
Otto per mille luterano 2026
La CELI lancia la campagna Otto per mille luterano 2026: il tuo nome dentro progetti concreti in tutta Italia.
Una firma non è mai soltanto una firma
C’è un gesto che facciamo tutti, almeno una volta l’anno, quasi senza pensarci: firmare.
Eppure una firma è il contrario di un automatismo. È un nome scritto con tratti, colori, una grafia che non appartengono ad altre persone.
Qualcosa di personale e unico tratto che porta dentro l’intera storia di chi lo traccia.
La campagna otto per mille luterano 2026, al via oggi, parte esattamente da qui: dal significato di quel gesto.
E dalla decisione di non considerarlo un adempimento ma una scelta.
Perché ogni scelta merita un nome.

Il nome delle cose
La Chiesa Evangelica Luterana in Italia è una Chiesa di minoranza. Non può contare sulla rendita di una firma data per abitudine, per tradizione familiare, per inerzia.
Ogni adesione all’otto per mille luterano è un atto consapevole di fiducia, costruito nel tempo attraverso la trasparenza dei progetti finanziati e la concretezza dei risultati ottenuti.
Ma è anche una scelta di rottura con il già visto, già sentito, già firmato.
Così, e in questi anni, la CELI ha scelto di condividere le risorse derivanti dall’otto per mille con organizzazioni ed enti del Terzo settore che operano nei quartieri periferici, nelle aree interne, nei territori dove il degrado e il disinteresse delle istituzioni lasciano vuoti che qualcuno, ogni giorno, prova a colmare.

La diaconia della condivisione
Chi agisce in favore degli altri — dei poveri, di chi è solo, di chi vuole rilanciare una comunità abbandonata — risponde spesso, senza saperlo, a una vocazione che per noi luterani ha un nome preciso: diaconia. Ma una diaconia che non resta chiusa dentro i confini della Chiesa. Una diaconia della condivisione, che fa convergere l’impegno di chi i territori li conosce e li vive con la missione di servizio della tradizione luterana. Accoglienza, educazione, cultura, ambiente, comunità: sono le parole che tornano nei microprogetti finanziati, sono i petali di una rosa — quella di Lutero — che continua a sbocciare.

Una scelta, non un riflesso
“Essere una Chiesa di minoranza significa che nessuno firma per te per distratta abitudine“, spiega Gianluca Fiusco, responsabile della Comunicazione della CELI. “Ogni firma che riceviamo è una scelta consapevole. Ed è per questo che sentiamo la responsabilità di restituire a chi ci sceglie qualcosa di più di uno slogan o una promessa. Restituire qualcosa di reale: progetti con un nome, in luoghi precisi, per persone concrete. La diaconia della condivisione nasce da qui — dall’incontro tra chi vive i territori e una Chiesa che non pretende di arrivarci da sola ma cammina insieme a chi già c’è. Le campagne per l’otto per mille luterano non sono solo la richiesta di sostenerci ma un grazie detto con cura, con il cuore ma anche con consapevolezza, verso tutti gli italiani e le italiane che ci tengono agli altri e le altre, senza clamore. Questa campagna vuole raccontarlo senza enfasi e senza scorciatoie emotive, perché crediamo che il modo in cui parli di ciò che fai sia già parte di ciò che sei“.

Un nuovo linguaggio visivo
La campagna 2026 segna un cambio di passo anche nel linguaggio. Il coordinamento creativo, affidato a Yoge Comunicazione sensibile, nasce dalla volontà di raccontarsi senza ricorrere al marketing dei facili sentimenti. I disegni e le animazioni portano la firma di Alfaluma, studio di animazione indipendente fondato da Anya Ru e Masha Rumyantseva, le cui opere sono state selezionate in festival internazionali da Giffoni a Oberhausen, da Vienna Shorts ad AnimEST. Il coordinamento digitale è di Asset Media. Il risultato è una comunicazione visiva che trasforma la firma in gesto poetico: una goccia d’inchiostro che diventa bocciolo, una linea che prende vita e raccoglie persone, voci diverse che si intrecciano in un unico segno. Non propaganda, ma narrazione.
Perché firmare
Il claim della campagna è: “Dai il tuo nome ai piccoli e grandi progetti che sbocciano in tutta Italia”. Non è uno slogan. È una descrizione. Ogni microprogetto finanziato dall’otto per mille luterano ha una storia, un luogo, una comunità che lo sostiene. E adesso ha bisogno anche del tuo nome — non come gesto anonimo di generosità, ma come atto di identità e di presenza. Perché scegliere non è mai un atto neutro. E perché, in un mondo che sembra impazzire, dare un nome al bene che si può fare resta il gesto più semplice e più radicale a disposizione di ciascuno.