
Venezuela, otto milioni di volti dietro la crisi
Otto milioni di persone in Venezuela affrontano fame e insicurezza: l’impegno luterano chiede sostegno umanitario e giustizia duratura oggi.
La crisi umanitaria ci interpella
Le immagini dei bombardamenti statunitensi, del sequestro di Nicolás Maduro e delle tensioni diplomatiche hanno riportato il Venezuela al centro dell’attenzione mondiale.
Ma mentre i riflettori si concentrano sulle mosse dei governi, nella vita quotidiana di milioni di persone su continua a fare i conti con povertà, fame e solitudine.
La Federazione Luterana Mondiale (LWF) ricorda che, dietro ogni titolo di giornale, restano volti e storie concrete: circa 8 milioni di persone nel Paese hanno ancora bisogno di assistenza umanitaria.
È su questa realtà che la prospettiva luterana insiste: la dignità delle persone viene prima delle logiche di potere.
Oltre la logica dello scontro: sovranità, diritto internazionale, dignità
La Federazione ha espresso “profonda preoccupazione” dopo l’operazione militare del 3 gennaio, richiamando tre punti che toccano da vicino la tradizione luterana di responsabilità pubblica:
- Il rispetto della sovranità e dell’integrità nazionale: un principio che non è un dettaglio tecnico, ma una tutela minima contro l’arbitrio dei più forti.
- La centralità del diritto internazionale: le regole comuni non sono né devono essere sminuiti come un ostacolo alla pace; sono semmai gli ultimi argini contro la prevaricazione ed il disprezzo del diritto.
- La solidarietà con le Comunità locali, in particolare con la Chiesa Evangelica Luterana in Venezuela (IELV), che vive questa crisi dall’interno, non come spettatrice.
In una prospettiva luterana, la critica non è politica ma teologica.
Ogni volta che il conflitto viene raccontato solo come partita di potere tra Stati, con necessità legate ad interessi economici, le persone concrete – i poveri, i bambini, chi migra, chi resta – spariscono dal quadro.
È esattamente il contrario del Vangelo, che rimette al centro gli ultimi.
8 milioni di persone in bisogno
Le analisi umanitarie parlano di 8 milioni di persone che necessitano di aiuto.
Nel linguaggio freddo delle statistiche, questo significa almeno tre cose:
- Bambini che si ammalano per mancanza di acqua potabile e servizi sanitari adeguati.
- Famiglie che vivono in alloggi precari, esposte a violenza, insicurezza, catastrofi ambientali.
- Persone che faticano a garantire un pasto al giorno, in un contesto di inflazione, salari insufficienti e crollo dei servizi pubblici.
Qui entra in gioco l’impegno concreto dei luterani, che dal 2019 sono presenti in Venezuela attraverso il Servizio Mondiale, in stretta collaborazione con la Chiesa luterana locale e altre realtà religiose e comunitarie.
Solo nel 2024 sono state raggiunte oltre 60.000 persone, con il sostegno a più di 100 scuole, centri sanitari e spazi comunitari.
Non si tratta di “progetti” astratti, ma di acqua potabile, cure mediche di base, supporto psicosociale, protezione dei più vulnerabili, percorsi educativi e formazione alla gestione del rischio in un Paese segnato anche dal cambiamento climatico.
Protezione, resilienza, pace
La risposta luterana in Venezuela ruota attorno a tre parole che ricorrono spesso nell’impegno della Federazione.
- Protezione.
Programmi mirati creano spazi sicuri per donne, ragazze, bambini e adolescenti, spesso esposti a violenza, abusi, sfruttamento. La Federazione partecipa ai principali meccanismi di coordinamento umanitario nel Paese, in particolare nei cluster di salute, acqua e servizi igienico-sanitari, protezione, genere e infanzia. La protezione è un diritto violato che va ricostruito pazientemente. - Resilienza comunitaria.
Non basta distribuire aiuti: occorre rafforzare le comunità perché non crollino alla prima scossa successiva. Per questo, accanto al sostegno immediato, vengono riorganizzati centri sanitari, scuole, spazi comunitari, con percorsi di educazione ambientale e gestione del rischio, soprattutto negli stati di Carabobo, Sucre e Delta Amacuro. Sono in preparazione interventi anche a Bolívar e Zulia, dove le carenze restano drammatiche. - Costruzione di pace.
In un contesto segnato da polarizzazione politica, tensioni interne e ingerenze esterne, la Federazione vede la costruzione di pace non come un sogno da rinviare, ma come base di ogni ricostruzione duratura. Questo significa ridurre i rischi di violenza, favorire la coesione sociale, sostenere processi comunitari che tengano insieme memoria, giustizia e riconciliazione.
Una sfida diretta alla coscienza delle Chiese
Il Venezuela non è perciò solo “un altro dossier” tra tanti, ma un banco di prova della credibilità delle Chiese.
L’impegno luterano – ad ogni livello – prova a dare una risposta non solo a parole, ma con scelte di presenza, di condivisione e di advocacy. In un momento in cui gli aiuti internazionali tendono a calare, l’insicurezza si diffonde la richiesta è esplicita: non tagliare il sostegno proprio ora, quando la crisi resta acuta e il rischio è che, spenti i riflettori sui raid, si spengano anche i canali di solidarietà.
Una chiamata alla responsabilità condivisa
Quanto accaduto in Venezuela mostra una fragilità più globale del mondo così come lo abbiamo finora pensato e percepito.
La crisi innescata il 3 gennaio si estende e interroga le società sugli equilibri geopolitici che ci riguardano.
Mentre il mondo discute della spettacolarità delle operazioni militari, cambi di leadership, dimentica di preoccuparsi sul tipo di futuro che si sta costruendo a partire dal presente.
E ciò vale tanto per i milioni di venezuelani e venezuelane che continuano a fare la fila per l’acqua, a mandare i figli a scuola quando è possibile, a resistere in un quotidiano che non fa notizia, quanto per noi tutti e tutte.