
Burattini a Bologna: il teatro che va dalle persone
Burattini a Bologna: Burattini in Movimento porta il teatro nelle RSA e nelle periferie con l’otto per mille luterano.
Un teatrino che si monta in un giorno e parte
Basta una panchina, un prato, una stanza comune, e lo spettacolo comincia.
Burattini in Movimento, la rassegna itinerante di Burattini a Bologna APS, porta il teatro dove le persone già si trovano: parchi e mercati, case di quartiere e cortili, RSA e reparti d’ospedale della città metropolitana, e non solo.
Un burattinaio, un teatrino mobile che si monta in giornata, e la cultura arriva fin sulla porta di casa.

Dall’Ottocento a oggi
I burattini a Bologna custodiscono una tradizione che risale all’Ottocento, e parlano ancora in dialetto.
Ma le storie che mettono in scena guardano avanti: raccontano di uguaglianza, di parità, di cittadinanza, con quella leggerezza che solo un burattino sa avere.
È un tassello di un disegno più grande: fare dell’arte non un privilegio per pochi, ma un’occasione quotidiana di incontro, a Bologna come nelle sue frazioni.

Una città a due velocità
Accanto al centro ricco di proposte, ci sono le periferie, i quartieri ai margini, le corsie e le case di riposo dove la cultura, di solito, non passa.
Lì abitano anziani che escono di rado, famiglie con poche risorse, bambini che a teatro non sono mai entrati, persone arrivate da poco che cercano ancora il proprio posto. A loro la cultura non si offre: si porta in dono.
Per un’ora, nessuno è solo
Quando il teatrino si apre, accade sempre la stessa cosa che, tuttavia, ogni volta è qualcosa di nuovo.
I bambini ridono, i nonni si commuovono ritrovando un pezzo della loro infanzia, chi è arrivato da poco scopre una Bologna che parla una lingua antica eppure chiara a tutti.
La rassegna lavora su due fili intrecciati: scioglie la solitudine di chi vive ai margini e costruisce integrazione, perché una tradizione diventi anche la casa di chi non l’aveva.

Tre spettacoli, tre luoghi in più
Il contributo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia garantisce almeno tre spettacoli della rassegna 2026.
Tre sembrano pochi, ma sono tre cortili, tre case di quartiere, tre RSA raggiunte: luoghi senza budget culturali, senza biglietterie, dove nessuno potrebbe pagare il lavoro degli artisti.
Il sostegno luterano copre esattamente questo vuoto. Ed è rappresentativo: il piccolo seme che, nella buona terra, porta frutto.
Nessuna dimostrazione di forza, di potenza, di risorse: l’arte del fare, semplice, immediata, concreta.
Perché gli artigiani, e chi fa cultura spesso come gli artigiani deve innanzitutto avere cura di ciò che farà, non hanno bisogno di molto se non del passaparola.
Perché scegliere l’otto per mille luterano
Destinare l’otto per mille alla Chiesa Luterana significa questo: mani di bambini tese verso un burattino, applausi, una tradizione che resta viva e una comunità che si ritrova.
Per la CELI questa è diaconia condivisa: andare là dove, da soli, non si arriverebbe.
Piccoli e grandi progetti sbocciano in Italia, e hanno un nome: il tuo.
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