
La democrazia non è un servizio a domicilio
La democrazia non è un servizio a domicilio: le chiese tedesche di fronte alle elezioni e alla crescente polarizzazione. Una riflessione che interessa anche noi, in Italia.
Parole chiare
«La democrazia è una faccenda a cui si partecipa, non un servizio a domicilio».
Lo ha detto la vescova luterana Kristina Kühnbaum-Schmidt, alla guida della Nordkirche, in vista delle elezioni regionali del 20 settembre in Meclemburgo-Pomerania anteriore, dove i sondaggi danno un testa a testa fra SPD e AfD.
Il risultato della Sassonia-Anhalt, di cui abbiamo scritto su questo sito, ha suscitato una preoccupazione profonda: quando forze di estrema destra diventano il primo partito, dice Kühnbaum-Schmidt, è «un segnale d’allarme spirituale e sociale».
Ma il suo giudizio sul proprio Land è un altro: «La mia esperienza è che la coesione nel nostro Stato regionale regge, anche se a volte arriva in punta di piedi».
Nessuna spaccatura?
Ci sono buone notizie, nonostante gli allarmi di questi mesi.
Una nuova analisi dell’istituto evangelico midi, intitolata Ciò che ci divide. Ciò che ci fa parlare, sostiene che la società tedesca non si divide in due metà — né lungo la linea destra-sinistra, né lungo quella pro o contro la democrazia.
Lo studio ha individuato invece quattro atteggiamenti di fondo, di dimensioni all’incirca uguali. La faglia più profonda non passa dove ci aspetteremmo. Passa sulla libertà di parola.
Tra coloro che lo studio chiama i «delusi inascoltati», il 79,5 per cento ritiene che in Germania non si possa più esprimere la propria opinione senza sanzioni o pressione sociale.
Tra i «critici progressisti della giustizia», la stessa affermazione raccoglie il 15,1 per cento.
Due mondi che, sulla stessa domanda, vivono in paesi diversi.
Dove comincia una conversazione
«Chi teme già prima di un colloquio di non poter dire apertamente la propria posizione, difficilmente percepirà come sincera un’offerta di dialogo», osserva Daniel Hörsch, che ha diretto lo studio.
E precisa che «una conversazione costruttiva non comincia con un consenso, ma con la fiducia di poter finire la frase ed essere presi sul serio».
Da questa constatazione nascono i Verständigungsorte — luoghi di comprensione reciproca — promossi da Diaconia e chiesa: spazi con regole chiare e una moderazione neutrale, dove il conflitto non è un tabù.
Le cose concrete
Il presidente della Diaconia tedesca, Rüdiger Schuch, lega tutto questo a questioni concrete: «Quando le persone in campagna aspettano mesi per una visita medica, i treni non sono affidabili, gli affitti e i costi dell’energia fanno saltare il bilancio familiare, il governo federale deve prenderli sul serio».
La vescova luterana Marianne Gorka, responsabile della regione di Lüneburg, aggiunge un’osservazione sul clima: dalla pandemia in poi, i nervi saltano più in fretta.
Per questo, dice, conta che le persone non si sentano solo in balìa degli eventi. Semmai è fondamentale innanzitutto per le Chiese riportare le persone al centro della nostra attenzione: «posso contribuire. Nel mio piccolo ambito sono importante».
Si comincia presto
Nella stessa settimana, il portale letterario evangelico tedesco ha pubblicato una selezione di libri per bambini sulla democrazia.
Uno racconta di quattro bambini che comandano al parco giochi e di tutti gli altri che, pur essendo di più, si lasciano intimidire — finché non scoprono che basta un «no» pronunciato insieme.
Altrove, in un altro testo, viene spiegato perché in Germania non c’è un re. Rispondendo alla domanda se la democrazia sia garantita per sempre: resta in piedi solo se qualcuno se ne occupa.
Il titolo scelto per la rubrica è una frase attribuita spesso a Goethe senza essere di Goethe: chi dorme in democrazia si sveglia in dittatura.
Un buon promemoria nonostante l’autore, o l’autrice siano incerti.
Perché le domande che animano, e inquietano le nostre società non rimangono fuori dall’uscio delle Chiese.
Spesso quelle domande, accompagnandoci ogni giorno, entrano nella nostra vita e nelle riflessioni che informano il nostro essere credenti in Cristo.
Eluderle o, peggio, ridurle e minimizzarle produce conseguenze: non soltanto esterne alla Chiesa.