
Le Chiese luterane contro la tratta di esseri umani
Contro la tratta di esseri umani le chiese luterane costruiscono alternative: formazione, ascolto, lavoro e accompagnamento per chi parte.
Promesse che non esistono
La tratta di esseri umani comincia quasi sempre con una promessa: un impiego all’estero, uno stipendio, una vita migliore.
Poi l’annuncio si rivela falso, la rete di reclutamento si chiude, e chi è partito si trova esposto a sfruttamento, detenzione, deportazione o rimpatrio forzato.
Su questo hanno lavorato la Federazione Luterana Mondiale (LWF) e la Chiesa Evangelica Luterana in America (ELCA), organizzando insieme un incontro in occasione della Giornata mondiale ONU contro la tratta di persone, quest’anno dedicata al tema Trapped Behind the Scam — intrappolati dietro la truffa.
All’iniziativa, rivolta a chi opera nel sistema dell’accompagnamento e accoglienza, hanno partecipato 72 operatori da 15 paesi.
Chiudere i confini non ferma nessuno
Il Rapporto sulle migrazioni nel mondo 2026 redatto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) conta circa 304 milioni di migranti internazionali a metà 2024: il 3,7 per cento della popolazione mondiale.
L’avvertimento dell’OIM è netto: restringere le vie di migrazione sicura e regolare non ferma la migrazione.
Semmai la sposta, anzi la spinge su rotte irregolari e più pericolose, aumentando i rischi per chi parte e i costi per gli Stati.
Nigeria, Zimbabwe, Romania
Le chiese lavorano soprattutto su ciò che viene prima della partenza.
Il programma Symbols of Hope della Federazione accompagna le persone in movimento, informa sui rischi della migrazione irregolare, sostiene chi torna.
In Nigeria la Chiesa Luterana di Cristo (LCCN) lo fa dal 2017 con campagne informative, formazione teologica, consulenza, sostegno psicosociale e aiuto alla creazione di reddito.
Ha sostenuto rimpatriati e sopravvissute alla tratta, e ha istituito il 2 agosto come giornata nazionale di preghiera contro la tratta.
In Zimbabwe, dopo recenti proteste contro gli stranieri in Sudafrica, il servizio diaconale luterano ha registrato quasi 2.000 persone rientrate con oltre 3.500 bambini nel distretto di Chiredzi.
La formazione professionale c’è ma le opportunità di lavoro restano poche: molti stanno già pensando di ripartire.
In Romania la Chiesa Evangelica di Confessione Augustana lavora da sei anni con scuole, comunità, istituzioni e società civile.
Le campagne hanno raggiunto più di 10.000 bambini in 15 città; 2.000 insegnanti e 700 assistenti sociali sono stati formati a riconoscere i segnali di abuso e di tratta.
Ascoltare, prima di tutto
Mary Campbell, che dirige il programma ELCA di accompagnamento dei migranti (AMMPARO) — 25 iniziative in 19 paesi — ha chiesto ai partecipanti di trasformare quanto appreso in azione: «Per l’urgenza e per il danno inflitto ai nostri simili in tutto il mondo, dobbiamo agire».
La pastora Elieshi Ayo Mungure, della Chiesa Evangelica Luterana in Tanzania, ha descritto il programma come «un ministero radicato nell’ascolto delle persone trafficate, delle loro famiglie e delle comunità locali».
Aggiungendo: «porre fine alla tratta di esseri umani richiede cuori trasformati, azione coordinata e un impegno condiviso a difendere la dignità di ogni persona».
Ed ancora, Ashenafi Haile, responsabile LWF per diaconia e sviluppo, ha concluso ricordando che il lavoro funziona solo se è comune: prevenire la tratta, promuovere una migrazione sicura, proteggere chi è vulnerabile.
Sono tre verbi, prevenire, promuovere e proteggere, che certo non risolvono il problema. Tuttavia dicono da che parte si sta.