
L’epidemia di solitudine e la risposta luterana
Un adulto su due si sente solo. La solitudine fa male quanto fumare quindici sigarette. La chiesa luterana risponde.
Una settimana, un’urgenza
Dal 22 al 28 giugno 2026 si svolge in Germania la settimana d’azione «Gemeinsam aus der Einsamkeit» — Insieme fuori dalla solitudine — promossa dal Ministero federale per la famiglia.
La Chiesa evangelica in Germania (EKD) partecipa attivamente, con eventi nelle comunità, nelle biblioteche, negli spazi di incontro.
Non un’iniziativa di nicchia ma il riconoscimento che l’epidemia di solitudine e la risposta luterana si trovano al centro di una delle sfide più urgenti del nostro tempo.
I numeri che pesano
Nel 2023 il Chirurgo generale degli Stati Uniti, Vivek Murthy, ha pubblicato il rapporto Our Epidemic of Loneliness and Isolation (La nostra epidemia di solitudine e isolamento).
Circa un adulto su due negli USA riferisce livelli misurabili di solitudine. L’impatto sulla salute è paragonabile a fumare 15 sigarette al giorno — più grave dell’obesità e dell’inattività fisica.
Il rischio di malattie cardiovascolari, demenza, ictus, depressione e morte prematura aumenta significativamente con l’isolamento sociale.
Murthy racconta che durante un lungo viaggio di ascolto attraverso il Paese aveva sentito ripetere una frase: «Se domani sparissi, nessuno se ne accorgerebbe».
Spesso i Pastori e le Pastore potrebbero confermare quanto questa attitudine sia diffusa o meno.
I molti volti della solitudine
La solitudine non ha un solo volto. Ereditata, subita, cercata la solitudine come paura, silenzio, sparizione.
Da distinguere però tra lo stare soli — che può essere sano e fecondo — e la solitudine dolorosa: la percezione di non essere visti, di non contare per nessuno.
La dimensione politica
Hannah Arendt aveva già indicato questa traiettoria in “Vita activa, la condizione umana” del 1989 (ed. ital. Bompiani).
Per lei la solitudine è la «malattia cronica dell’epoca moderna», frutto della dissoluzione dei legami tradizionali.
L’individuo isolato diventa terreno fertile per i movimenti totalitari: cerca nel fanatismo collettivo il senso che non trova altrove. Citava Lutero: «Non è bene che l’uomo sia solo.» Una frase della Genesi che il riformatore ha riletto come principio antropologico fondamentale.
La risposta delle chiese
Il Salmo 68 dice che Dio «dà una casa ai solitari» (v. 6).
La chiesa, nella tradizione luterana, è una famiglia concreta — non un’istituzione di servizi spirituali.
Una comunità evangelica di Francoforte ha avviato un progetto semplice e potente: invitare a cena i solitari.
Un tavolo, un pasto, una conversazione.
La pastora Mesrawati Telaumbanua, predicando al Consiglio della Federazione Luterana Mondiale l’11 giugno scorso, ha detto: «Non nascondete mai le vostre fatiche. La vostra onestà potrebbe salvare il ministero di qualcun altro».
L’amore fraterno, nella tradizione luterana, non è un sentimento passeggero, estemporaneo. È un obbligo — che si esercita anche quando è scomodo.
Lo Spazio Ascolto della CELI
Da circa un anno la Chiesa Evangelica Luterana in Italia ha uno Spazio Ascolto sul proprio sito.
Finora si sono rivolte decine di persone — spesso non luterane, non protestanti. Cercano ascolto, conforto, preghiere, vicinanza.
Non un servizio. Né una attività di counseling.
Una presenza. La chiesa che dice «ci siamo», senza condizioni confessionali, senza aspettarsi nulla in cambio.
Così come i microprogetti finanziati dall’otto per mille luterano: dal teatro sociale, l’intervento nelle carceri, l’aggregazione delle generazioni.
Azioni concrete e necessarie non solo per arginare un fenomeno diffuso, ma sperimentare nuovi modi e modelli dello stare insieme per ascoltare e fare.