
Pace e ferite coesistono
I messaggeri di pace luterani pubblicano un manuale di liturgie e preghiere scritto da trenta giovani di tutto il mondo.
Una stanza chiusa a chiave
Il primo culto del nuovo manuale dei messaggeri di pace (Peace Messengers) della Federazione Luterana Mondiale (LWF) parte da Giovanni 20.
La scelta di un testo che racconta il risvolto programmatico di questo testo.
È Pasqua. Ma non ci sono fiori né trombe: c’è una stanza chiusa a chiave e c’è paura. Cristo entra e dice «Pace a voi»: poi mostra le ferite della crocifissione.
Il commento che il manuale suggerisce a chi guida la liturgia è questo: «Pace e ferite coesistono in questo primo incontro con Gesù risorto. In questo spazio non dobbiamo fingere che tutto sia perfetto. Seguendo l’esempio di Cristo, possiamo avere il coraggio di mostrarci le ferite gli uni agli altri».
Trenta giovani autori
Il volume è stato presentato il 22 settembre, il giorno dopo la Giornata internazionale della pace. Lo hanno compilato e illustrato più di trenta giovani donne e uomini che hanno partecipato ai corsi dei messaggeri di pace della Federazine.
Il programma, nato a Gerusalemme nel 2017, ha formato quasi duecento giovani; l’ultimo incontro si è tenuto a Soweto, in Sudafrica, lo scorso maggio. Molti dei partecipanti sono poi diventati formatori a loro volta.
«La costruzione della pace è un lavoro che facciamo insieme, attraverso le generazioni, in tutta la comunione», ha detto Savanna Sullivan, responsabile del programma giovani della Federazione e curatrice del volume.
I trentatré anni di Lutero
Una delle riflessioni, firmata dal brasiliano Luiz Henrique Seidel, si intitola La Riforma fu guidata da giovani — e così è la pace oggi.
In effetti Lutero aveva trentatré anni quando affisse le 95 tesi.
Anne Burghardt, segretaria generale della Federazione, lo riprende nella prefazione: «La Riforma del XVI secolo fu portata avanti da giovani. Così è anche la costruzione della pace nel nostro tempo».
L’indice come una dichiarazione
Scorrendo l’elenco delle preghiere, scopriamo il racconto sulla pace di cui si parla: giustizia di genere, creato, migranti e rifugiati, giustizia razziale, rapporti tra generazioni, chi governa, creatività, sicurezza alimentare, comunità interreligiose, giovani.
Ed un focus su quando abbiamo ferito altri e quando siamo stati feriti.
Tra gli autori, la palestinese Shadin Nassar scrive sull’olivo e sul sumud, la parola che indica il restare saldi sulla propria terra.
L’ungherese Bence Slezák affronta il nazionalismo partendo da una domanda fatta a un amico: da dove viene il fascismo? Mentre la slovacca Patrícia Šimková parte dalle cuffie a cancellazione di rumore — e chiede che cosa succede quando le togli.
Voci
«Non dobbiamo avere tutte le risposte prima di diventare operatori di pace», dice la colombiana Sara Lara-Gonzales, autrice di una riflessione su genere, giustizia climatica e pace. «Costruire pace è un cammino, che non è mai completo».
Rutendo Gora, che ha disegnato la copertina, racconta di aver realizzato quanto «l’arte inviti le persone a far parte di una comunità».
Per Panti Filibus Musa, già presidente della Federazione «questo non è l’ennesimo libro da scaffale».
Sono materiali, ha continuato Musa, «sviluppati da giovani che sono voci critiche nelle chiese e nelle società di oggi. Ho sperimentato il potenziale che hanno, e che non sempre viene utilizzato: dobbiamo fare più spazio per loro».
L’ultima parola
La conclusione è di Anupama Hial, responsabile della teologia pubblica globale della Federazione: «L’advocacy è il culto esteso nella vita pubblica».
E poi: «Il mondo non ha bisogno di più cristiani che parlano di pace. Ha bisogno di cristiani che la praticano e la incarnano. Sii il ponte dove c’è divisione, la voce dove c’è silenzio, la speranza dove c’è disperazione».
Il manuale è scaricabile gratuitamente dal sito della Federazione, per ora in inglese, oppure direttamente da qui.