
L’AfD vuole “arruolare” le Chiese
In Sassonia-Anhalt l’AfD vuol arruolare le chiese libere contro quelle storiche. Il fine alimentare la polarizzazione ai danni della fede.
Fede tradita?
Nella corsa alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt, l’Alternative für Deutschland (AfD) ha aperto un fronte che unisce religione e politica in modo aggressivo.
Nella bozza del programma di governo il partito annuncia di voler “attaccare le chiese che riscuotono l’imposta ecclesiastica”.
L’accusa alle grandi Chiese storiche è di aver tradito la fede cristiana.
Al tempo stesso l’AfD loda invece “chiese libere, congregazioni battiste e chiese di vera ortodossia” come custodi della “vera fede” e del “cambiamento culturale” da loro auspicato.
La proposta è radicale: interrompere i finanziamenti statali alle chiese “senza ulteriori indennizzi”.
Nel mirino finiscono in particolare le Chiese regionali protestanti e la Diaconia, accusate di promuovere una “ideologia arcobaleno”.
Non solo: ma anche di sostenere politiche migratorie troppo accoglienti.
L’AfD attacca l’asilo ecclesiastico, arrivando a chiedere verifiche penali su chi lo pratica. Sulle Chiese e i pastori che lo praticano.
Perciò promette di “tagliare i finanziamenti” a quella che definisce “industria dell’asilo e dell’integrazione”.
Cooperazione, non antagonismo
Di fronte a questo tentativo di arruolamento, le principali federazioni nazionali delle chiese libere hanno preso nettamente le distanze.
La Federazione delle Chiese Evangeliche Libere ha ricordato il valore della cooperazione ecumenica con le Chiese storiche e ha respinto ogni uso divisivo del nome delle chiese libere.
Pastore e pastori metodisti e battisti hanno denunciato apertamente il fatto che l’AfD voglia usare il cristianesimo come piattaforma politica.
Sottolineando che molte delle posizioni politiche dell’AfD contraddicono l’insegnamento e l’esempio di Gesù, soprattutto rispetto al trattamento delle persone migranti e vulnerabili.
Tuttavia…
Sul piano locale, però, il quadro è più sfumato.
Alcuni leader di comunità battiste e pentecostali sono meno netti nei confronti dell’AfD.
Anzi, esprimono comprensione per la critica espressa dal partito alle cosiddette “chiese di Stato”.
Riemerge la critica alla secolarizzazione e alle Chiese storiche.
L’adattamento “al mondo”, abbandonando “il fondamento biblico” su temi come il matrimonio per tutti.
In queste voci affiora un disagio reale di parte dell’elettorato evangelicale conservatore, che percepisce le grandi Chiese come troppo allineate allo spirito del tempo e guarda con simpatia a chi promette di difendere “valori tradizionali” e identità nazionale.
Una strategia di divisione
È qui che la strategia diventa più sottile. L’AfD non si limita ad attaccare i finanziamenti pubblici alle chiese: cerca di riaccendere antiche contrapposizioni tra chiese “di Stato” e chiese libere, presentandosi come difensore delle seconde contro il presunto tradimento delle prime.
In questo modo, il partito prova a trasformare il malessere verso la secolarizzazione in polarizzazione politica, spingendo i credenti a schierarsi non tanto a partire dal Vangelo, quanto lungo una linea di divisione costruita ad arte: da una parte la “vera fede”, dall’altra le chiese “politicizzate”.
Le Chiese luterane non dimenticano
Da una prospettiva luterana, questo è un passaggio delicato.
La tradizione della Riforma conosce bene la tensione fra Chiesa e potere politico, e sa quanto sia pericoloso quando il Vangelo diventa bandiera di un progetto di potere.
Già nel 1522, di fronte agli iconoclasti di Wittenberg che volevano imporre la riforma a colpi di martello e forzare le coscienze, Martin Lutero reagiva con parole nette: la fede non si impone “con la forza e con il clamore”, ma si annuncia predicando, scrivendo, dialogando.
Dove si vuole ottenere qualcosa nella fede con la costrizione, diceva, il diavolo “se ne sta seduto all’inferno e ride di questi sciocchi”.
Applicato all’oggi, questo significa che nessun partito – né l’AfD né altri – può pretendersi garante della “vera fede” contro altri cristiani.
L’uso del linguaggio biblico per legittimare programmi identitari, escludenti e nazionalisti tradisce il cuore dell’evangelo della grazia.
Le chiese storiche e le chiese libere, pur con differenze reali e talvolta profonde, condividono una responsabilità comune: proteggere la libertà della coscienza cristiana da ogni strumentalizzazione politica e difendere la dignità di ogni persona, a partire dai più vulnerabili.
In questo senso vale un criterio di fondo: là dove la politica, di qualunque colore, cerca di usare il Vangelo per dividere, per alimentare paura e risentimento, per colpire chi chiede protezione, lì le chiese sono chiamate a non prestare loro il fianco.
Non in nome di un generico buonismo, ma perché credono che la fede nasca solo dall’ascolto libero della Parola e perché riconoscono, con Lutero, che Dio non ha bisogno di scudieri armati ma di testimoni liberi.
Il compito delle comunità cristiane, in Germania come in Italia, non è diventare claque religiosa di alcun progetto politico, ma annunciare Cristo e, proprio per questo, rimanere capaci di critica verso ogni potere che voglia arruolare la fede per sé.