
Pena di morte: non è uno spettacolo
Pena di morte: la chiesa luterana americana dice no alle esecuzioni come spettacolo. E l’Italia rilancia la moratoria ONU.
Un’esecuzione in diretta, poi il passo indietro
Il 3 dicembre, a Fort Hood, in Texas, l’esercito degli Stati Uniti fucilerà Nidal Hasan.
Un ex maggiore e psichiatra dell’esercito statunitense che, nel 2009 e nella stessa base, uccise tredici persone e ne ferì trentadue.
Sarebbe la prima esecuzione militare americana dal 1961. All’inizio di ottobre il segretario alla Difesa, Pete Hegseth, aveva annunciato che l’esecuzione sarebbe stata pubblica, e il Pentagono aveva confermato una trasmissione in streaming.
Il 15 ottobre, tuttavia, il presidente Donald Trump ha fatto marcia indietro: l’esecuzione non sarà trasmessa.
Il 30 settembre, il Tennessee aveva provato a giustiziare con un’iniezione letale Christa Pike, condannata per un omicidio commesso a diciotto anni.
Secondo i testimoni la donna è rimasta viva per oltre un’ora, poi è stata portata d’urgenza in ospedale. Il governatore ha sospeso tutte le esecuzioni previste per il resto dell’anno.
La voce della chiesa luterana americana
Il 16 ottobre il vescovo presidente della Chiesa evangelica luterana in America (ELCA), Yehiel Curry, si è detto sollevato per la rinuncia alla diretta: «Togliere deliberatamente la vita a un essere umano non dovrebbe mai diventare uno spettacolo pubblico».
Uno spettacolo del genere, scrive, riaprirebbe le ferite delle vittime e dei loro familiari e renderebbe la società più insensibile alla violenza.
Ma Curry va oltre la diretta. Ricorda che la sua chiesa si oppone alla pena di morte con un documento sociale approvato nel 1991.
La pena capitale, vi si legge, alimenta la spirale della violenza, chiude la strada al pentimento e alla riconciliazione, e non offre alle vittime né vera sicurezza né vera giustizia.
Il fondamento è la Seconda lettera ai Corinzi: a chi è in Cristo è affidato «il ministero della riconciliazione».
Responsabilità e cambiamento
Sarebbe disonesto tacere che per secoli anche molte chiese nate dalla Riforma hanno accettato la pena di morte.
La Confessione di Augusta del 1530 riconosce all’autorità civile il diritto di punire i malfattori con la spada. A quel tempo si leggeva così il capitolo tredici della Lettera ai Romani.
Molte chiese luterane hanno poi riletto quella pagina alla luce della croce. Se Dio giustifica il peccatore, non lo consegna alla morte: gli lascia il tempo del pentimento. Da qui il no della ELCA, che oggi condividono molte chiese evangeliche, in Europa e nel mondo.
L’Italia e la moratoria
L’articolo 27 della Costituzione italiana vieta la pena di morte. Da anni l’Italia è tra i promotori della risoluzione delle Nazioni Unite per una moratoria universale delle esecuzioni.
Nel 2024 l’hanno votata 130 Paesi, per la prima volta due terzi degli Stati membri, e quest’anno l’Assemblea generale torna a pronunciarsi.
Una questione che ci riguarda
La domanda di Curry non riguarda solo un’esecuzione in Texas.
Riguarda ciò che una società decide di guardare, e ciò che decide di diventare guardandolo. La fucilazione di Hasan resta fissata per il 3 dicembre, nella prima settimana di Avvento.