
Europa tra resistenza e responsabilità al villaggio della tolleranza
Dal 17 maggio in Austria, agli European Tolerance Talks 2026 l’Europa stretta tra resistenza, responsabilità e derive autoritarie nel mondo.
Un luogo non casuale
Fresach non è una sede scelta per caso. Nel 1781, l’Editto di tolleranza dell’imperatore Giuseppe II permise ai protestanti carinziani di riunirsi in congregazione dopo decenni di clandestinità.
Fresach fu uno dei tredici luoghi in cui ciò accadde. Ed è proprio lì, ogni anno prima di Pentecoste, si tiene uno degli appuntamenti più importanti del dibattito europeo su democrazia, convivenza e libertà di coscienza.
Quest’anno il titolo è “Resistenza e responsabilità” — Widerstand und Verantwortung — e il programma, presentato il 19 marzo a Klagenfurt, non lascia dubbi sulla posta in gioco.

La domanda al centro
Come si configura la resistenza in un tempo di estremismi che avanzano da entrambe le sponde — Est e Ovest — e di leaders che coltivano fantasie di onnipotenza? Fino a dove può spingersi? E quali forme deve prendere per restare responsabile, cioè umana?
Hannes Swoboda, presidente del Consiglio di Amministrazione dell’associazione che organizza i Dialoghi, ha posto la questione con chiarezza durante la presentazione: “Anche nella resistenza, dobbiamo pensare al quadro generale e dimostrare responsabilità. Anche nella resistenza, bisogna agire da esseri umani e riconoscere l’umanità nel nemico“.
Si tratta quindi di una posizione esigente — forse la più difficile da tenere quando tutto intorno spinge verso la semplificazione.
La storica e scrittrice Irmgard Bohunovsky, 87 anni, ha ricordato nel suo intervento che la resistenza è storicamente terreno femminile — non per vocazione, ma per necessità.
Da Lisistrata, che nell’Atene di Aristofane occupò l’Acropoli per fermare una guerra, a Leymah Gbowee, che nel 2003 mise fine alla guerra civile liberiana con gli stessi strumenti e ricevette il Nobel per la pace nel 2011.
“La resistenza ha meno a che fare con l’eroismo che con la ragione“, ha detto Bohunovsky. “Ma la ragione, troppo spesso, ha una voce fioca“.
Una nuova presidenza protestante
All’assemblea generale di Denk.Raum.Fresach, immediatamente prima della conferenza stampa, è stata eletta la nuova presidente dell’associazione: Andrea Mattioli, 56 anni, Sovrintendente sovrintendente della Chiesa Evangelica di Confessione Augustana della Carinzia-Tirolo Orientale dal dicembre 2025.
Succede a Manfred Sauer, che ha guidato l’organizzazione per dodici anni.
Mattioli ha studiato teologia a Tubinga, Monaco e Roma. È arrivata in Carinzia come cappellana estiva; dal 2019 è pastore nella comunità di Zlan-Ferndorf. Il suo obiettivo dichiarato per la Chiesa di Confessione Augustana in Carinzia è coltivare e ampliare il partenariato per la vita religiosa, sociale e culturale della regione.
Alla guida di Denk.Raum.Fresach intende mantenere l’orientamento tematico dei Dialoghi introducendo nuovi elementi per rafforzarne il profilo.
Fresach, villaggio di montagna carinziano, torna così al centro di un’Europa che cerca, nelle parole e nel confronto, gli strumenti per non arrendersi.