
La Riforma in 7 giorni/3 – Le 95 Tesi
Il 31 ottobre 1517 Lutero inviò le 95 Tesi contro le indulgenze: che cosa dicevano e perché scossero l’Europa.
Prima del martello, una lettera
La vigilia di Ognissanti del 1517 Martin Lutero scrisse all’arcivescovo Alberto di Magonza, il principe della Chiesa sotto la cui autorità si predicavano le indulgenze.
Allegava scritte a mano 95 Tesi in latino, proposte per una disputa tra dotti.
Davanti ai nostri occhi compare spesso l’immagine del monaco Lutero che quelle tesi le inchioda a colpi di martello sulla porta della chiesa del castello di Wittenberg.
Ma è un quadro, che sintetizza i fatti, ma che è giunto a noi dopo.
I primi a diffondere quel racconto furono Georg Rörer e Filippo Melantone negli anni vicini alla morte di Lutero.
Oggi molti storici dubitano che sia andata proprio così.
Lutero stesso ricordava di essersi rivolto prima, con rispetto, ai vescovi.
Il martello forse è leggenda. La lettera no, quel documento esiste.
Che cosa dicevano le 95 Tesi
La prima è già un programma: quando Gesù dice «convertitevi», vuole che tutta la vita dei credenti sia conversione. Non un atto da sbrigare, dunque, ma un modo di stare davanti a Dio.
Poi, una dopo l’altra, le tesi smontano le promesse che i venditori d’indulgenze raccontavano in giro.
Inganna chi sostiene che l’anima vola via dal purgatorio appena la moneta risuona nella cassetta (tesi 27).
Chi dà al povero o presta a chi ha bisogno fa meglio di chi compra indulgenze (tesi 43).
Il vero tesoro della Chiesa è il santissimo Vangelo della gloria e della grazia di Dio (tesi 62).
Era una critica dall’interno, prudente nella forma, durissima nella sostanza.
Un nome che parla di libertà
In quei giorni Lutero cominciò a firmarsi in un altro modo.
Il cognome di famiglia era Luder, lo abbiamo scritto nella prima puntata di questa rubrica; lui, giocando con il greco eleutheros, «libero», lo trasformò in Luther.
Un dettaglio, si dirà. Una civetteria da umanista. Eppure racconta lo stato d’animo di un uomo che aveva appena detto ad alta voce ciò che pensava, e si era scoperto più libero di prima.
Il passaparola
Lutero, quindi, sollecitava, come d’uso al tempo, una discussione in aula.
Le Tesi, invece, vennero stampate a Lipsia, a Norimberga, a Basilea, tradotte in tedesco, lette nelle botteghe e nelle osterie.
In poche settimane le conoscevano tutti, anche chi non sapeva il latino. Oggi diremmo che erano diventate virali, senza che il loro autore lo avesse previsto né voluto.
Per questo il 31 ottobre è diventato la data simbolica della Riforma: non perché tutto cominciò quel giorno, ma perché quel giorno una domanda uscì dalla cella di un convento e trovò il mondo ad aspettarla.
Domani faremo tappa a Lipsia: dove la domanda diventò rottura.