
Ad Augusta, il vincolo della pace
Il vincolo della pace è il tema dell’incontro europeo delle chiese luterane ad Augusta, dal 6 al 9 ottobre.
Una scelta non casuale
Si chiude oggi ad Augusta l’incontro che dal 6 ottobre ha riunito i responsabili delle chiese membro della Federazione Luterana Mondiale (LWF) di tre regioni europee: Nordica, Europa centro-orientale, Europa centro-occidentale.
Il tema scelto è tratto dalla Lettera agli Efesini: «Sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito nel vincolo della pace» (Ef 4,3).
I luoghi dell’incontro
Il culto di apertura si è tenuto nella chiesa di Sant’Anna, e anche questo non è un dettaglio di cornice.
Lì Martin Lutero alloggiò nel 1518, quando fu convocato ad Augusta per rispondere davanti al cardinale Caetano. E lì, nel 1999, i responsabili luterani e cattolici firmarono la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione.
Alla celebrazione hanno partecipato i responsabili ecumenici locali.
Il 2030, e cosa ci sarà davvero
All’inizio della settimana abbiamo scritto dell’udienza dei vertici della Federazione da Leone XIV, e della proposta di commemorare insieme ad Augusta, il 25 giugno 2030, i cinquecento anni della Confessione augustana.
Qui si aggiunge un elemento in più: nel giugno 2030, ad Augusta, si terrà l’Assemblea della Federazione Luterana Mondiale.
La quattordicesima. L’organo più importante della comunione, che si riunisce ogni sei o sette anni.
«Riunirci in questa città, così profondamente segnata dalla Riforma e nota per il suo durevole impegno per la pace, ci permette di esplorare l’eredità della Confessione di Augusta».
Queste le parole del segretario regionale della Federazione per l’Europa, pastore Ireneusz Lukas.
Un documento che «esponeva la fede dei riformatori cercando al tempo stesso di preservare l’unità della chiesa».
La Fuggerei
Il programma ha previsto visite in città, guidate dal Consiglio locale delle chiese cristiane, un’escursione ospitata dalla comunità mennonita, e una visita alla Fuggerei.
Quest’ultimo è il più antico complesso di edilizia sociale al mondo, fondato ad Augusta nel 1521 dal mercante Jakob Fugger.
Cinque secoli dopo ospita ancora persone che hanno bisogno di sostegno e di un posto sicuro dove stare.
Il canone annuale è rimasto quello originario: poco meno di un euro, più tre preghiere al giorno.
Che cosa si è discusso
Studi biblici, sessioni di narrazione, discussioni regionali, scambio di esperienze fra Paesi nordici, Europa orientale e occidentale.
Le sfide nominate da Lukas sono tre: tensioni politiche, guerra, crisi climatica.
«Speriamo – dice – che i partecipanti escano rafforzati nel loro impegno a essere operatori di pace e agenti di riconciliazione nelle proprie chiese e nelle proprie società».
Fra i presenti, insieme ai rappresentanti delle chiese europee, il vescovo Tamás Fabiny della Chiesa Evangelica Luterana in Ungheria e il pastore Jussi Luoma della Chiesa Evangelica Luterana di Finlandia.
Quello che si sono detti
L’incontro ha riunito oltre ottanta rappresentanti, tra i quali, per la CELI, il decano Dr. Johannes M. Ruschke, e la domanda di fondo era una sola: come promuovere unità e pace in un tempo in cui persone, chiese e comunità sono sempre più polarizzate e sempre meno disposte ad ascoltare un punto di vista diverso dal proprio.

Nel culto di apertura a Sant’Anna ha predicato il vescovo luterano Christian Kopp, della Chiesa Evangelica Luterana in Baviera, che ha esortato i presenti a «tenere saldo il vincolo della pace, rafforzandolo e rinnovandolo ogni singolo giorno».
Gli studi biblici sono stati invece guidati dalla vescova Paneeraq Siegstad Munk, della Chiesa di Groenlandia, e dal pastore Szabolcs Nagy, della Chiesa Evangelica Luterana in Ungheria.
Con un avvertimento preciso: non cedere alla tentazione di creare uniformità politica o religiosa, soffocando la diversità e riducendo al silenzio le voci delle minoranze.
Le questioni che dividono
I responsabili delle chiese hanno dato anche voci alle difficoltà che attraversano nei rispettivi contesti sociali e politici: il dibattito sulla sessualità umana, la violenza e la discriminazione contro le donne, la testimonianza pubblica in un clima di crescente populismo di destra.
«La questione dell’unità è al centro di molte discussioni, specialmente nel contesto del matrimonio tra persone dello stesso sesso», ha osservato la vescova Ulrika Fritzson, della Chiesa di Svezia.
Proprio in Svezia, nelle scorse ore 126 pastori e pastore si sono opposti alla possibilità, chiesta da una mozione presentata nei giorni scorsi al Consilio ecclesiastico di rendere obbligatorio per tutti i sacerdoti celebrare matrimoni tra persone dello stesso sesso.
«Le persone chiedono: c’è spazio per opinioni diverse nella chiesa? Saremo inclusi? Chi definisce l’unità, e chi sta ai margini?», riflette Ulrika Fritzson.
Per Pavel Pokorný, pastore della Chiesa Evangelica dei Fratelli Boemi, il lavoro fatto nella propria chiesa vuol affermare un principio: «L’unità della chiesa si fonda sul battesimo, non su opinioni condivise». Linee guida per una comunicazione rispettosa, incontri con i consigli di anziani, visite alle comunità, un sito dedicato alla discussione dei temi divisivi. «L’autorità che ci tiene insieme non si trova da una parte o dall’altra, ma al di sopra di tutti noi».
Mentre il sovrintendente Olivier Dantine, della Chiesa Evangelica di Confessione Augustana in Austria, ha parlato della necessità che le chiese alzino la voce e insegnino valori alternativi alla retorica populista e all’erosione dei diritti delle minoranze in Europa.
Nei gruppi di lavoro è emersa una preoccupazione ricorrente: bambini e ragazzi sempre più coinvolti nei conflitti e in ansia per l’emergenza climatica.
La Confessione, il nostro DNA
Tre esperti hanno poi illustrato la Confessione di Augusta e la Dichiarazione congiunta sulla giustificazione.
Da lì è partita la domanda che ha attraversato l’ultima parte dei lavori: che cosa significa confessare, oggi, in un contesto ecumenico? E come si rende un documento del Cinquecento accessibile e interessante per chi vive adesso?
Cinque partecipanti di generazioni diverse hanno raccontato come la Confessione di Augusta incida ancora sulle proprie vite e sulle proprie chiese.
Fra loro Nora Antonsen, responsabile giovanile della Chiesa di Norvegia: «Avvicinandoci al 2030, vorrei avere una versione [della Confessione, ndr] che i nostri giovani possano leggere e capire».

Nell’ultima giornata è stato infine presentato il quadro di responsabilità reciproca della Federazione, che punta a riconoscere congiuntamente la Confessione di Augusta come uno dei principali documenti dottrinali che legano le chiese dentro la comunione mondiale.
«Questo documento è nel nostro DNA», ha detto un partecipante. La sfida dei prossimi anni è riscoprirne la rilevanza — in Europa e oltre.

Una città di pace
Augusta ha un titolo che poche città possiedono: dal 1650 celebra ogni 8 agosto la Festa della pace, giorno festivo riconosciuto solo lì, in memoria della fine delle persecuzioni contro i protestanti.
È la stessa città in cui, nel 1530, un documento pensato per evitare la rottura finì per diventare il testo fondativo della confessione luterana.
Quattro anni e mezzo separano da giugno 2030, quando le chiese luterane del mondo torneranno qui per rileggerlo.