
Cinquecento anni dall’Elogio della nuova scuola: l’anniversario dimenticato
Il 23 maggio 1526 Melantone inaugurò la scuola di Norimberga: 500 anni dopo il suo messaggio è ancora attuale.
Una ricorrenza da ricordare
Ogni anno è ricco di anniversari della Riforma — ma uno tra i più significativi rischia di passare quasi inosservato.
Il 23 maggio 1526, cinquecento anni fa, Filippo Melantone salì su un pulpito nell’ex monastero di Sant’Egidio a Norimberga e tenne uno dei discorsi più belli e più profondi dell’umanesimo protestante: In laudem novae scholae, l’Elogio della nuova scuola.
Non una celebrazione formale. Ma una dichiarazione di fede — nel sapere, nell’istruzione, nella possibilità di costruire una società più giusta attraverso la formazione dei suoi cittadini.
La scuola inaugurata quel giorno nasceva da un impulso preciso: due anni prima, nel 1524, Lutero aveva scritto il suo appello ai consiglieri di tutte le città della Germania perché istituissero e mantenessero scuole cristiane.
A Norimberga quell’appello aveva trovato terreno fertile. Il consiglio della città aveva deciso di fondare un’istituzione capace di colmare il vuoto tra le scuole elementari latine e l’università — e aveva chiamato Melantone per disegnarla.
Non c’è nulla di più necessario delle scienze
La tesi centrale del discorso è di una radicalità che ancora oggi sorprende.
«Nessuna arte, nessun mestiere, nemmeno i frutti della terra né il sole stesso», disse Melantone, «sono necessari quanto la conoscenza delle scienze e delle lettere».
Senza sapere, senza leggi, senza cultura, l’umanità tornerebbe a vagare «come bestie selvagge».
Non è una metafora retorica: è una convinzione teologica e antropologica. L’essere umano non è tale per la sua nascita, ma per la sua formazione. L’educazione non è ornamento della vita civile — ne è la condizione.
Il suo sguardo sul presente era severo: i principi ignorano il valore delle lettere, i vescovi fanno guerra invece di sostenere le scuole, i predicatori stolti allontanano i giovani dallo studio. E tuttavia Norimberga sceglie di aprire una scuola. Per Melantone, questo era già, di per sé, un atto di saggezza quasi divina.
Educazione argine ai mali del mondo
In uno dei passaggi più memorabili, Melantone respinge l’idea che una città si difenda con le mura di pietra o con le armi.
Gli spartani, ricordò, dicevano che le mura dovevano essere di ferro. Lui andò oltre: «Io ritengo che una città non si difenda tanto con le armi quanto con la saggezza, la moderazione e la pietà».
Le vere mura di una città sono i suoi cittadini istruiti.
Cinquecento anni dopo, questa frase suona come un programma politico. In un’Europa dove il dibattito sul riarmo ha preso il sopravvento su quello sull’istruzione, dove i tagli all’università precedono quelli alla difesa, il discorso di Melantone chiede di essere riletto con attenzione.
Firenze e la memoria che salva
Melantone citò Firenze come esempio luminoso: quella città aveva accolto i dotti greci fuggiti dalla caduta di Costantinopoli, aveva salvato lingua e letteratura greca dall’oblio, aveva preservato i testi del Nuovo Testamento.
Senza Firenze, disse, non avremmo nemmeno capito i titoli dei libri della Sacra Scrittura.
L’educazione non salva solo la cultura: salva la fede stessa. Ogni volta che una biblioteca chiude, ogni volta che un insegnante non viene pagato, ogni volta che un bambino non ha accesso all’istruzione, si ripete lo stesso rischio che Melantone descriveva: il naufragio della civiltà.
Un anniversario per oggi
La tradizione luterana è stata sin dall’inizio una tradizione educativa.
Non per caso: Lutero e Melantone sapevano che la Riforma non avrebbe avuto futuro senza scuole. L’apertura delle Scritture a tutti richiedeva che tutti sapessero leggerle.
La libertà cristiana richiedeva cittadini capaci di capire e di pensare.
Quell’intuizione, maturata cinquecento anni fa in un ex monastero di Norimberga, non ha perso nulla della sua urgenza. Pace e giustizia non si costruiscono senza istruzione. E la chiesa che si preoccupa del mondo non può non preoccuparsi anche di questo.