
Cile, la Chiesa luterana e la memoria della dittatura
La memoria della dittatura in Cile: la chiesa luterana consegna al Museo i propri archivi sulla difesa dei diritti.
La macchina da scrivere del vescovo
Al Museo della Memoria e dei Diritti Umani di Santiago del Cile, fra gli oggetti esposti, c’è la macchina da scrivere del vescovo luterano Helmut Frenz.
Con quella macchina vennero denunciate decine di torture e sparizioni. Fino a quando a quel pastore luterano non fu impedito di rientrare in Cile dopo un viaggio in Germania.
Ora, accanto a quell’oggetto, arriveranno anche le carte. Le lettere scritte, le denunce, l’esposizione dei luterani contro la dittatura militare.
La Chiesa Evangelica Luterana in Cile (IELCH) ha firmato un accordo con il Museo della Memoria e dei diritti umani del Cile per conservare e rendere accessibile questi documenti
Documenti che testimoniano l’azione dei luterani in Cile durante la dittatura militare del 1973-1990.

Che cosa contengono quelle carte
L’elenco è la parte più eloquente di tutta la notizia: lettere pastorali, rapporti, registri di accompagnamento, denunce, verbali del lavoro comunitario, testimonianze di persone perseguitate.
I documenti saranno digitalizzati e incorporati nel patrimonio storico custodito dal Museo. Alla chiesa resteranno le copie digitali, oltre al sostegno per la conservazione dei propri archivi.
Sostenere la memoria
Il progetto di recupero, conservazione e digitalizzazione è finanziato da una sovvenzione di 70.000 dollari del Modern Endangered Archives Program dell’Università della California a Los Angeles.
Durerà diciotto mesi e riguarderà almeno mille documenti — corrispondenza, rapporti, bollettini, verbali — rimasti custoditi dalla comunità per decenni.
Il lavoro è affidato all’Area Collezioni e Ricerca del Museo, diretta da María Luisa Ortiz, con il coordinamento di Rodolfo Ibarra e la conservatrice Verónica Sánchez.
Per la parte luterana seguono il progetto la vescova Izani Bruch e Cristian Muñoz Roa, responsabile dell’ufficio progetti della IELCH.
Chi studia quelle carte
Spesso, dallo studio degli archivi, emergono dettagli significativi.
In questo caso il dettaglio sarà il metodo di ricerca e archiviazione affidato allo storico Stephan Ruderer, della Pontificia Università Cattolica del Cile, e al teologo Martín Bernales Odino, dell’Università Alberto Hurtado, ateneo gesuita.
L’archivio di una chiesa luterana di tremila membri viene dunque studiato da ricercatori di due università cattoliche. Un ecumenismo scientifico, che non si proclama: si pratica.

Né partigiana, né ideologica
La vescova Izani Bruch, che guida la IELCH, definisce quel lavoro diaconia profetica, esercitata in un tempo segnato da morte, tortura, sofferenza, silenzio imposto e violazione sistematica dei diritti fondamentali.
E precisa un pensiero rilevane: «Questa diaconia profetica non fu partigiana né ideologica: fu espressione fedele della nostra confessione luterana, che riconosce che la fede si vive nella storia e che l’amore per il prossimo ci chiede di difendere la vita, la dignità, la libertà e l’integrità delle persone».
Durante la dittatura, la chiesa accompagnò le vittime e le loro famiglie, denunciò gli abusi, aprì spazi di rifugio.
Una candela per Herbit
La firma è arrivata dopo una visita della vescova al Museo, in agosto.
In quell’occasione Bruch ha acceso una candela in memoria di Herbit Ríos Soto, figlio di Yolanda Soto, membro della comunità luterana La Paz. Fu tra le migliaia di persone arrestate e poi fatte sparire.
È un nome solo, in mezzo alle centinaia di fotografie di desaparecidos che coprono una parete del Museo. Ma è il nome di qualcuno che stava nei banchi di una chiesa luterana.
Perché conservare
«Conservare questi documenti al Museo della Memoria significa fare in modo che questa testimonianza non vada perduta, non venga distorta né relegata all’oblio», dice Bruch.
E aggiunge la ragione che riguarda chi verrà: «Significa anche che le nuove generazioni — in Cile e nel mondo — potranno sapere come una chiesa piccola, ma profondamente impegnata, divenne luogo di resistenza etica, spazio di consolazione e voce profetica di fronte all’ingiustizia».
La IELCH oggi conta circa tremila membri.
«La memoria fa parte della missione della chiesa», precisa. «Ricordare per guarire, ricordare per imparare, ricordare perché le violazioni dei diritti umani e della dignità umana non si ripetano mai più nel nostro paese».
Dalla comunione
La segretaria regionale della Federazione Luterana Mondiale (LWF) per l’America Latina, i Caraibi e il Nord America, pastora Sonia Skupch, ha collegato l’accordo a uno dei valori fondamentali della comunione: dignità e giustizia, perché ogni persona è creata a immagine di Dio e i suoi diritti sono inalienabili.
«Le torture e le morti avvenute durante la dittatura in Cile non devono mai più ripetersi. Gli atti di memoria fanno parte del cammino verso una società più giusta, che possa vivere in pace».