
Luterani a Napoli: 200 anni resistenti
Luterani a Napoli da due secoli: sabato 31 ottobre il culto della Riforma e del bicentenario in via Poerio.
Un culto “nascosto”
La storia dei luterani a Napoli comincia in una stanza d’ambasciata.
Il 19 aprile 1826 nasce la Comunità evangelica franco-tedesca: circa duecento membri fra tedeschi, svizzeri, francesi, olandesi e danesi, riuniti nella legazione prussiana di Pizzofalcone.
Nel Regno delle Due Sicilie, infatti, i culti non cattolici erano proibiti, e l’ambasciata era l’unico spazio dove la polizia borbonica non entrava.
Per trentaquattro anni la libertà di culto finisva su quella soglia.
Il 28 ottobre 1860 il concistoro va a Caserta, al quartier generale di Garibaldi, e ottiene il permesso di costruire una chiesa aperta.
Così, il 28 maggio 1865 si inaugura quella di via Carlo Poerio.

Mai stancarsi di spiegare
«Oggi, credo, molti membri non se ne rendono nemmeno più conto. Per fortuna, celebrare il culto e riunirsi è diventato qualcosa di naturale», dice la pastora Elisa Schneider, in servizio dal dicembre 2025.
Però, aggiunge, «sia a livello sociale che personale, essere luterani nel Sud Italia è tutt’altro che scontato e richiede sempre delle spiegazioni».

E questo ha un effetto: «il fatto di dover continuamente ridefinire la propria identità e rassicurarsi rende una comunità anche resiliente e resistente. E allo stesso tempo dimostra ancora oggi ciò di cui c’è bisogno: flessibilità e sensibilità per il contesto».
A Ischia e a Bari, per gli spazi, la comunità è ancora ospite della Chiesa cattolica e di quella valdese. «Oggi questo è un arricchimento e un segno di amicizia».

Predicare e praticare
La diaconia, l’azione sociale della chiesa, viene prima dell’edificio.

Nei primi dieci anni, ad esempio, la comunità gestisce quattro casse: per i poveri, per le esequie dei poveri, per gli orfani, per i soldati svizzeri detenuti.
Nel 1839, in un appartamento affittato, apre il primo ospedale evangelico di Napoli. Nel 1968 arriverà Villa Betania.

«Questo è il cuore della comunità, perché è ancora oggi il messaggio fondamentale del cristianesimo», dice la pastora.
«Nei nostri eventi e nelle nostre iniziative non guardiamo se qualcuno è membro o no, ma mettiamo al centro la persona».
Nel «progetto farfalla», con l’associazione Quartieri Spagnoli e il sostegno della Federazione Luterana Mondiale (LWF), «ai giovani non viene offerta solo un’attività pomeridiana, ma anche una prospettiva di vita attraverso la convivenza e il sostegno».
Semi dispersi che portano frutto
Centotrenta membri, quattro luoghi: Napoli, Ischia, Bari, Capri. «Ciò che va bene per Capri non è detto che vada bene anche per Ischia. Ogni luogo ha la sua identità e il suo spirito».

Dalla teologia della diaspora, la pastora Schneider ha imparato «che non conta quanto è grande una comunità e che anche una chiesa molto piccola può fare la differenza se è consapevolmente connessa a una rete e alla società».
L’immagine è familiare: «quando un bambino soffia sul fiore una parte dei semi viene portata dal vento in tanti posti diversi, portando lì nuovi frutti».
La Riforma a Napoli
Sabato 31 ottobre, alle 17, in via Carlo Poerio: culto solenne per la Festa della Riforma e per il bicentenario.
Presiede il Decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, dr. Johannes M. Ruschke; canta il Coro Luterano diretto dal Maestro Carlo Forni, all’organo Stefano Perrotta.
Ci saranno valdesi, battisti, Esercito della Salvezza, altre chiese riformate, rappresentanti della Chiesa cattolica.
Nel 1826 quella stanza d’ambasciata teneva insieme luterani, uniti e riformati: sabato somiglia a un ritorno all’origine.
L’invito la pastora lo formula così: «c’è una festa che capita una volta sola nella vita. Non devi essere protestante per entrare, devi solo essere curioso. E poi canta il coro, e la musica, si sa, non ha confessione. Vieni, dopo restiamo insieme a festeggiare».
La storia della comunità si apre con una parola di Geremia: cercate il bene della città dove siete stati mandati, perché dal suo bene dipende il vostro.
Due secoli dopo, non è un ricordo. È l’impegno dei luterani a Napoli.
