
Sport e disabilità a Trieste: lo showdown di TELA
A Trieste, TELA APS crea una squadra di showdown: lo sport che si gioca con l’udito, dove persone con disabilità visiva e vedenti giocano insieme.
Uno sport che si gioca con le orecchie
C’è uno sport in cui gli occhi non servono, e tutti partono alla pari.
Si chiama showdown, si gioca su un tavolo con una pallina che suona, e si vince ascoltando: il rumore, lo spazio, il respiro dell’avversario.
A Trieste l’associazione TELA – Territorio Europa Lavoro lo mette al centro di “Sport e disabilità 2026”, un progetto che fa dello sport e disabilità un terreno di incontro, pensato soprattutto per le persone con disabilità visiva, parziale o totale, che giocano accanto a persone vedenti.

Lo showdown, dove vedere non conta
Nello showdown la vista non dà vantaggio: tutti indossano una mascherina, e a guidare restano l’orecchio e il tatto.
È una disciplina ancora poco conosciuta e profondamente inclusiva, che mette al centro le capacità, la collaborazione, la fiducia in sé.
A Trieste nasce così una squadra regionale, con allenamenti costanti in una palestra accessibile, istruttori qualificati, volontari e accompagnatori al fianco degli atleti.
Oltre il campo, una rete
Chi vive una disabilità visiva incontra ostacoli concreti: spostamenti difficili, pochi spazi inclusivi, il rischio dell’isolamento. Lo sport e disabilità diventa allora una leva per le pari opportunità e il benessere, ma anche un modo per costruire comunità.
Attorno agli allenamenti crescono volontari, operatori e cittadini, e una cultura dell’accessibilità che riconosce nelle differenze una risorsa. A chiudere il percorso, un torneo pubblico aperto alla città.

https://it.wikipedia.org/wiki/Showdown_(sport)
Perché scegliere l’otto per mille luterano
L’otto per mille della Chiesa Evangelica Luterana in Italia è la base che permette a questo progetto di partire davvero: trasforma un’idea in allenamenti, in una squadra, in un torneo dove chi non vede e chi vede siedono allo stesso tavolo.
La CELI concorre così a sviluppare una diaconia condivisa, inclusiva e diffusa: stare accanto alle persone, perché nessuno resti ai margini del gioco. Piccoli e grandi progetti sbocciano in Italia, e hanno un nome: il tuo.
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