
Luterani in Polonia tra ecumenismo e secolarizzazione
Wojciech Pracki, la fede luterana in Polonia tra minoranza, dialogo ecumenico, secolarizzazione e appartenenza alla comunione mondiale.
L’unica famiglia luterana della città
C’è un modo di vivere la fede che non prevede il conforto dei numeri.
E Wojciech Pracki lo conosce: a Odolanów, diecimila abitanti nella Polonia centrale, la sua era l’unica famiglia luterana.
Nessun altro bambino condivideva quella confessione, nessuna chiesa in città. Ogni due domeniche, quarantacinque chilometri in automobile fino a Kalisz per partecipare al culto — e sotto il regime comunista persino la benzina era un problema.
Così, grazie a un collega del padre che ne procurava un po’ dalla sua scavatrice, quel viaggio diventava possibile.
Una fede che superava i chilometri percorsi e gli ostacoli aggirati, mai in comodità.
Da meccanico a vescovo
Pracki formato come meccanico d’auto in un liceo tecnico di Kalisz, viveva nella canonica luterana della città, mentre il fratello maggiore — già pastore a Lublino — gli aveva aperto una finestra su un altro orizzonte.
L’iscrizione all’Accademia Teologica Cristiana di Varsavia fu anche il primo incontro con una comunità di coetanei luterani.
Eppure la vocazione arrivò per una via imprevista: un tirocinio in una casa di riposo, il lavoro in cucina, le pulizie, la guida dell’auto, e poi l’accompagnamento di un’anziana nei suoi ultimi giorni.
La morte di quella donna dischiuse questo orizzonte.
Da febbraio 2025 è vescovo della diocesi di Katowice, nella Chiesa evangelica di Confessione Augustana in Polonia.
L’ecumenismo come respiro quotidiano
Per Pracki l’ecumenismo non è un capitolo del manuale di teologia, ma un tratto biografico.
Da bambino, un anziano sacerdote cattolico frequentava la sua famiglia, incoraggiava la parrocchia a stringere amicizia con quei luterani isolati.
Così, quando Wojciech iniziò gli studi teologici gli disse con orgoglio che sarebbe diventato il “secondo parroco” della sua comunità.
Oggi, a Opole, il vescovo guida un’Accademia Ecumenica con conferenze mensili, collabora con emittenti radiofoniche statali e cattoliche, realizza programmi teologici con amici cattolici e pentecostali.
Il cerchio si allarga anche a interlocutori ebrei e musulmani impegnati nel dialogo interreligioso.
La sfida della secolarizzazione
La Polonia, storicamente cattolica, vive un processo di secolarizzazione che investe anche le minoranze protestanti.
Pracki lo descrive senza reticenze: i fedeli perdono interesse per la vita ecclesiale, lo stile di vita è cambiato radicalmente negli ultimi vent’anni, i pastori diminuiscono e le congregazioni invecchiano.
Sotto il regime si trattava di sopravvivere alla repressione; oggi la sopravvivenza è di natura diversa, e la sfida è raggiungere persone che considerano la fede irrilevante.
La risposta non sta nel rimpianto, ma nell’uso consapevole dei media — la diocesi gestisce una web-tv cristiana, profili social curati, riflessioni bibliche quotidiane — e nella capacità di dire che il Vangelo promette qualcosa che nessun weekend fuori porta potrà mai offrire.
Dalla Polonia al mondo
Per una chiesa di minoranza, appartenere alla Federazione Luterana Mondiale significa sentirsi parte di un organismo più grande.
L’Assemblea di Cracovia del 2023 ha rappresentato per la Chiesa polacca quella che Pracki definisce un’onda d’urto positiva: i partner ecumenici hanno visto che anche i luterani sono una comunione mondiale, e nelle congregazioni che hanno ospitato delegati da ogni continente si è rafforzata l’identità e la motivazione. I
l vescovo presidente Jerzy Samiec è già in contatto con la Chiesa luterana in Baviera per condividere l’esperienza polacca in vista della prossima Assemblea ad Augusta nel 2030. La fede, del resto, non è un esercizio solitario — neppure quando c’è un’unica famiglia a praticarla in un’intera città.
Foto di copertina
Il vescovo luterano Wojciech Pracki, ©LWF/K. Kiilunen