
In Sicilia la Comunità luterana è un viaggio
Gibellina, Trapani, il Grande Cretto di Burri e un culto insieme alla Comunità valdese: la comunità luterana siciliana in cammino.
Il Grande Cretto e la memoria
La primavera siciliana può essere già molto calda. E ventosa.
Destinazione Gibellina e poi Trapani.
E a Gibellina i luterani e le luterane di Sicilia hanno incontrato il tempo sospeso.
Per essere precisi a Gibellina Vecchia, rasa al suolo dal terremoto del 1968 nella valle del Belìce, oggi ricoperta dal Grande Cretto di Alberto Burri: la più grande installazione di land art d’Europa.
Una colata di cemento bianco che segue i tracciati delle strade e delle case sepolte, come una mappa del dolore trasformata in opera.

Sono migliaia le opere d’arte che animano la nuova Gibellina, nata dalle ceneri dell’antica.
Così, tra sole e vento, la Comunità luterana di Sicilia si è messa in viaggio lo scorso fine settimana per trascorrere alcuni giorni all’anno insieme.
Un intero sabato dedicato a scoprire questo luogo straordinario, tra piazze-museo e richiami ad una fede antica che si intreccia con la memoria, con l’arte in modo inestricabile nel tessuto di una terra ferita e risorta.

Domenica Exaudi: ascoltare insieme
La domenica mattina il gruppo ha raggiunto Trapani per il culto organizzato insieme alla locale Chiesa Valdese.
La moderna chiesa illuminata dal sole — tra membri della comunità valdese e pellegrini luterani — ha accolto tutti e tutte davanti alla stessa Parola. Era la domenica Exaudi — Ascolta.
La predicazione della Pastora luterana Heidi Lengler ha preso le mosse da Giovanni 16,5-15, dalle parole di congedo di Gesù ai discepoli, e da quella frase che suona quasi come un paradosso: «È bene per voi che io me ne vada».
Come può essere un bene la partenza? Come può la perdita aprire a qualcosa di più grande?

“Dio porrà la sua legge dentro di loro”
La risposta viene dallo Spirito — ma anche dal profeta Geremia, che in un tempo di esilio e smarrimento annuncia una nuova alleanza scritta non su tavole di pietra, ma dentro il cuore umano.
Già, il cuore. Ogni cuore: sia esso gioioso o ferito, forte o timoroso.
Non una legge imposta dall’alto, ma una relazione viva.
«Quando lasciamo che Dio scriva la sua legge nel nostro cuore», ha detto la pastora Lengler, «diventiamo capaci di vedere l’altro non come un nemico, ma come un fratello o una sorella».
Parole che hanno risuonato con particolare forza dove lo stare insieme non era un traguardo da raggiungere ma qualcosa di già vissuto, semplicemente, nel canto comune e nella preghiera condivisa.

Trapani, le sue vie e la fraternità
Il pomeriggio è proseguito con una passeggiata nel centro storico di Trapani, in compagnia di Georgia Betz, segretaria del Consiglio della locale Chiesa, e da Aldo Marchingiglio, accompagnatore attento ai luoghi storici e alle bellezze architettoniche di una città che custodisce strati di civiltà e culture diverse.

Le riserve di Dio: dal sinodo protestante francese una teologia per i tempi difficili
Le riserve di Dio: dal sinodo protestante francese a Montbéliard una teologia per i tempi difficili fatta di fede, speranza e futuro.
Montbéliard, dove tutto è cominciato
A Montbéliard, città dove la Riforma fu annunciata già nel 1522, si è tenuto quest’anno il Sinodo nazionale dell’Église Protestante Unie de France — la chiesa che nel 2012 ha unito la tradizione luterana e quella riformata francese in un unico corpo ecclesiale.
Il tempio di Saint-Martin, il più antico di Francia ancora in attività, appena restaurato, è già un messaggio: si vive tra ieri e domani, tra tradizione e speranza, tra difficoltà e progetto.
Christian Baccuet, presidente del Consiglio nazionale, ha aperto i lavori con un discorso che ruota interamente attorno a una parola sola: riserve (nel senso di scorte, ndr). Le riserve di dio, appunto.
Una parola che ha sentito ripetere spesso nell’ultimo anno, quasi sempre con tono preoccupato.

Riserve che si esauriscono — e riserve che fanno paura
Le riserve materiali, prima di tutto: contribuzioni in calo, pastori in diminuzione, fedeli che invecchiano.
«Non è un crollo», dice Baccuet, «è un’erosione che riguarda tutte le chiese in Europa».
Il rischio, avverte, non è tanto il declino in sé quanto il racconto che ne facciamo. «La parola è performativa. A forza di ripetere la storia di una fine programmata, si finisce per crederci».
C’è poi un secondo tipo di riserva, più sottile: quella del ritiro volontario, dell’auto-esclusione.
La chiesa che si comporta come il deposito di un museo — custode di oggetti preziosi ma lontana dagli sguardi.
«Diciamo “vieni e vedi”, ma sembra ci sia un cartello sulla porta: ingresso riservato».
La giusta distanza: né assenti né assorbiti
Come stare nel mondo, allora? Baccuet propone un terzo senso della parola: essere sulla riserva, non nella riserva.
Una distanza giusta — non immobilismo, non abbandono, ma quella qualità della tradizione luterana e riformata che consiste nel non lasciarsi assorbire completamente dai ritmi e dalle urgenze del mondo.
La chiesa non è un gruppo d’opinione che dice come votare: è una «riserva di senso» attinta dalla Scrittura, capace di aprire fessure nella realtà saturata e far circolare spirito.
La sorgente che non si esaurisce
Quest’ultima riflessione arriva dall’arte: in un dipinto, la réserve è lo spazio lasciato senza colore, aperto, disponibile.
«Dobbiamo fare attenzione al troppo pieno. La priorità è centrarci sull’essenziale. Lasciare spazio».
E qui arriva la buona notizia, che è anche la conclusione del discorso: «La nostra chiesa ha riserve. Grandi riserve, inesauribili».
Non finanziarie — quelle si esauriscono. Quelle della Parola di Dio, dello Spirito, della speranza. Con Moltmann: «Siamo la speranza di Dio per la sua terra e per il suo creato».
E con un gioco di parole che è anche una preghiera: aggiungendo una lettera a riserva (in francese), si ottiene preserva. «Dio ci preservi — un’affermazione e una preghiera».
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© Simon Daval – Périples & Cie

I luterani nell’era dell’AI
Verità, attenzione, dignità, comunità, speranza: così i luterani finlandesi affrontano il dibattito sull’intelligenza artificiale.
Non solo codice, non solo calcolo
Il dibattito sull’intelligenza artificiale rischia spesso di rimanere confinato nei luoghi comuni — a favore o contro — oppure in discorsi tecnici e scarsamente comprensibili, mentre le conseguenze di questo strumento sono vissute da tutti.
«Nelle chiese il dibattito sull’AI si polarizza tra due estremi: la diffidenza aperta e l’esaltazione», spiega Gianluca Fiusco, membro del Comitato Esecutivo WACC Europe (World Association for Christian Communication). «Si tende a mettere insieme cose diverse, strumenti diversi, e alla fine cercare una definizione che li celebri o li distrugga».
L’intelligenza artificiale è un insieme di strumenti progettati per simulare capacità cognitive umane. Ma simulare non significa sostituire.
«Se dietro un monitor c’è una persona poco pensante», precisa Fiusco, «il risultato non sarà uno strumento più pensante».
Questi strumenti non chiedono di diventare come noi: ci chiedono chi siamo, e come possono aiutarci al meglio. Una domanda che, come credenti, non possiamo liquidare con sufficienza.
Cinque parole da custodire
È per questo che la Chiesa Evangelica Luterana di Finlandia (ELCF) è intervenuta al recente seminario online di WACC Europe.
Le chiese devono portare le proprie voci nel dibattito sull’AI, capaci di porre domande che la tecnica, da sola, non sa farsi.
«L’intelligenza artificiale non è solo una rivoluzione tecnologica», ha detto Stiven Naatus, direttore dell’advocacy dell’ELCF. «È anche una crisi di ritmo, di significato, di verità e di formazione umana».
Naatus ha organizzato l’interesse della chiesa per l’AI attorno a cinque temi: verità, attenzione, dignità, comunità, speranza.
- Sulla verità: oggi non si riesce più a distinguere un’immagine reale da una generata dall’AI — e le istituzioni da sempre impegnate verso la veridicità hanno qualcosa da offrire.
- Sull’attenzione: i sistemi di AI catturano la nostra concentrazione a un livello che nemmeno i social media avevano raggiunto.
- Sulla dignità: a chi appartengono i nostri dati? Chi e come intende usarli?
- Sulla comunità: c’è una strana ironia in piattaforme come LinkedIn sempre più piene di post generati dall’AI, dove la connessione mediata sostituisce ciò che avrebbe dovuto promuovere.
- Sulla speranza: «In questi tempi in cui la velocità è così elevata, abbiamo bisogno di qualcosa che ci dia stabilità».
La pigrizia virtuale si fa accidia
Naatus ha richiamato un concetto che suona quasi profetico: l’accidia. Non la pigrizia banale, ma quell’affievolimento del desiderio e dell’attenzione che i padri della chiesa descrivevano come il demone di mezzogiorno. «Quando tutto è pronto troppo in fretta, non c’è più tempo per maturare».
Se a questo aggiungiamo che scorrendo i social media oggi non possiamo più essere certi che le immagini della Casa Bianca – o di qualsiasi altro luogo – siano reali o generate dall’intelligenza artificiale.
Il confine tra autentico e artefatto si è assottigliato e, in alcuni casi, è diventato permeabile, indistinguibile.
Perciò le istituzioni che da tempo coltivano un impegno per le domande e la ricerca di veridicità, le Chiese, hanno qualcosa di importante da offrire dentro e non fuori questo dibattito.
A partire dall’esempio e dalla cura con cui ci si occupa delle liturgie: un contro-ritmo dentro la modernità.
Uno spazio in cui saggezza, riconciliazione e speranza hanno i loro tempi — e non si producono su commissione.
La prossimità come forma di conoscenza
«Non siamo un’azienda tecnologica. Non comprendiamo la tecnologia meglio degli altri».
Eppure la chiesa conosce le persone, le incontra ogni giorno nelle scuole, nelle famiglie, nelle crisi — e incontra gli effetti dell’AI molto prima di capirne i meccanismi.
Questo non è una debolezza: è una forma di conoscenza che i laboratori non possiedono. Il contributo distintivo della chiesa non sta nell’avere risposte, ma nell’insistere che ci si fermi a chiedersi cosa stiamo costruendo, perché e per chi.
La posizione luterana: limite, libertà, prossimo
Il Journal of Lutheran Ethics dell’ELCA offre una lettura sintetica ma efficace del fenomeno: quella del limite consapevole.
Non entusiasmo acritico né diffidenza aprioristica, come richiamava Fiusco all’inizio — ma quello che la tradizione luterana chiama «sano senso dei limiti umani»: ogni scoperta scientifica apre più domande di quante ne chiuda, e chi ha imparato a stare nella complessità senza cercare risposte semplici è meglio attrezzato per navigare l’era dell’AI.
La teologia della croce chiama poi all’identificazione con i marginalizzati: e la cosiddetta colonizzazione dei dati — l’AI addestrata quasi esclusivamente su fonti occidentali, costruite da uomini, escludendo generi, oltre a culture e lingue del Sud del mondo — è una questione di giustizia che le chiese non possono ignorare.
Libertà radicale, per Lutero, non è mai libertà dal prossimo: è libertà per il prossimo. Anche quando il prossimo è escluso dall’algoritmo.
Foto di copertina
immagini dall’edizione 2025 di Heräys
(Risveglio), l’evento pubblico organizzato da ELCF per esplorare l’intelligenza artificiale da una prospettiva etica, sociale e spirituale. © Jani Karlsson

Nessuna persona dovrebbe morire da sola
La Chiesa Evengelica Luterana Unita in Germania pubblica una guida sull’assistenza spirituale nei casi di richiesta di suicidio assistito.
Un documento che non giudica, ma apre spazi
Nei giorni scorsi la Chiesa Evangelica Luterana Unita in Germania (VELKD) ha pubblicato una guida pastorale sul suicidio assistito.
Destinata a pastori e operatori di cura che si trovano — spesso senza preavviso, in una telefonata o lungo il corridoio di un ospedale — davanti a qualcuno che ha scelto, o sta ancora scegliendo, di morire con assistenza medica.
Un documento che non ha come scopo risolvere gli interrogativi che la fede pone su una scelta così grave.
Che segue l’impegno luterano a non seguire le facili polarizzazioni, evitando comodi sì e scomodi no, per focalizzarsi su un approccio più esigente: siediti, ascolta, resta.
Partire dalla realtà
Il testo si apre a partire da un fatto concreto: un’anziana signora in una casa di cura in un colloquio pastorale.
E le parole: «mi farei volentieri fare l’iniezione, ma qui non si può. Devo andare in Svizzera.»
La cura d’anime, nel suo significato più autentico, non è una lezione di etica. È uno spazio di relazione, un incontro che accade sotto lo sguardo di Dio — e come tale non può prescindere dalla libertà della persona che vi partecipa.
La dignità precede ogni scelta
Il documento insiste su un principio teologico irrinunciabile: la dignità umana non dipende dall’autonomia, dalla salute, né dalla produttività.
L’essere umano è immagine di Dio — imago Dei — e questa dignità precede ogni scelta, anche quella ultima.
Eppure, questa stessa dignità si esprime nella libertà. La guida lo dice con chiarezza: i pastori luterani non sono chiamati a rifiutare la propria presenza spirituale a chi ha deciso di morire.
Un rifiuto fondato su riserve teologiche o etiche personali non è, nel senso evangelico della parola, pastorale.
Tre domande per chi accompagna
Prima di intraprendere questo cammino, la guida offre alle persone chiamate, o potrebbero esserlo, ad assistere chi ha scelto il suicidio assistito, a porsi, con onestà, tre domande.
La prima è teologica: posso farlo in coscienza? La seconda è professionale: è coerente con il mio mandato? La terza è personale: voglio davvero espormi a questo?
Non c’è risposta obbligata. Esiste però un obbligo: se si dice no, bisogna assicurarsi che qualcun altro sia presente.
Perché nessuno muore davvero da solo, se la chiesa svolge con dedizione il compito che le è affidato.
Una compagnia, non una sentenza
Anche in Italia, dove la discussione sul fine vita procede tra sentenze della Corte Costituzionale e silenzi del Parlamento, la Chiesa luterana ha qualcosa da offrire.
Non un verdetto, ma una presenza. Non una risposta definitiva, ma la disponibilità a stare — paziente, dignitosa — accanto a chiunque soffre.
E si può soffrire molto anche nella riflessione di porre fine alla propria vita.
La cura d’anime è, in fondo, una presenza radicata in ciò che la guida stessa chiama «il sì incondizionato di Dio». Un sì che non può escludere nessuno.

Nicaragua: Katia María Cortez nuova vescova luterana
La Federazione Luterana Mondiale accoglie Katia María Cortez come nuova vescova della Chiesa luterana del Nicaragua
Un’accoglienza che viene da lontano
Il 26 aprile, nella chiesa luterana di Fede e Speranza di Managua, la capitale del Nicaragua, Katia María Cortez è stata insediata come nuova vescova della Chiesa Luterana del Nicaragua — Fede e Speranza (Iglesia Luterana de Nicaragua Fe y Esperanza, ILFE).
La Federazione Luterana ha accolto con gratitudine la notizia.
Ed ha espresso il proprio accompagnamento a una chiesa il cui ministero ha nel servizio ai più vulnerabili il proprio centro di gravità.

Un servizio con gli altri e non sugli altri
“Ricevo questa chiamata con umiltà e speranza, fidandomi che Dio ci guidi a essere una chiesa che accompagna, ascolta e agisce — soprattutto accanto a chi soffre di più — proclamando il Vangelo con impegno e coraggio nel nostro contesto“. Queste le prime parole con cui Cortez ha commentato l’incarico di vescova.
E poi un’immagine che vale più di qualunque dichiarazione programmatica: “Sono stata profondamente commossa nel vedere i volti delle persone delle comunità. Vederle lì, che esprimevano gratitudine e gioia, mi ha confermato che non sono sola. E, come ho detto durante la celebrazione, il vescovado è un servizio con loro, non su di loro“.
Successione in continuità
Cortez succede alla vescova Victoria Cortez Rodríguez, scomparsa nel 2023. La cerimonia di insediamento ha voluto onorare anche l’eredità di chi ha preceduto: pastori e laici che nei decenni hanno costruito la testimonianza della ILFE in un contesto difficile come quello nicaraguense, dove la libertà religiosa e civile vive pressioni crescenti.
Alla celebrazione hanno preso parte le congregazioni della chiesa, rappresentanti di altre comunità cristiane locali, delegazioni di sinodi fraterni e partner internazionali.
Il sermone è stato affidato a Rafael Malpica Padilla, professore al Lutheran Seminary of Theology di Chicago, che ha incoraggiato la nuova vescova ad “abbracciare la chiamata con coraggio, a essere luce in mezzo a realtà difficili, e a confidare pienamente nella guida divina nel tuo lavoro di trasformazione“.
Luterani in Nicaragua, radicati nel Vangelo
La Chiesa luterana del Nicaragua conta oltre diecimila membri e fa parte della Federazione Luterana Mondiale dal 1994.
È una chiesa che nasce da una tradizione di teologia della liberazione e di opzione per i poveri, che ha trovato nelle comunità di base e nel servizio ai margini la propria forma concreta di fedeltà al Vangelo.
La segretaria regionale della LWF per l’America Latina, i Caraibi e il Nord America, Sonia Skupch, ha affidato il nuovo ministero alla preghiera: “È mia preghiera che lo Spirito Santo accompagni la vescova e le comunità della ILFE nella loro missione. Possa sentirsi sempre accompagnata e parte della comunione in Cristo, nei momenti di gioia come in quelli di difficoltà“.
Un segno per la comunione mondiale
L’insediamento di Katia María Cortez è anche un segnale per tutta la comunione luterana mondiale: che la chiesa cresce lì dove trova il coraggio di stare accanto a chi soffre, come servizio con il popolo, non sopra di esso.

Dignità, libertà, uguaglianza: le chiese luterane e le radici della democrazia
In un documento programmatico le chiese luterane riflettono sulla democrazia: libertà, dignità, diritti umani hanno radici teologiche.
Democrazia non è una parola ovvia
Il 23 maggio 1949 entrava in vigore il Grundgesetz (Costituzione), la Legge fondamentale della Repubblica federale tedesca.
Settantasette anni dopo, la Costituzione della libertà — come viene chiamata — si trova a dover essere difesa, non solo celebrata.
È in questo clima, e in questi giorni, che la Chiesa Evangelica Luterana Unita in Germania (VELKD) ha scelto di pubblicare una dichiarazione programmatica sulla democrazia: “Ben fondata — Un messaggio delle chiese luterane sulla democrazia” (Gut begründet — Ein Wort der lutherischen Kirchen zur Demokratie).
Un documento dall’alto valore teologico e socio-politico che affronta la crisi della democrazia oggi, evitando il dibattito di parte e senza nascondersi dietro l’astrazione.
Un campanello d’allarme senza paura
“La democrazia, oggi più che mai, non è più un dato di fatto“, afferma il vescovo capo della VELKD, Ralf Meister di Hannover.

“Gli estremismi politici si stanno rafforzando, le voci estremiste si fanno più forti e guadagnano terreno“. A livello mondiale populismo e forze autoritarie sono in ascesa.
E sono sempre più le persone che non si sentono più ascoltate.
Il documento parla apertamente di Demokratiedämmerung — crepuscolo della democrazia — e di post-democrazia, termini che circolano nel dibattito politologico europeo e che le chiese decidono di accogliere senza eufemismi.
Ma poi aggiunge qualcosa che suona diverso dal consueto tono d’allarme: “Chi dubita della democrazia ha bisogno di buone ragioni per apprezzarla — non di indignazione morale“. È questa la scommessa del testo: offrire argomenti, non condanne.
Non ripetere il silenzio
Il documento non nasconde la responsabilità storica delle Chiese.
“Le chiese cristiane, nella precedente Demokratiedämmerung — nel fascismo — hanno fallito“, scrive la VELKD. “Hanno taciuto, si sono adattate, si sono accostate alle strutture autoritarie più che alla libertà dei cittadini. Questa memoria non è un tema marginale — appartiene all’onestà teologica. Ed è proprio da questa storia che nasce oggi una responsabilità particolare“.
La Dichiarazione Teologica di Barmen del 1934 (Barmer Theologische Erklärung), pietra fondante della Chiesa Confessante contro il nazismo, viene citata come riferimento vincolante: tutta la potestà politica è subordinata al mandato di Dio, è limitata dalla dignità e dalla libertà delle persone e deve rispondere davanti a Dio e agli uomini.
Tre convinzioni, una struttura
La riflessione dei luterani in Germania è fondata su tre pilastri teologici che individuano nella compatibilità — anzi, nella particolare prossimità — tra fede cristiana e ordine democratico le loro ragioni.
Il primo pilastro individua l’essere umano creato a immagine di Dio: portatore di una dignità inalienabile, è chiamato alla libertà e alla responsabilità verso le altre persone.
Il secondo: la grande scoperta riformatrice di Lutero — la giustificazione per fede in Cristo, non per le opere — libera l’essere umano dal bisogno di dimostrare il proprio valore davanti a Dio e davanti al potere, e fonda così una libertà che nessuna potenza umana può togliere.
Il terzo: ogni potere politico è al servizio della giustizia e della pace, è vincolato al comandamento di Dio e alla dignità delle persone.
Queste tre convinzioni — ricorda la VELKD — hanno contribuito storicamente all’affermazione della democrazia come forma di auto-determinazione politica.
E restano, nell’oggi, ragioni forti contro ogni forma di governo autoritario che calpesti dignità, libertà e uguaglianza.
Costituzione e Vangelo
Nella seconda parte il documento percorre articolo per articolo i fondamenti della Legge fondamentale tedesca, mostrando la prossimità — non l’identità — tra diritto costituzionale e visione cristiana dell’essere umano.
La dignità umana è inviolabile: non perché lo dica lo Stato, ma perché precede lo Stato e, per i cristiani, è dono di Dio.
La libertà di coscienza e di religione — sancita dall’articolo 4 del Grundgesetz — è difesa con particolare cura: solo in democrazia la libertà religiosa è garantita in modo strutturale, non arbitrario.
L’uguaglianza davanti alla legge richiama il Galati 3,28 paulino: “Non c’è più né giudeo né greco, né schiavo né libero, né maschio né femmina“.
La libertà di opinione, di stampa, di scienza riconduce direttamente alla Riforma Riforma che ha potuto diffondersi proprio grazie alla libertà di parola, di ricerca, di espressione artistica.
Premesse che possono essere considerate anche in riferimento alla Costituzione Italiana.
Seppure quest’ultima descriva la Repubblica come uno Stato laico, in essa sono contenuti elementi comuni al cristianesimo.
Anche in Italia, infatti, la centralità della persona e della dignità umana sono poste a fondamento dei principi costituzionali fin dall’articolo 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Democrazia come forma di vita
La terza parte del documento dei luterani in Germania è un appello alla partecipazione.
La democrazia non è perfetta — il testo lo dice apertamente: le decisioni sono lente, i compromessi faticosi, i meccanismi spesso opachi.
Ma è la sola forma di governo che garantisce in modo affidabile libertà, uguaglianza e partecipazione di tutti i cittadini.
Sistemi autoritari possono dare l’impressione di decisioni più veloci. Tuttavia a pagare il prezzo di questa velocità sono la libertà e l’uguaglianza, nell’interesse di chi governa, non del bene comune.
La democrazia ha bisogno di attitudine (Haltung), di formazione (Bildung), di verità (Wahrhaftigkeit), di soluzioni (Lösungen) e di democratici (Demokraten).
Le chiese evangeliche — conclude il documento — incoraggiano la partecipazione civica a ogni livello, dalla scheda elettorale al mandato pubblico, dal volontariato alla lettera ai giornali. E si dichiarano parte del processo democratico: non per imporsi, ma per rafforzare il senso civico e stare accanto a chi governa di fronte a decisioni difficili — anche, semplicemente, includendoli nelle preghiere di intercessione.
Una parola anche per noi
La VELKD è un’unione di sette chiese regionali dell’EKD che rappresenta oltre sette milioni di cristiani.
La CELI — piccola chiesa di minoranza nel contesto italiano — è partner e parte della stessa famiglia luterana.
Le sfide che il documento nomina — populismo, perdita di fiducia nelle istituzioni, polarizzazione sociale, tentazioni autoritarie — non ci sono sconosciute e non appartengono solo alla Germania.
In un anno in cui anche l’Italia ha vissuto trasformazioni politiche e sociali profonde, e in cui la dimensione europea della libertà è sotto pressione da più direzioni, la dichiarazione della VELKD è un testo prezioso e coraggioso.
Non è un proclama né un comunicato stampa di buone intenzioni.
È un documento programmatico che indica il percorso che i luterani vogliono compiere per tradurre in azioni le premesse teologiche.
“La democrazia non è il paradiso“, scrive il documento. “Ma è la forma migliore di convivenza che conosciamo — perché apre a tutti la stessa libertà politica e rimane aperta al cambiamento e al miglioramento“.

IA fatta da uomini: la Chiesa interroga il futuro del genere digitale
Il 70% dei programmatori di IA è uomo: rischiamo di ereditare digitalmente gli stessi stereotipi patriarcali del passato?
70%
Il 70% dei programmatori che costruiscono l’intelligenza artificiale sono uomini.
Non è solo una statistica occupazionale: è una radiografia del potere. Il report Interface AI Talent Gender Gap (settembre 2025) lo documenta con precisione: nell’Unione Europea, la quota femminile nell’IA scende dal 36,7% nei ruoli generici al 24,9% tra i professionisti software e dati, fino al 20,9% tra i ricercatori e ingegneri IA — cioè chi prende le decisioni fondamentali.
Più il ruolo è tecnico e influente, meno donne lo occupano. E il paradosso più amaro: le donne sono sovrarappresentate proprio nelle professioni più esposte alla sostituzione da parte dell’IA — il 4,7% contro il 2,4% degli uomini nei paesi ad alto reddito.
Il vecchio patriarcato in un corpo nuovo
Un algoritmo non inventa: impara. Come osserva l’articolo scientifico Religious Actors and Artificial Intelligence (Religion & Development, 2024), applicare una lente intersezionale — che includa genere, etnia, orientamento sessuale e appartenenza religiosa — allo studio dell’IA rivela come le dinamiche di potere si traducano in «data injustice».
I laboratori di ricerca della Silicon Valley sono ambienti culturalmente omogenei, costruiti da voci simili, con storie simili.
Se quelle storie hanno storicamente escluso le donne, i sistemi che ne nascono rischiano di perpetuare quella esclusione: in modo automatico, invisibile, scalabile.
La Diakonie evangelica tedesca lo chiama chiaramente: «bias», distorsione insita in ogni dataset che non rende giustizia alla realtà intera.
E avverte: tra i rischi maggiori dell’IA ci sono le «asimmetrie di potere nell’industria», perché «chi ha la capacità di sviluppare questi sistemi su larga scala determina quali scenari sono possibili e quali no».
Chi controlla l’algoritmo controlla la visibilità
L’Arbeitspapier evangelico svizzero KI in der Kirche (2025) è diretto: «Chi controlla i migliori algoritmi determina quali contenuti sono visibili e chi trova ascolto nel mondo digitale.»
Non è questione astratta. È il motivo per cui alcune voci risuonano e altre scompaiono.
E la Nordkirche, nella sua Digitalstrategie 2025+, ha inserito tra i principi fondamentali il rafforzamento esplicito di «coesione sociale e pari opportunità» come criterio irrinunciabile dell’uso cristiano della tecnologia.
La voce delle Chiese luterane
Le Chiese luterane nel mondo non stanno a guardare. La chiesa evangelica di Kurhessen-Waldeck (EKKW) ha adottato linee guida che impegnano esplicitamente a «riconoscere e mettere in discussione i cliché e gli schemi stereotipati eventualmente prodotti dall’IA, per evitare contenuti discriminatori e promuovere diversità e differenziazione», e a «proteggere i diritti e le opzioni di azione dei gruppi svantaggiati».
La chiesa luterana americana ELCA ha istituito un Gruppo consultivo sull’etica dell’IA, incaricato di sviluppare «salvaguardie per la privacy e l’utilizzo» e una guida studio «fede e IA» per le congregazioni.
Il documento del Social Issues Committee (settembre 2025) è netto: «La capacità dell’intelligenza artificiale di perpetuare le ingiustizie è già evidente negli algoritmi distorti» — e richiama il vangelo che «proclama un regno in cui nessuna cultura, lingua o gruppo etnico sia superiore né marginale».
Il pastore luterano Andrei Popescu, della comunità CELI di Trieste, scrive sulla nostra rivista Insieme – Miteinander: «Se i sistemi pretendono di sapere meglio di noi chi siamo, non possiamo tacere. Noi crediamo in un Dio che chiama le persone per nome — non le ordina in base a schemi.»
La nostra responsabilità
Come CELI, pratichiamo da decenni una fede in cui la voce delle donne conta nel ministero e nella guida delle comunità.
Sappiamo che una teologia costruita su una sola prospettiva è una teologia mutilata.
Lo stesso vale per la tecnologia. La responsabilità etica non tramonta nell’era dell’IA: cresce.
E si esercita nominando il problema. Affrontandolo non solo come prospettiva tecnico-scientifica ma come contenuto teologico oltre che etico.
L’IA non è il destino. Come ricorda la tradizione luterana: «Ciò che l’uomo ama, quello è il suo dio». Uno strumento si può tenere in mano diversamente. Ma solo se si decide di farlo.
Fonti
rivista CELI Insieme–Miteinander n. 4/2025; Interface AI Talent Gender Gap Report, sett. 2025; Diakonie EWDE, KI im Gemeinwohl, 2025; SEA, Arbeitspapier KI in der Kirche, 2025; EKKW, Leitlinie KI, 2025; ELCA, Resolution on AI, 2026; SIC Briefing Christian Ethics and AI, sett. 2025; Trotta et al., Religious Actors and AI, Religion & Development, 2024; Nordkirche, Digitalstrategie 2025+.

Sinodo 2026: Ruschke e Brendel eletti decano e vicedecano della CELI
Ruschke e Brendel eletti decano e vicedecano della CELI: nuova guida per la Chiesa Evangelica Luterana in Italia.
Due pastori, una chiamata
Nel corso dei lavori della terza seduta del XXIV Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, l’assemblea procede all’atto che segna il passaggio di consegne: l’elezione del nuovo Decano e del nuovo Vice decano.
Dopo la presentazione dei candidati e un breve dibattito, il Sinodo elegge Johannes Michael Ruschke, pastore della comunità di Venezia, come Decano della CELI, e Tobias Brendel, pastore della comunità di Torino, come Vice decano.

Due percorsi diversi, attraversati dalla stessa convinzione: che il ministero pastorale non è un mestiere ma una vocazione, e che la CELI ha bisogno di una guida che cammini insieme alle comunità, non davanti a loro.

Ruschke: ogni luogo è favorevole per l’amore di Dio
Johannes Michael Ruschke ha 45 anni, viene dalla Westfalia e porta con sé un bagaglio teologico e pastorale di rara densità.
Ha studiato teologia evangelica a Bethel, Tubinga e Berlino, e ha conosciuto l’Italia già nel 2007, con un tirocinio di sei mesi nella comunità luterana di Sicilia.
Dopo il dottorato a Münster sulla politica di tolleranza religiosa del XVII secolo — con tesi su Paul Gerhardt, lode summa cum laude — ha servito per dieci anni come pastore a Dortmund, partecipando alle commissioni d’esame, selezione e formazione continua della Chiesa evangelica di Westfalia.
Da febbraio 2024 guida la comunità di Venezia e dal 2025 si occupa della formazione dei predicatori nella CELI. Arriva in Italia con la moglie Sarah e i quattro figli.
Un versetto del Salmo 31 accompagna la sua candidatura: “Tu, o Dio, m’hai messo i piedi in luogo favorevole“. E la motivazione che porta al Sinodo è diretta, senza retorica: “Mi candido perché la CELI mi sta a cuore. Mi candido come Decano per accompagnare spiritualmente e umanamente quella che sento come la mia Chiesa“.

Brendel: la Chiesa non è il progetto di un singolo
Tobias Brendel viene dalla Franconia, in Baviera.
Prima di studiare teologia a Tubinga, Glasgow, Monaco ed Erlangen, ha svolto il servizio civile presso l’Esercito della Salvezza ad Amburgo e ha trascorso sei mesi tra Stati Uniti, Corea del Sud e Filippine con l’organizzazione missionaria Youth With A Mission.
Per tredici anni ha guidato una comunità rurale in Baviera, gettando — come dice lui stesso — le fondamenta della propria vocazione.
Nel settembre 2022 ha accettato la chiamata pastorale a Torino, anche su consiglio dell’amico e pastore Michael Jonas. Nel 2025 ha sposato Barbara, conosciuta proprio nella città sabauda.
Dal 2023 cura la rubrica “Il teologo risponde” sulla rivista Miteinander della CELI e collabora all’organizzazione dei campi giovanili estivi.
Al Sinodo si presenta con parole che dicono molto del suo approccio: “Ho vissuto nelle tradizioni luterane e ho molto lavorato in ambito ecumenico con la Chiesa cattolica. Il mio approccio con il prossimo è fondato sull’ascolto“.
La diversità che esiste nella CELI, per Brendel, non è un problema da gestire ma una ricchezza da coltivare.
E chiude con una riflessione teologica che dà la misura del suo sguardo: “Intendo la carica di Vice decano come un compito non solitario, perché la Chiesa non è il progetto di un singolo. È il progetto e la missione di Dio, perciò ogni compito, compreso il mio, è in realtà una collaborazione con Dio per realizzare la Sua missione. Una responsabilità grande, che comporta il prendersi cura delle cose di Dio mentre Lui si prende cura di noi“.

Un nuovo cammino comincia
Domenica 3 maggio il Sinodo chiude i lavori con il culto solenne e l’insediamento della nuova leadership della CELI.
L’elezione di Ruschke e Brendel arriva al termine di giornate che hanno affrontato senza reticenze le sfide più urgenti: la vertenza con il Ministero dell’Economia sull’otto per mille, la riorganizzazione delle sedi pastorali con l’obiettivo di un massimo di dodici, la riduzione della quota nella Claudiana Editrice, il saluto a quattro pastori che lasceranno l’Italia in estate.

Il nuovo Decano e il nuovo Vice decano ereditano una Chiesa che sa di dover cambiare e che ha già cominciato a farlo — con la lucidità di chi non confonde la fedeltà al Vangelo con l’attaccamento alle strutture.
La CELI riparte da Venezia e Torino, da un teologo della tolleranza e da un pastore che suona la tromba, con il compito di guidare una comunità piccola ma viva lungo un cammino che nessuno percorre da solo.


Sinodo 2026: riorganizzazione sedi pastorali e riconferma dell’impegno nella Claudiana
Il Sinodo approva una commissione per ridurre le sedi pastorali mentre conferma la propria partecipazione societaria nella Claudiana Editrice.
I conti, senza giri di parole
La seconda giornata della terza seduta del XXIV Sinodo della CELI, il 1° maggio, si apre con la relazione del tesoriere Jens Ferstl.

Al centro, la ferita aperta: la decurtazione dei fondi dell’otto per mille da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze, originata da un errore dei CAF che negli anni passati gestivano le dichiarazioni dei redditi.
Ferstl illustra la situazione di bilancio e il dialogo in corso con il Ministero. Il dibattito che segue è vivace e diretto: i sinodali chiedono al Concistoro azioni operative concrete per affrontare le criticità e strumenti pratici — come la raccolta delle firme per l’otto per mille — che traducano la strategia in gesti quotidiani.
Con votazione, il Sinodo approva l’operato del Concistoro: il Decano Carsten Gerdes, la Vice decana Kirsten Thiele, il tesoriere Jens Ferstl, la legale rappresentante Cordelia Vitiello e Angelo Ruggieri.

I microprogetti entrano nel Sinodo
Per la prima volta, l’assemblea sinodale incontra direttamente chi opera nella società civile grazie ai fondi dell’otto per mille luterano.
Quattro delle oltre ventiquattro organizzazioni che il bando microprogetti 2026 finanzia hanno così avuto modo di presentare il proprio lavoro: Salvatore Sofia del Teatro dei Venti, Cosimo Scarano di Dream Life ETS, Lorenzo Belli e Maria C. Frustaci de La Nave di Telemaco, Maura Benedetti e Elvio Raffaello Martini di BuonAbitare APS.
Volti, storie, territori che entrano nella vita sinodale e la cambiano — perché una Chiesa che finanzia progetti e poi li ascolta compie un atto di coerenza prima ancora che di comunicazione.
Una prospettiva che la CELI interpreta come una sorta di diaconia condivisa, che agisce con valori comuni e si affida all’azione di chi sa e può realizzare progetti concreti in favore della società.

Dodici sedi pastorali: la commissione che ridisegnerà la CELI
Sabato 2 maggio i lavori riprendono con i saluti del vescovo della Chiesa Evangelica di Confessione Augustana in Slovenia, Aleksander Erniša.

Poi arriva una delle delibere certo più attese e significative di questo Sinodo: la costituzione di una commissione che entro il 2027 presenti una proposta di riorganizzazione delle sedi pastorali della CELI, con l’obiettivo di un massimo di dodici sedi.
La commissione dovrà definire criteri che tengano conto di considerazioni teologiche, strategiche e della realtà economica e umana attuale.
Il Centro Melantone e i crediti europei
Patrick Spitzenberger, direttore del Centro Melantone, presenta una relazione che guarda al futuro: grazie alla collaborazione con la Facoltà Valdese, gli studenti del Centro possono ora acquisire crediti ECTS attraverso la partecipazione all’anno di studi.
Un’opportunità particolarmente rilevante per gli studenti al di fuori della Germania e più in linea con lo standard europeo.
Spitzenberger conferma la buona atmosfera tra gli studenti e annuncia il nuovo accordo firmato tra il Centro Melantone e la Comunità delle Chiese Evangeliche in Europa (GEKE), con la nuova segretaria generale Susanne Schenk già ospite a Roma.
La Claudiana: restare, anche se costa
Il dibattito sulla Claudiana Editrice — l’unica casa editrice protestante in Italia — occupa una parte significativa dei lavori.
Ingrid Pfrommer, vice presidente e delegata della CELI nel consiglio di amministrazione, presenta la relazione. La proposta iniziale prevedeva di cedere le quote in capo alla CELI agli altri soci.
Nel corso della discussione la moderatora della Tavola Valdese Alessandra Trotta sottolinea l’importanza di non abbandonare un impegno che rappresenta una forma di dialogo con la società italiana e con il protestantesimo nel suo insieme.
Un sentire già anticipato e ribadito da numerosi interventi di gran parte dei sinodali.
Il dibattito infatti conferma la diffusa e convinta volontà dei luterani, dei pastori e pastore, di non sottrarsi alla responsabilità di essere presenti nella società italiana a livello culturale ed editoriale.
Il Sinodo così delibera la riduzione della quota dal 15% al 7%: la CELI resta tra i soci della Claudiana, riduce l’impegno economico e mantiene la propria presenza nel consiglio di amministrazione.

Saluti e nuovi cammini
Il Sinodo, prima di procedere alle elezioni, saluta i pastori e le pastore che in estate lasceranno il proprio incarico in Italia: Michael Jonas (Roma), Magdalena Tiebel-Gerdes (Ispra-Varese), Hanno Wille-Boysen (Milano Riformata) e Carsten Gerdes (Ispra-Varese).

Ogni pastore, ogni pastora che arriva porta con sé doni e talenti che la comunità non sapeva di attendere; ogni pastore che parte lascia qualcosa che non si misura in anni di servizio ma in semi piantati, relazioni costruite, parole pronunciate al momento giusto.
La CELI li ringrazia non certo come atto di cortesia, ma come segno di gratitudine a Dio per l’ampia messe in cui gli operai sono pochi ma che, per grazia di dio, è sempre abbondante.
Pastori e pastore che hanno condiviso i loro doni, riconoscendo in ciascuno e ciascuna di loro una benedizione ricevuta — nella certezza che chi ha camminato insieme non si perde mai del tutto e che la strada percorsa continua a portare frutto, qui e dovunque lo Spirito li condurrà.

Aperto a Roma il Sinodo 2026: all’opera per il raccolto del signore
A Roma si apre il XXIV Sinodo della CELI: nuovi decani, crisi otto per mille, microprogetti e il futuro della Chiesa luterana in Italia.
Culto d’apertura: bagagli leggeri per un cammino lungo
Aperto oggi a Roma, 30 aprile, la terza seduta del XXIV Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia.
Il Decano uscente Carsten Gerdes e la Vice decana uscente Kirsten Thiele hanno presieduto il culto solenne che avvia i lavori.
Il sermone, costruito attorno al motto sinodale tratto da Matteo 9,37-38 — “La messe è molta, ma gli operai sono pochi” — pone subito la domanda che attraverserà questi giorni: cosa serve davvero per continuare a costruire il Regno di Dio?
“Forse abbiamo troppi bagagli — collaboratori a tempo pieno, privilegi, abitudini, strutture consolidate“, ha esordito Thiele. “Gesù chiedeva bagagli leggeri. E a chi lo seguiva non ha mai promesso una strada facile“. Il riferimento al giovane ricco che se ne va triste, perché non riesce a rinunciare ai propri beni, dà il tono a un Sinodo che dovrà ben ponderare le proprie decisioni.

La tempesta dell’otto per mille
Nella relazione del Decano uscente, il nodo più difficile emerge senza giri di parole: la drastica riduzione dell’assegnazione dell’otto per mille da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Nell’estate 2025, senza preavviso, il Ministero ha trattenuto un terzo della somma. La CELI si è trovata perciò davanti a una scelta: proseguire il contenzioso giudiziario dall’esito incerto oppure accettare una proposta di accordo con restituzione dilazionata in cinque o sei anni.
“È stata chiaramente la decisione più difficile degli ultimi quattro anni“, dice Gerdes. “L’abbiamo presa all’unanimità in seno al Concistoro. Di questo sono grato“.
Guardare avanti, non ripiegarsi
Il presidente del Sinodo, Alfredo Talenti, inquadra i lavori con un messaggio preciso: non ripiegarsi su sé stessi nonostante le difficoltà.
“Abbiamo creduto che il messaggio da proporre a questo Sinodo sia quello dello stimolo a guardare avanti, rimboccandosi le maniche“, afferma nella sua relazione.
Talenti, in un dettagliato intervento, ha esortato i sinodali a discutere, prendere posizione, anche criticamente ma avendo chiaro che l’obiettivo comune rimane la testimonianza che è propria della Chiesa affrontando le difficoltà senza lasciarsi vincere dalle difficoltà.

Microprogetti e società civile
Il Sinodo 2026 ospita per la prima volta rappresentanti delle associazioni che il bando dei microprogetti finanzia.
La terza edizione, avviata all’inizio del 2026, ha comunque raccolto quasi 500 candidature — più dell’anno precedente. Due dei quattro gruppi di lavoro sinodali accolgono i rappresentanti di quattro associazioni beneficiarie.
La strategia, come spiega il Concistoro, è duplice: più che investire illimitatamente in pubblicità che sfiora occhi e orecchie, investiamo in progetti concreti che durano più a lungo, vanno a beneficio diretto delle persone o dell’ambiente. Di questo e di ciò che ne deriva vale perciò la pena che il Sinodo sia informato.
Nuovi volti, nuovi cammini
Questo Sinodo segnerà l’elezione dei nuovi Decani.
Il passaggio di consegne avviene in un momento di significativo movimento nel personale pastorale: il Decano ha ordinato Heidi Lengler come pastora e l’ha insediata nella comunità di Sicilia; Kirsten Thiele ha assunto il ministero a Verona; Elisa Schneider è tornata nella CELI come pastora a Napoli.
In estate, quattro pastori lasceranno le loro comunità: Magdalena Tiebel-Gerdes, Hanno Wille Boysen, Michael Jonas e lo stesso Gerdes, che tornerà in Germania con la moglie.
“Otto anni come pastore in Italia, quattro come Decano. Un orizzonte incredibile e mondiale che mi si è aperto“, dice in chiusura. “Tornerò in Germania profondamente cambiato. Alcune cose mi sono riuscite piuttosto bene, altre mi hanno portato al limite delle mie forze. Per questo posso solo chiedere scusa. E spero che il nuovo Decano riesca a fare meglio“.

Ecumenismo e partenariati
La relazione segnala importanti sviluppi ecumenici: a gennaio, a Bari, la CELI ha partecipato con altre 16 chiese cristiane in Italia a un evento comune nell’ambito della Settimana mondiale di preghiera.
In Slovenia, Aleksander Ernisa ha assunto l’incarico di vescovo; in Ungheria, il nuovo vescovo Pál Keczkó ha iniziato il suo ministero; in Austria, Cornelia Richter è diventata la prima vescova della Chiesa evangelica.
La CELI ha inoltre firmato un accordo di sostegno reciproco tra la Comunità delle Chiese Evangeliche in Europa (GEKE) e il Centro Melantone. “Non siamo soli“, ribadisce Gerdes. “Ma essere Chiesa significa essere in cammino. Non andiamo via tristi — abbiamo motivo di gioire“.
