
Teatroterapia in Sardegna: Il Salto del Delfino
Nel sud della Sardegna la compagnia Il Salto del Delfino fa teatroterapia: la scena come crescita personale, con attori con disabilità regolarmente retribuiti.
Il teatro che agisce sulle parti sane
In Sardegna c’è una compagnia che non guarda al palco come ad un punto di arrivo, bensì come ad una strada.
Una via sconosciuta da scoprire e percorrere, insieme agli altri ed alle altre.
Il Salto del Delfino fa teatroterapia: usa cioè la scena come motore di crescita personale, lavorando non sulle ferite ma sulle parti sane di ciascuno, sulle passioni, le inclinazioni, la voce che ognuno ha.
Da questo laboratorio permanente nasce “Teatri d’Estate“, la rassegna giunta nel 2026 alla sesta edizione, a Dolianova, in un teatro all’aperto.
La teatroterapia come crescita

Nella teatroterapia il copione è solo un pretesto. Ci si incontra una o due volte a settimana, tutto l’anno: si leggono i testi, si improvvisa, si cuciono costumi da vecchi abiti e si costruiscono scene con oggetti ripescati dalle soffitte.
Guidati dal regista e teatroterapeuta Nicola Michele, bambini, adolescenti, adulti e persone della terza età si sperimentano come attori, scrittori, scenografi. E imparano, soprattutto, a dire le proprie emozioni: in scena, e poi nella vita.
Dove la continuità è una radice
La compagnia opera nel Sud Sardegna, terra di agricoltura e di pastorizia, segnata però da disoccupazione e abbandono scolastico.
Qui i gruppi accolgono con cura particolare chi vive disagio familiare, disabilità, disturbi dello spettro autistico.
Ne fanno parte attori con sindrome di Down e attori sordi, accanto ai professionisti. E c’è una cosa rara: i bambini che frequentavano il laboratorio dieci anni fa oggi recitano nel gruppo degli adulti. Il teatro, qui, è una radice che tiene.
Perché lo svuotamento dei territori, dei piccoli centri come delle aree periferiche, delle città per mancanza di lavoro come delle zone rurali, è una emergenza reale e che riguarda tutti.

Perché scegliere l’otto per mille luterano
Già nel 2025 l’otto per mille della Chiesa Evangelica Luterana in Italia ha contribuito a portare a Dolianova gli artisti dell’Odin Teatret, e soprattutto ha permesso di scritturare gli attori con disabilità, riconoscendone il lavoro con una vera busta paga e i contributi.
Non un gesto simbolico, ma dignità pagata il giusto. Il sogno, ora, è un pulmino con pedana per raggiungere i paesi dell’interno e portare il teatro perfino in spiaggia. Questa, per noi luterani, è una forma di chiama diaconia condivisa: stare accanto alle persone, riconoscendone il valore. Piccoli e grandi progetti sbocciano in Italia, e hanno un nome: il tuo.
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