
La nuova vescova luterana a New York: Katrina Foster
Katrina Foster, prima vescova luterana lesbica di New York, guida il Sinodo metropolitano con coraggio, inclusione e profonda speranza per l’oggi.
Un momento storico
La comunità luterana di New York sta vivendo un passaggio storico: la Rev. Dott.ssa Katrina Foster, 57 anni, è stata eletta vescova del Sinodo Metropolitano di New York della Chiesa Evangelica Luterana in America (ELCA).
È la prima donna, e la prima persona apertamente gay a ricoprire questo incarico.
Guiderà circa 160 congregazioni luterane distribuite tra la città di New York, le contee a nord e Long Island, un territorio complesso, plurale e segnato da forti trasformazioni sociali e religiose.
Una nomina oltre le etichette
Foster è consapevole del valore simbolico della sua elezione, ma rifiuta di ridursi a un “caso identitario”.
In un’intervista ha minimizzato l’attenzione sul suo orientamento sessuale:
«Essere lesbica non è poi così interessante. Così come cartelli luminosi che dicono “guarda la lesbica” non è poi così interessante».
Per lei, ciò che conta davvero è il fatto di essere la prima donna in questo ruolo a New York.
E che ad insediarla sia stato Yehiel Curry, primo afroamericano a guidare la Chiesa Evangelica Luterana in America come Vescovo presidente.
Due “prime volte” che raccontano una Chiesa che, pur con tutte le sue contraddizioni, si sta muovendo verso una rappresentanza più ampia e inclusiva.
La cerimonia di insediamento si è tenuta presso Cattedrale di San Giovanni il Divino, uno degli spazi più simbolici e aperti al dialogo della città.
Una Pastora “church fixer”
Prima di diventare vescova, Foster si è fatta conoscere come pastora capace di rilanciare parrocchie in forte crisi, puntando su relazioni concrete con il quartiere e con le persone che vivono ai margini.
Letteralmente, infatti, “church fixer” significa “riparatore di chiese”.
Così, quando Foster era alla Fordham Evangelical Lutheran Church, nel Bronx, la comunità è passata da circa 20 persone a oltre 120.
Il lavoro con la comunità, la vicinanza alle persone, la cura delle relazioni hanno trasformato una chiesa data per spacciata in un luogo vivo e frequentato.
Più tardi, alla St. John’s Lutheran Church di Greenpoint, Brooklyn, la sua attenzione verso i più giovani ha abbassato l’età media della comunità da circa 75 a 35 anni, segno di un reale ricambio generazionale.
Dove altri vedevano solo declino, lei ha scommesso su ascolto, relazioni e creatività pastorale.
Un compito tutt’altro che semplice e facile.
Certo la realtà della società newyorkese e, in generale statunitense, non è identica al contesto italiano.
In ogni caso questo messaggio che arriva dagli Stati Uniti, soprattutto in questo periodo storico, restituisce un senso di speranza e di coraggio.
“Gesù ti ama, e anch’io”: un ministero di amore e inclusione
Foster è nota anche per una frase con cui spesso conclude i suoi sermoni:
«Gesù ti ama, e anch’io».
A un certo punto aveva smesso di dirla, temendo che suonasse banale.
Ma sono stati i più giovani della comunità a chiederle esplicitamente di ricominciare: avevano bisogno di sentirselo dire, in un mondo in cui tutto sembra misurare il valore delle persone in base a soldi, status, performance social e like.
Per Foster, in un’epoca segnata da quella che definisce una vera e propria “epidemia di solitudine”, soprattutto tra Gen Z e giovani adulti, dire con chiarezza “Sei amato, amata, così come sei” cambia radicalmente la percezione che le persone possono avere della Chiesa.
Dalla minaccia di essere allontanata al ruolo di vescova
La sua storia personale non è lineare né comoda.
Negli anni alla Fordham Evangelical Church, Foster ha rischiato di essere ridotta allo stato laicale: all’epoca, l’ELCA permetteva sì pastori gay, ma non ammetteva relazioni omosessuali pubblicamente vissute.
Con il tempo, tuttavia, la Chiesa ha cambiato rotta: nel 2009 l’ELCA ha aperto al ministero di pastori e pastore in relazioni omosessuali aperte, e oggi Katrina Foster è legalmente sposata con la sua compagna e madre di una figlia.
Da potenziale “caso disciplinare”, quindi, a vescova di uno dei sinodi più esposti e simbolici del Paese: il suo percorso racconta anche la trasformazione, non facile, della chiesa luterana statunitense sul tema delle persone LGBTQ+.
Il Sinodo come cammino condiviso
Come vescova, Foster vuole marcare una cosa in modo molto netto:
il Sinodo non è solo un ufficio a Manhattan, ma un popolo in cammino.
Ricorda che la parola “sinodo” significa letteralmente “cammino comune”: l’immagine non è quella di una struttura piramidale distante, ma di una chiesa che cammina insieme, congregazioni diverse ma connesse, pastori e laici, città e periferie, Long Island e Hudson Valley.
La priorità dichiarata è essere presente nelle comunità, non solo negli uffici, ascoltare le realtà locali, sostenere le parrocchie in difficoltà, incoraggiare processi di rinnovamento là dove la tentazione sarebbe chiudere e andarsene.
Un segno di speranza oltre New York
La nomina di Katrina Foster parla alla chiesa luterana ben oltre New York.
È un segno di speranza per tutte le persone – donne, giovani, persone LGBTQ+, comunità marginalizzate – che nella chiesa hanno spesso sentito solo giudizio o esclusione.
È anche un promemoria scomodo per le comunità che faticano a confrontarsi con la diversità: lo Spirito può aprire strade dove agli esseri umani sembra impossibile.
Foster non è diventata vescova “perché lesbica”, ma nonostante un passato in cui proprio quel dato identitario è stato motivo di sospetto e rischio.
Ma, soprattutto, ha mostrato di saper tenere insieme Vangelo, cura delle persone, giustizia e concretezza pastorale.
In un tempo di calo di fedeli e chiusura di chiese, la sua voce insiste su una cosa semplice, quasi disarmante:
«Gesù ti ama, e anch’io».
A volte, dice, questa potrebbe essere l’unica cosa vera che una persona si sente dire nell’arco di una settimana. Ed è già moltissimo.
Informazioni e biografia
Eletta il 3 maggio 2025 per un mandato di sei anni come vescova del Sinodo Metropolitano di New York della Chiesa Evangelica Luterana in America (ELCA). L’elezione ha avuto luogo durante l’assemblea sinodale, tenutasi il 2 e 3 maggio presso l’hotel Marriott Melville Long Island di New York, NY.
Foster è stata eletta al quinto scrutinio, con 196 voti. Stephanie Jaeger, pastore della Trinity Lutheran Church di New York, ha ricevuto 144 voti.
La vescova eletta è pastore della chiesa luterana di St. John a New York City dal 2015. In precedenza, Foster è stata pastora della chiesa luterana di St. Michael ad Amagansett, New York, dal 2010 al 2015, e pastora della chiesa luterana di Fordham a New York City dal 1994 al 2010.
Foster ha conseguito una laurea triennale in Lettere presso il Newberry College di Newberry, nella Carolina del Sud, nel 1990; un Master in Teologia presso il Seminario Teologico Luterano del Sud della Lenoir-Rhyne University di Hickory, nella Carolina del Nord, nel 1994; e un Dottorato presso il Seminario Teologico Luterano di Filadelfia (LTSP) nel 2008.
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Foto di copertina © ELCA