
Chiese Luterane: i femminicidi in Africa sono “Un disastro nazionale”
La dichiarazione del governo sudafricano è arrivata dopo una mobilitazione senza precedenti: il femminicidio e la violenza di genere sono stati riconosciuti come un “disastro nazionale”. Ma la forza di questa presa di posizione nasce dal basso, dal corpo vivo delle comunità. Tra le voci che hanno animato la protesta del 21 novembre, in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, c’erano anche le Chiese luterane della regione riunite nella Communion of Lutheran Churches in Southern Africa (LUCSA).
Una mobilitazione rilevante
Migliaia di donne e uomini sono scesi in strada nelle città del Sudafrica per richiedere giustizia, responsabilità e protezione per tutte le donne e le ragazze.
In un Paese in cui, secondo i dati del Servizio di Polizia Sudafricano, circa quindici donne vengono uccise ogni giorno – cinque volte la media globale – la mobilitazione non è stata solo un gesto simbolico, ma un grido urgente che interpella la società e la fede.
La testimonianza che diventa servizio
Tra le figure che hanno guidato questo cammino c’è la Rev. Lilana Kasper, prima donna segretaria esecutiva della LUCSA.

La sua autorevolezza nasce anche dalla sua storia personale: è una sopravvissuta alla violenza di genere. Proprio da quella ferita ha tratto la forza per costruire percorsi di consapevolezza e accompagnamento all’interno delle Chiese.
Per Kasper, il punto di partenza è guardare senza illusioni la realtà: “Siamo una società molto violenta”, afferma. La sua convinzione è che le Chiese abbiano il compito di offrire alternative credibili alla cultura della brutalità: spazi di cura, parole che aprono possibilità, reti di protezione per chi non sa come nominare ciò che subisce.
Molte persone coinvolte in relazioni violente non percepiscono nemmeno che ciò che vivono è un crimine. “Non sanno come chiamarla, non sanno a chi rivolgersi”, spiega Kasper. La sua prima esperienza nella task force creata dalla Chiesa Evangelica Luterana in Africa Meridionale (ELCSA) ha portato, quindici anni fa, alla nascita dell’iniziativa Lutheran Action against Gender-Based Violence, che oggi sostiene decine di percorsi di uscita dalla violenza.
Dare un nome al trauma, ritrovare la voce
Kasper ricorda con lucidità i quattro anni di violenza vissuti più di vent’anni fa: le botte, la paura, il tentativo quotidiano di sopravvivere senza dirlo a nessuno. Nel seminario non trovò lo spazio per raccontarsi, bloccata dalla vergogna e dall’isolamento. Solo più tardi, all’Università di Pietermaritzburg, incontrò un gruppo di seminaristi cattolici che le offrì ciò che mancava: un luogo sicuro e un ascolto non giudicante.
Da quell’esperienza è nato un impegno che oggi riguarda l’intera regione: la creazione di un kit di strumenti per l’accompagnamento dei sopravvissuti al trauma, la formazione di operatori di primo soccorso, la presenza di referenti dedicati in ciascuna delle sette diocesi dell’ELCSA, e la formazione regionale promossa da LUCSA. È un lavoro che affonda le radici nella teologia della dignità umana, nella convinzione che la cura dei vulnerabili non sia un’opzione ma un mandato evangelico.
Una protesta, uno spartiacque
Il 21 novembre, Kasper ha marciato insieme a molti membri della LUCSA. Hanno scelto anche la forma di un “sit-in silenzioso”, a testimoniare il dolore delle vittime, dei sopravvissuti, delle famiglie e delle comunità segnate dalla violenza.
L’iniziativa, coordinata dall’organizzazione Women for Change, è stata percepita come un momento decisivo del dibattito pubblico.
Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, poco prima del vertice del G20 a Johannesburg, ha riconosciuto ufficialmente l’urgenza della situazione, dichiarando il femminicidio un disastro nazionale.
La Chiesa Luterana ha accolto questa dichiarazione come un passo importante, ma non sufficiente: la credibilità passa attraverso l’azione concreta, le risorse, il cambiamento delle strutture che permettono alla violenza di proliferare.

Una testimonianza per la Chiesa globale
La storia di Kasper e l’impegno della LUCSA toccano anche le Chiese luterane nel mondo, ricordando che la violenza di genere non è una questione locale ma una sfida globale.
Le Chiese sono chiamate a incarnare un modello di relazioni che smentisce ogni logica di dominio e possesso.
Nella tradizione luterana, la libertà cristiana è inseparabile dalla responsabilità verso il prossimo: una libertà che libera, non che schiaccia.
La lotta contro la violenza di genere è, in questo senso, un terreno in cui la fede si fa prassi, una testimonianza che parla di cura, giustizia e riconciliazione. La credibilità delle Chiese passa anche dalla capacità di riconoscere le ferite e di accompagnare percorsi di guarigione.