
Luterani in Terra Santa: essere costruttori di pace
Il vescovo Imad Haddad racconta la Chiesa luterana in Terra Santa: restare, costruire, essere voce profetica per la giustizia e la pace.
Tornare a casa
Ci sono conversioni che non avvengono sulla via di Damasco ma in un cortile di scuola.
Imad Haddad non è nato luterano. È nato a Beit Jala, in una famiglia cattolica segnata dal divorzio dei genitori — un fatto che in Medio Oriente porta con sé un peso sociale e religioso che non si dimentica facilmente.
Da ragazzo si sentiva andare alla deriva, fino a quando il pastore della chiesa luterana locale lo accolse senza giudicarlo, senza chiedergli conto della sua storia familiare. Quella accoglienza gli sembrò un ritorno a casa.
Lui, sua madre e suo fratello divennero membri della Chiesa luterana. A gennaio 2026, Haddad è stato insediato come quinto vescovo della Chiesa Evangelica Luterana in Giordania e Terra Santa (ELCJHL).

Crescere sotto occupazione
La sua infanzia è stata quella di ogni ragazzo palestinese degli anni Ottanta e Novanta: l’intifada scoppiata nel 1987, l’insicurezza permanente nelle strade, l’arrivo dell’Autorità Palestinese nel 1994, e una domanda che non lo ha mai abbandonato — cosa significa per me, palestinese cristiano, leggere l’Antico Testamento in questa terra? Dove mi colloco io?
Con un’immagine che non si può cancellare dalla memoria: soldati che trascinano dei giovani manifestanti nei campi, gli mettono le mani su una roccia e le spezzano con un’altra roccia. L’ha visto da bambino. Non l’ha dimenticato da vescovo.
Restare connessi alla terra
Dopo gli studi a Beirut e negli Stati Uniti, Haddad è tornato. È stato pastore a Beit Sahur, poi a Ramallah, poi ad Amman.
Con gli anni ha vissuto anche la tentazione di partire — perciò non la giudica negli altri e le altre.
Così, dice: andate se dovete, cercate un ambiente migliore per le vostre famiglie, ma non perdete mai il legame con la terra, con la chiesa, con le radici.
Suo fratello vive e lavora in Arabia Saudita, ma sta costruendo una casa in Palestina, preparandosi al giorno del ritorno. Lo fanno in tanti, racconta: lavorano all’estero, mandano soldi per costruire, mantengono la registrazione nella comunità, tornano per sposarsi e battezzare i figli.
Lo streaming dei culti ha rafforzato questo legame. La distanza non è più sinonimo di separazione.
Non sperare la pace, costruirla
E sulla pace: non siamo solo persone che sperano la pace, siamo costruttori di pace — questa è la nostra vocazione.
Incarnare la teologia, l’annuncio della buona notizia è anche questo.
Quando preghiamo Dio per la pace, dice, non restiamo fermi ad aspettare una risposta. Non ci limitiamo a desiderare che le cose cambino. Confidiamo che Dio ci chiama ad andare e a fare quei cambiamenti. Significa iniziare a costruire oggi, affinché quando le cose miglioreranno, saremo pronti a viverle. La promessa di Dio non riguarda solo la vita dopo la morte: Dio ci chiama a vivere adesso, oggi.
Una chiesa profetica non può chiudersi né ritirarsi
Le priorità di Haddad come vescovo sono nette: coinvolgere i giovani non come futuro della chiesa ma come presente; far percepire la chiesa non come entità isolata nella società ma come parte integrante di essa; essere profetici in una situazione drammatica.
Non una chiesa dietro porte chiuse, ma una chiesa che esce nella comunità. Il dialogo ecumenico e interreligioso restano fondamentali — la ELCJHL lavora all’interno del corpo ecumenico delle chiese di Terra Santa e mantiene il dialogo con i vicini musulmani.
Ma Haddad introduce una distinzione importante: se conversiamo sulla base della fede — la convinzione che Dio ci ha creati uguali — possiamo raggiungere una comprensione reciproca. Se parliamo sulla base di regole religiose, confini e strategie, troveremo la strada sbarrata.
Arabo, palestinese, cristiano, luterano
Così si presenta il Vescovo luterano Haddad: arabo, palestinese, cristiano, luterano.
Fa parte della mia pelle, è ciò che sono. Nessuna di queste identità può essere lasciata indietro, e nessuna indebolisce le altre. Al contrario, appartenere alla comunione luterana mondiale allarga l’orizzonte: porta la propria identità araba e palestinese e la arricchisce incontrando i fratelli e le sorelle luterani dell’Africa, dell’Asia, dell’Europa, delle Americhe.
Per chi vive in una terra dove la religione è troppo spesso vista come parte del problema, Haddad lavora perché diventi parte della soluzione.