
Stiamo bene, ma fino a che punto?
Dopo il ciclone Harry in Sicilia, gratitudine, responsabilità e cura del creato interrogano la nostra fede e solidarietà concreta.
Una riflessione pastorale
Negli ultimi giorni la Sicilia è stata duramente colpita dal ciclone Harry.
Vento, pioggia, allagamenti, frane: sono stati momenti di paura e di grande incertezza, in cui la forza della natura ci ha ricordato quanto sia fragile tutto ciò che di solito diamo per scontato.

Una Comunità grata e attenta
Come comunità possiamo dire con gratitudine che i nostri membri stanno bene e non hanno subito danni gravi.
È un dono, e va riconosciuto come tale davanti a Dio. Ma proprio per questo nasce una domanda scomoda e necessaria: stiamo bene, ma fino a che punto?
Possiamo davvero dirlo sapendo che, non lontano da noi, ci sono persone che hanno perso tutto?
Case distrutte, vite sconvolte, sogni interrotti. Il loro dolore non può essere solo “una notizia”: raggiunge la nostra coscienza di credenti.

La reciprocità della cura
La cura dell’altro, in questo quadro, non è un optional spirituale.
Non significa soltanto offrire un aiuto materiale, ma anche ascoltare chi è nel panico, condividere la fatica di chi non sa da dove ricominciare, farsi prossimi a chi si sente solo.
La fede cristiana, nella prospettiva luterana, non è mai un rifugio individuale: è una chiamata a riconoscerci responsabili gli uni degli altri. Nessuno si salva da solo, neppure quando “se la cava” meglio degli altri.

Un promemoria duro
Questo evento è anche un promemoria duro ma chiaro sul nostro rapporto con il creato di Dio.
La terra ci è stata affidata, non consegnata perché la spremiamo senza misura. Cementificazione, incuria del territorio, cambiamento climatico non sono temi astratti: diventano fango, acqua che entra nelle case, vite spezzate. L’assenza di cura per l’ambiente va quasi sempre a braccetto con l’assenza di cura per le persone più fragili.
Per questo, proteggere il creato e prendersi cura del prossimo non sono due impegni separati: sono due facce della stessa responsabilità davanti a Dio.
La domanda non è solo “come usciamo da questa emergenza?”, ma “che cosa impariamo e che cosa cambiamo nel nostro modo di vivere, costruire, amministrare, credere?”.

Che questo tempo di prova diventi allora un’occasione per crescere nella solidarietà e nella consapevolezza. Se lasciamo che lo Spirito apra i nostri occhi, potremo dire con più verità di “stare bene” solo quando il bene sarà più condiviso, quando la cura per il creato e per chi soffre diventerà parte ordinaria della nostra vita di fede. Il resto, lo mettiamo nelle mani della Grazia del nostro Signore, che non abbandona la sua terra né le sue creature.
Heidi Lengler, Pastora luterana Comunità della Sicilia