
Le riserve di Dio: dal sinodo protestante francese una teologia per i tempi difficili
Le riserve di Dio: dal sinodo protestante francese a Montbéliard una teologia per i tempi difficili fatta di fede, speranza e futuro.
Montbéliard, dove tutto è cominciato
A Montbéliard, città dove la Riforma fu annunciata già nel 1522, si è tenuto quest’anno il Sinodo nazionale dell’Église Protestante Unie de France — la chiesa che nel 2012 ha unito la tradizione luterana e quella riformata francese in un unico corpo ecclesiale.
Il tempio di Saint-Martin, il più antico di Francia ancora in attività, appena restaurato, è già un messaggio: si vive tra ieri e domani, tra tradizione e speranza, tra difficoltà e progetto.
Christian Baccuet, presidente del Consiglio nazionale, ha aperto i lavori con un discorso che ruota interamente attorno a una parola sola: riserve (nel senso di scorte, ndr). Le riserve di dio, appunto.
Una parola che ha sentito ripetere spesso nell’ultimo anno, quasi sempre con tono preoccupato.

Riserve che si esauriscono — e riserve che fanno paura
Le riserve materiali, prima di tutto: contribuzioni in calo, pastori in diminuzione, fedeli che invecchiano.
«Non è un crollo», dice Baccuet, «è un’erosione che riguarda tutte le chiese in Europa».
Il rischio, avverte, non è tanto il declino in sé quanto il racconto che ne facciamo. «La parola è performativa. A forza di ripetere la storia di una fine programmata, si finisce per crederci».
C’è poi un secondo tipo di riserva, più sottile: quella del ritiro volontario, dell’auto-esclusione.
La chiesa che si comporta come il deposito di un museo — custode di oggetti preziosi ma lontana dagli sguardi.
«Diciamo “vieni e vedi”, ma sembra ci sia un cartello sulla porta: ingresso riservato».
La giusta distanza: né assenti né assorbiti
Come stare nel mondo, allora? Baccuet propone un terzo senso della parola: essere sulla riserva, non nella riserva.
Una distanza giusta — non immobilismo, non abbandono, ma quella qualità della tradizione luterana e riformata che consiste nel non lasciarsi assorbire completamente dai ritmi e dalle urgenze del mondo.
La chiesa non è un gruppo d’opinione che dice come votare: è una «riserva di senso» attinta dalla Scrittura, capace di aprire fessure nella realtà saturata e far circolare spirito.
La sorgente che non si esaurisce
Quest’ultima riflessione arriva dall’arte: in un dipinto, la réserve è lo spazio lasciato senza colore, aperto, disponibile.
«Dobbiamo fare attenzione al troppo pieno. La priorità è centrarci sull’essenziale. Lasciare spazio».
E qui arriva la buona notizia, che è anche la conclusione del discorso: «La nostra chiesa ha riserve. Grandi riserve, inesauribili».
Non finanziarie — quelle si esauriscono. Quelle della Parola di Dio, dello Spirito, della speranza. Con Moltmann: «Siamo la speranza di Dio per la sua terra e per il suo creato».
E con un gioco di parole che è anche una preghiera: aggiungendo una lettera a riserva (in francese), si ottiene preserva. «Dio ci preservi — un’affermazione e una preghiera».
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© Simon Daval – Périples & Cie