
Quando è troppo è troppo
Digiuno per il clima: la campagna delle Chiese per uno stile di vita sobrio e giusto, in ascolto della fede, giustizia e cura del creato.
Il digiuno climatico lega fede, giustizia e creato
La campagna ecumenica in Germania “Digiuno per il clima 2026” invita le Chiese a vivere le sette settimane di Quaresima come un tempo di conversione concreta.
Un tempo cioè in cui la cura del creato, la giustizia e la spiritualità quotidiana si tengono insieme.
Con il tema «Basta!» (Genug!), l’iniziativa promossa da ventiquattro partner protestanti e cattolici tiene insieme il digiuno tradizionale alla crisi climatica.
E chiede a persone e comunità di interrogarsi su ciò che è davvero necessario per una “vita in abbondanza”, come promesso da Gesù nel Vangelo di Giovanni.
La vescova luterana Kristina Kühnbaum-Schmidt, commissaria per il creato della Chiesa evangelica in Germania, sottolinea che la protezione del clima non è una perdita, ma un guadagno: di giustizia, di qualità della vita, di futuro condiviso.

Rinuncia o cambiamento di prospettiva?
Digiunare in chiave climatica non significa semplicemente rinunciare a qualcosa, ma cambiare prospettiva.
È un invito a riconoscere che molto di ciò che consideriamo “normale” ha un costo nascosto per il pianeta e per tutte le persone, in particolare quelle più vulnerabili.
Perciò la gratitudine per i doni ricevuti può tradursi in stili di vita più sobri e più solidali.
Il motto «Basta!» non è un grido di chiusura, ma una frontiera.
Non indica solo un limite, ma una conversione dello sguardo: dalla corsa all’accumulo alla consapevolezza che tante cose sono già date in abbondanza.
Una benedizione per ogni persona
I testi biblici proposti dalla campagna – dai salmi alla parabola degli operai nella vigna, fino alla benedizione di Abramo – ricordano che la benedizione di Dio non coincide con il privilegio individuale.
La benedizione di Dio si incarna nel a responsabilità condivisa.
Essere benedetti significa anche essere chiamati a diventare benedizione per altri, soprattutto per chi oggi paga il prezzo più alto della crisi climatica.
Responsabili concretamente
Da una prospettiva evangelica, questo tocca il cuore della libertà cristiana: liberati dalla pretesa di salvarci da soli, siamo resi responsabili nella storia concreta, nelle scelte economiche, nelle abitudini di consumo e nella cura del creato.
Il digiuno climatico è quindi un esercizio di discernimento, di comprensione: che cosa nel nostro stile di vita è incompatibile con la custodia della terra? Dove il nostro “di più” significa, per altri, mancanza, insicurezza, migrazioni forzate? E come può la fede in Cristo aprire strade di sobrietà che non siano moralismo, ma segni di libertà?
Un impegno anche in Italia
Questa prospettiva parla anche alle nostre Chiese in Italia. Affinché sappiano vedere gli effetti della crisi climatica nei territori, tra ondate di caldo inusuale, alluvioni, siccità, precarietà sociale.
In questo contesto, il percorso proposto in Germania si intreccia, ad esempio, con il lavoro della Rete per l’Ambiente della CELI.
Un impegno impegno intergenerazionale di giovani, meno giovani, persone di ogni età in iniziative locali delle Comunità.
Il lavoro delle Chiese può misurare con onestà il nostro ruolo nelle trasformazioni del creato.
A partire dall’impronta ecologica che le Comunità si impegnano a valutare.
Ridurre sprechi e consumi superflui, ripensare la mobilità, sostenere reti di solidarietà e progetti di giustizia climatica nei territori, portare queste scelte davanti a Dio nella preghiera e nel culto.
La Quaresima, vissuta così, diventa un laboratorio di “sacerdozio universale”: non solo alcune figure specializzate, ma ogni battezzata e ogni battezzato è coinvolto nel prendersi cura della casa comune.
La vita di fede non si riduce quindi a uno spazio “spirituale” separato, ma tocca la spesa, l’energia, i viaggi, il modo in cui usiamo tempo e denaro, il nostro rapporto con gli altri esseri viventi.
Alla fine, il digiuno climatico non è un programma di rinunce ma un invito a riscoprire che “abbastanza” non significa rassegnarsi al meno, bensì liberarsi dal troppo per lasciare spazio a relazioni più giuste, a una maggiore solidarietà, a una cura più attenta del creato.
Verso la Pasqua, questa strada può diventare una preghiera concreta: che Dio benedica i piccoli cambiamenti quotidiani e li trasformi in segni di speranza per il mondo che condividiamo.