Federazione Luterana insiste sulla comune umanità: riconosce che la protezione delle comunità ebraiche, oggi, è anche una responsabilità cristiana.
Il rischio della spirale dell’odio
L’identità musulmana degli attentatori è il dettaglio perfetto per alimentare un’altra onda di odio: islamofobia, sospetto generalizzato, discorsi che trasformano una tragedia in pretesto per colpire intere comunità.
È la dinamica classica dell’estremismo: un atto di violenza diventa giustificazione per altra violenza.
Perciò, come evangelici luterani rifiutiamo questa logica.
Se ogni essere umano è creato a immagine di Dio, nessun nemico – reale o percepito – autorizza la disumanizzazione.
Difendere la comunità ebraica non può trasformarsi in nuova ostilità verso altri: bisogna spezzare la catena dell’odio.
Hanukkah e Avvento: due luci che non possono essere spente
Il contesto temporale è potente: le comunità ebraiche celebrano Hanukkah, i cristiani vivono l’Avvento.
In modi differenti, entrambe le tradizioni parlano di luce che resiste al buio, di promesse di pace, di fedeltà di Dio nella storia.
Hanukkah e Avvento si sfiorano nel calendario e possono diventare un promemoria concreto: la luce che si accende nelle liturgie, nei canti, nelle case ha senso se si traduce in scelte di pace, di protezione, di vicinanza verso chi vive nella paura.

Come “scegliere la pace”?
La dichiarazione della Federazione invita a essere “strumenti di pace, sostenendo la dignità di ogni persona”.
Non si tratta di un concetto astratto, ma di un compito molto pratico.
Per le chiese di tradizione luterana questo compito si gioca almeno su tre fronti intrecciati:
- Nello sguardo: rifiutare le semplificazioni, non normalizzare l’antisemitismo, non accettare l’idea che la violenza religiosa sia “inevitabile”.
- Nel linguaggio: nelle predicazioni, nei comunicati, nei social, evitare ogni forma di delegittimazione e stereotipo; educare comunità e gruppi giovanili a riconoscere il linguaggio dell’odio e a non farlo passare.
- Nelle relazioni: cercare contatti reali con le comunità ebraiche locali, ma anche con altre minoranze religiose, perché la protezione della libertà di culto non si difende solo con principi astratti, ma con rapporti di fiducia e di vicinanza.
Scegliere la pace anziché l’odio, in questo senso, significa anche accettare una scomodità: esporsi pubblicamente contro l’antisemitismo, contro la violenza religiosa, contro la logica del nemico assoluto, anche quando il clima sociale va in direzione opposta.
Una responsabilità pubblica
L’attacco di Bondi Beach non è un episodio isolato. Si inserisce in un mondo segnato da guerre, terrorismo, polarizzazioni.
In questo contesto, la testimonianza pubblica delle Chiese viene misurata anche su come si reagisce a eventi come questo.
Da un lato c’è la preghiera: chiedere al Dio della vita e della pace consolazione per chi è nel lutto, guarigione per i feriti, protezione per chi vive nella paura.
Dall’altro c’è la pratica: un impegno pubblico a difendere la libertà religiosa, a contrastare l’antisemitismo, a promuovere una cultura di convivenza che non si arrenda ai linguaggi dell’odio.
La teologia della croce ricorda che Dio si schiera dalla parte delle vittime, non dei forti che usano il suo nome per legittimare violenza e dominio.
In mezzo al rumore delle armi e delle parole d’odio, “scegliere la pace anziché l’odio” non è ingenuità: è un atto di fede che prende sul serio il Vangelo e si rifiuta di lasciare l’ultima parola alla violenza.