
Lutero, Brot für die Welt e l’allarme globale sulle libertà
La società civile è il fondamento della democrazia: l’allarme dell’Atlas 2026 di Brot für die Welt riguarda anche l’Italia.
Un nome che viene da lontano
«La società civile non è un lusso. È il fondamento di ogni democrazia funzionante». Sono le parole di Dagmar Pruin, presidente di Brot für die Welt (lett. pane per il mondo), durante la presentazione presentando a Berlino, il 18 maggio scorso, dell’Atlante della Società Civile 2026 (Atlas der Zivilgesellschaft 2026).
Brot für die Welt è un’organizzazione il cui nome viene da lontano: dal Padre Nostro spiegato da Martin Lutero.
«Il pane quotidiano», scrisse il riformatore, va inteso in senso molto più ampio del solo pane: comprende abiti, casa, campi, salute, tempo buono, pace, amici, buon governo.
Brot für die Welt — pane per il mondo — nasce da quella visione: il pane di tutti è anche giustizia, libertà, dignità.
Numeri oltre i numeri
Solo il 3,4 per cento della popolazione mondiale vive in paesi dove libertà di opinione, di riunione e di associazione sono garantite.
Quasi il 73 per cento vive invece in stati dove lo spazio civico è soppresso o completamente chiuso.
«La grande maggioranza delle persone non può alzare la propria voce liberamente — o lo fa a rischio considerevole», ha detto Pruin. «Questo non è un fenomeno marginale. È globale. E si aggrava».
Anche l’Italia, anche la Germania
Il dato che colpisce di più, per chi legge dall’Italia, è questo: nel 2025 il CIVICUS Monitor ha declassato 15 paesi — un record negativo.
L’elenco completo: Argentina, Burundi, Germania, El Salvador, Francia, Georgia, Israele, Italia, Liberia, Madagascar, Oman, Svizzera, Serbia, Sudan e USA.
La Germania è scivolata dalla categoria «beeinträchtigt» (limitata) a «beschränkt» (ristretta), anche a causa del trattamento delle autorità nei confronti delle manifestazioni contro la guerra a Gaza.
Tre paesi soltanto hanno migliorato la propria posizione: Gabon, Mauritania e Senegal. Ma stiamo sempre parlando di una transizione dalla categoria della repressione a quella della libertà di opinione limitata.
La disinformazione come arma
Il tema centrale dell’Atlas 2026 è la disinformazione: strumento di potere e una delle maggiori minacce alla coesione democratica.
Non si parla di fake news né soltanto di falsificazione della realtà.
Più nel dettaglio il rapporto ha analizzato come cambia, a seconda delle situazioni e dei temi, il modo di raccontare le notizie.
Ad esempio le violenze perpetrate dalle forze governative, dagli eserciti, vengono spesso presentate con formule dubitative, mentre le azioni di contrasto agli abusi ed alle violenze della polizia o degli eserciti, sono raccontate come certe e definitive. Anche quando, e capita spesso, non lo sono né un tribunale ha dimostrato che lo siano.
Le organizzazioni civili vengono sistematicamente delegittimate, i loro attivisti criminalizzati, i finanziamenti prosciugati con la complicità dei Governi.
«Non si tratta solo di più restrizioni», ha detto Pruin, «ma di una nuova qualità degli attacchi». L’intelligenza artificiale amplifica il fenomeno — ma può anche essere parte della risposta: le stesse organizzazioni sotto pressione usano l’IA per smascherare reti di bot e contenuti manipolati.
L’importanza della conoscenza
Di fronte a tutto questo, i gruppi della società civile resistono — spesso a rischio personale.
Documentano violazioni, svelano campagne di disinformazione, costruiscono spazi di confronto e solidarietà.
La tradizione luterana conosce questo terreno: il pane di tutti, per Lutero, include il buon governo e la pace. Difendere la libertà civile non è politica di parte. È pane quotidiano.