
Nuovo Testamento, cinquecento anni dopo Lutero
Nuovo Testamento, nuova traduzione in Svezia cinquecento anni dopo Lutero: parole che cambiano e, in Italia, la TLE ecumenica.
Una traduzione del Nuovo Testamento nata a Göteborg
Giovedì 24 settembre, alla Fiera del libro di Göteborg, la Società biblica svedese ha presentato NT 2026, la nuova traduzione del Nuovo Testamento in svedese. In sala c’era l’arcivescovo della Chiesa di Svezia, Martin Modéus. È la prima traduzione condivisa dalle chiese del Paese dopo quarantacinque anni, e non è un ritocco della Bibbia del 2000: è un lavoro rifatto dal greco.
Da Wittenberg alla Svezia, cinque secoli
Nel settembre del 1522 usciva a Wittenberg il Nuovo Testamento tradotto da Lutero. Quattro anni dopo, nel 1526, la Svezia ebbe la sua traduzione: voluta dal re Gustavo Vasa negli anni in cui la Riforma protestante si espandeva sul Baltico. NT 2026, questa la denominazione dell’iniziativa, arriva mezzo millennio più tardi, con lo stesso gesto: restituire la Parola nella lingua del popolo che può leggerla e ascoltarla.
La Bibbia del 2000, la precedente versione, era un progetto dello Stato. Questa nuova traduzione nasce invece da un tavolo ecumenico e scientifico: gruppi di lavoro di diverse chiese e la partecipazione dell’Accademia svedese. La Società biblica ha ribattezzato questo lavoro una «traduzione di centro». Non è un riferimento politico ma il senso di un testo scritto non per una confessione, ma per il culto, lo studio e la lettura di tutti.
Le parole che cambiano forma
Chi conosce la Bibbia ritroverà molto di quanto già letto. Le differenze si sentono in alcuni passaggi imparati a memoria, o dove la ricerca ha potuto chiarire il senso delle parole secondo una rigorosa riflessione filologica.
Nel servizio della televisione pubblica svedese SVT dedicato al lancio, lo storico della chiesa Joel Halldorf indica alcuni esempi. Giuda non «tradisce» più Gesù: lo «consegna». È l’anello di una catena, perché le autorità religiose a loro volta lo consegneranno a Pilato. Dove il greco lo consente, «fratelli» diventa «fratelli e sorelle». Paolo si dice «schiavo» di Cristo, non servitore. E la guida dell’editore racconta che Maria e Giuseppe, a Betlemme, alloggiano nella stanza degli ospiti e non in una locanda.
Il cambiamento più denso sta però nel prologo di Giovanni. Al posto di «la Parola divenne uomo» si torna a leggere: «la Parola divenne carne». Carne, cioè fragilità, fame, corpo che si ferisce. È il luogo dove Lutero cercava Dio, e dove la teologia della croce continua a cercarlo.
Ogni scelta porta con sé una piccola predica. Il traduttore non aggiunge nulla al testo: toglie la patina che il tempo vi ha depositato sopra.
La decisione della Chiesa di Svezia
Per ora NT 2026 si può usare in tutte le attività delle parrocchie, ma non nel culto. Sarà infatti compito del Sinodo della Chiesa di Svezia, che voterà dal 16 al 18 novembre, adottarne o meno l’uso nelle attività liturgiche.
Per Andreas Holmberg, vescovo luterano a Stoccolma, è possibile pensare che il via libera sinodale arrivi nei tempi previsti e l’uso liturgico del testo potrebbe già partire dalla prima domenica di Avvento. E ricorda anche che nel 2025 in Svezia si sono vendute più Bibbie che mai.
Il biblista e teologo, professore all’University College di Stoccolma, Thomas Kazen è più cauto: una traduzione, da sola, non riporta un Paese alla lettura. Accende però un interesse, e quell’interesse va raccolto.
In Italia, una Bibbia tradotta a due voci
Anche da noi il cammino è aperto. La Traduzione letteraria ecumenica (TLE) del Nuovo Testamento è stata presentata a Roma nel febbraio 2025.
Un lavoro curato dalla Società Biblica in Italia (SBI) e pubblicato da Elledici. Sostenuto dalla Chiesa cattolica, dalle Chiese ortodosse e dalle chiese della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), di cui fa parte la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI).
In comune, il metodo: ogni libro è stato tradotto da una coppia di studiosi di due confessioni diverse, allo stesso tavolo. La TLE non sostituisce le versioni in uso nelle chiese, le affianca. La sua ambizione è dichiarata: che la Bibbia non sia più la mia o la tua, ma la nostra. Così in Italia fino a ieri, a Battipaglia, continuano le presentazioni pubbliche di questo testo.
Guardare alla lingua della gente
Nel 1530, nella Lettera del tradurre, Lutero spiegava il suo metodo. Per rendere la Scrittura in tedesco bisognava chiedere alla madre in casa, ai bambini per strada, all’uomo comune al mercato, e guardare come parlano. Era una filologia che parte dalla teologia: se la Parola giustifica chi l’ascolta, deve poter essere ascoltata.
A Göteborg il telo che copriva le prime copie è caduto dopo uno squillo di trombe. Da quel momento il testo non appartiene più ai traduttori, ma a tutti e tutte.