
Sinodo luterano 2026: il raccolto attende
La Presidenza del Sinodo luterano in vista della prossima seduta di fine aprile tra microprogetti, nuove forme pastorali, crisi economica e fiducia nel cambiamento senza perdere l’identità.
Le difficoltà che richiedono risposte
C’è un momento in cui bisogna rimboccarsi le maniche, e quel momento, per la Presidenza del Sinodo luterano in Italia, è adesso. A dirlo con chiarezza Alfredo Talenti e Sandra Tritz, Presidente e Vice Presidente del Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, spiegando la scelta del motto per il Sinodo 2026: “All’opera, per il raccolto del Signore”.

«Di messaggi difficili — nel mondo in generale e per la CELI in particolare — negli ultimi mesi ce n’erano tanti», dice Tritz. La riduzione dei fondi dell’otto per mille comunicata dal Ministero delle Finanze è stata una notizia pesante, ma che non può diventare paralisi.
«I fondi dell’OPM sono importanti per noi, ma la vita della CELI e delle sue Comunità va ben oltre», spiega. Il raccolto c’è, qualcosa di buono merita sempre l’impegno e porterà frutto. È un atto di fiducia prima ancora che una strategia.
All’opera, per il raccolto del Signore non è quindi un invito astratto ad una assemblea ecclesiastica, ma un elemento programmatico che i luterani in Italia proveranno a tradurre in ascolto e decisioni.
Dalla visione alla realtà
Rispetto al 2025 la situazione è decisamente cambiata. In parte per elementi interni, ma in larga parte per variabili esterne. Certo il tema delle finanze non è marginale, ma e nel frattempo la società italiana ha vissuto anche gli effetti di due guerre che ne condizionano lo sviluppo economico e i cui effetti pesano sulle persone, sulla loro vita, sulle scelte e le relazioni.

La Chiesa Evangelica Luterana in Italia, in questi ultimi anni, è stata attraversata da diversi cambiamenti, molti dei quali ha deciso di avviare nella comprensione che alcuni di questi cambiamenti si sarebbero comunque presentati e perciò decidendo di governarli anziché subirli.
Nel 2025 il Sinodo ribadiva la necessità di guardare al futuro insieme. Ed insieme progettarlo. Oggi il Sinodo è chiamato a viverlo già nel presente, consapevole di quanto sia importante passare «dalla visione alla realtà», come conferma la Vicepresidente Tritz.
«Quest’anno ci vogliono idee anche più concrete», rilancia, ribadendo quanto una Chiesa non sia immune da difficoltà ma che non possa avere le difficoltà come sola prospettiva dell’esistenza.
Tra queste idee concrete, una domanda radicale che tocca l’identità stessa delle Comunità: mantenere tutte le sedi pastorali o immaginare forme nuove, di leadership, con predicatori laici, diaconi, mandati condivisi?
Alfredo Talenti, confermando «la massima considerazione per una preparazione teologica approfondita», spiega quanto l’attività pastorale sia in effetti variegata e perciò si dice «aperto rispetto a forme nuove in cui le varie componenti di questa attività possano trovare bilanciamenti nuovi».
I microprogetti prendono corpo
Per la prima volta, associazioni della società civile finanziate dall’otto per mille luterano saranno presenti al Sinodo. È un passaggio significativo. «Finalmente riusciremo a portare a una platea più ampia in maniera proprio fisica questo concetto per tanti ancora molto astratto dei microprogetti» spiega Tritz.
Per Talenti si tratta di un passaggio non scontato né marginale. «Normalmente i Sinodi delle Chiese possono avere degli osservatori esterni ma il dialogo ed il dibattito è prevalentemente se non esclusivamente una peculiarità interna».
Anche in questo, prosegue, «il Sinodo del 2026 vuol rappresentare una possibilità nuova, in cui, per passare ad un piano di maggiore concretezza, abbiamo bisogno di ascoltare voci esterne a noi. A partire dalle diverse realtà che finanziamo in tutta l’Italia e che, pur non essendo realtà luterane, agiscono anche per conto nostro in una qualche maniera».
L’idea di sostenere progetti concreti in tutta Italia, che fanno un ottimo lavoro nel sociale, nell’ambito ecologico o culturale, è inoltre un banco di prova per la CELI.

Usare i soldi dell’OPM — soldi del popolo italiano affidati alla Chiesa luterana — per progetti utilissimi anche in zone dove non ci sono comunità che potrebbero fare un lavoro simile, è una scelta importante. «Tuttavia questo concetto, soprattutto in questa fase economicamente critica, non sembra ancora da tutti i membri della CELI compreso fino in fondo».
Per questo le associazioni saranno presenti venerdì, con tempo per conoscersi, in appositi gruppi di lavoro così come durante il pranzo e pause caffè, e con la libertà tipica delle Chiese luterane in cui i sinodali avranno poi il tempo e spazi per potersi esprimere.
Identità luterana e storia civile
Il primo maggio cade nel pieno dei lavori sinodali. Per Talenti, non è un caso su cui sorvolare. «La presenza del luteranesimo in Italia, all’epoca della riforma cinquecentesca, è stata fortemente avversata». A partire dall’800, luterani di origine svizzera e tedesca hanno dato un contributo importante allo sviluppo economico e industriale italiano, tanto più prezioso quando si è manifestato non come enclave straniera ma come «espressione di uno spirito sovra-nazionale».
In un periodo di forte conflitto tra nazionalismo e apertura al mondo, i luterani possono rappresentare «una piccola, ma significativa testimonianza di questo spirito sovra-nazionale, di cui anche e particolarmente l’Italia ha bisogno».
Un Sinodo, quindi, nel giorno della Festa del lavoro e dei lavoratori, che è connotata proprio per la prospettiva sovranazionale che descrive, «è perciò un elemento di maggiore responsabilità che sentiamo e portiamo con rispetto e attenzione».
Accompagnare il cambiamento senza perdersi nel cambiamento
Sabato si eleggeranno il nuovo Decano o Decana e il Vice Decano o Vice Decana.
«Le figure di Decano e Vice Decano sono fondamentali per la CELI», sottolinea Tritz. «Rappresentano la guida spirituale e il volto della CELI sia verso l’interno che soprattutto verso l’esterno».
Accompagnare questo passaggio significa assicurare che il dibattito e l’elezione siano degni del compito, e che anche i toni più serrati del confronto testimonino comunque la reciprocità del rispetto cui un Sinodo non può rinunciare.
Dopo quattro anni dall’elezione del Pastore Carsten Gerdes e sette dall’elezione della Pastora Kirsten Thiele, il Sinodo luterano sarà quindi chiamato ad eleggere la nuova leadership della Chiesa a partire dal bilancio di questi anni.

Non farsi paralizzare dalla paura
Quale segno dovrebbe lasciare questo Sinodo? «Un messaggio di conforto e di sostegno», risponde Tritz. «Nonostante le difficoltà economiche, le decisioni prese non siano guidate da paura, ma dalla fiducia nel Signore».
Gestire la CELI in maniera responsabile, senza farsi paralizzare dai problemi, significa per la Presidenza del Sinodo innanzitutto prendersene cura: rispondendo alle domande del tempo presente resistendo alla tentazione della semplificazione, senza tagliare dove adesso sembra più facile magari senza aver valutato bene le conseguenze.
Sul futuro della presenza luterana in Italia, entrambi concordano: la CELI non è più quella del 1949. Sta cambiando, adattandosi alla realtà di oggi.
Questo cambiamento, tuttavia, per Talenti e Tritz non deve seguire le mode del momento.
«Mantenere una linea – concordano – dando testimonianza della nostra fede e del nostro modo di viverla per rimanere riconoscibili».
Dare un contributo, una risposta alle domande del momento, senza nasconderci e senza nascondere le nostre convinzioni.