
Il calcio non sia una merce
Il calcio non sia una merce: l’incaricato per lo sport della EKD Thorsten Latzel critica la FIFA e Infantino.
Una notte di trattative, poi il passo indietro
Che il calcio non sia una merce è il principio con cui Thorsten Latzel, incaricato per lo sport (Sportbeauftragter) del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania (EKD), ha commentato al servizio stampa evangelico la vicenda che ha attraversato il calcio mondiale negli ultimi giorni. «Il calcio non è in vendita», ha detto.

Nella notte tra venerdì e sabato Gianni Infantino, presidente della Federazione internazionale di calcio (FIFA), ha ritirato il progetto di cedere a investitori privati i diritti del Campionato del mondo.
Ha ceduto a una pressione globale che si era fatta insostenibile: l’Unione delle federazioni calcistiche europee (UEFA) aveva minacciato il boicottaggio di tutti i tornei FIFA.
Per Latzel — che è anche presidente (Präses) della Chiesa Evangelica nella Renania, la seconda chiesa regionale protestante per dimensioni in Germania — il tentativo, ripetuto, metteva a rischio il calcio stesso.
Il metodo, prima ancora del merito
La critica di Latzel riguarda soprattutto il metodo.
«L’intero procedere di Infantino, aggirando gli organi competenti, e il suo parlare di “processi democratici” si contraddicono completamente», sostiene Latzel.
E ancora: «Infantino svaluta ciò di cui lo sport si occupa in generale».
Le federazioni, ha aggiunto, devono tornare a imparare che il loro è un compito di servizio, non di massimizzazione del profitto.
Un caso che ne racconta molti
Latzel legge la vicenda dentro un quadro più ampio. Quanto accade alla FIFA, ha detto, è «l’immagine di un processo di più vasta portata, in cui élite corrotte ritengono di stare al di sopra delle regole, di poter comprare tutto e strumentalizzarlo per i propri fini».
Il calcio, come lo sport in generale, vive invece di gratuità, di regole condivise, di competizione leale.
«Proprio nel calcio vediamo come questi pensieri siano in pericolo, quando c’è troppo denaro in gioco e quando detentori di potere politico cercano di strumentalizzare i grandi eventi sportivi».
Nel mirino anche il Mondiale appena concluso negli Stati Uniti, in Messico e in Canada: prezzi dei biglietti definiti esorbitanti, interruzioni pubblicitarie.
E due episodi che Latzel indica come sintomi: l’assegnazione del cosiddetto premio FIFA per la pace al presidente statunitense Donald Trump — che il teologo aveva già criticato in dicembre come «pura piaggeria e strumentalizzazione dello sport» — e la revoca di un cartellino rosso avvenuta, a suo giudizio, contro le regole e per motivi politici.
Nel calcio, osserva, gira troppo denaro: per giovani giocatori si pagano cifre di trasferimento assurde. «Molti tifosi sentono che il calcio si allontana sempre di più dalle proprie radici».
Modestia, umiltà, bene comune
La conclusione è teologica, e Latzel la ribadisce con risoluta fermezza.
La fede cristiana insegna modestia, umiltà, riguardo per l’altro e un orientamento al bene comune «che si oppone all’avidità individuale».
Anche lo sport può dare contributi essenziali alla società: la gioia dello stare insieme, il fair play, l’integrazione, il senso della squadra. Ma solo a una condizione: che non sia eterodiretto da interessi commerciali o politici.
«Lasciate che il calcio torni a essere calcio», ha detto l’incaricato per lo sport della EKD. «Lo sport è per l’essere umano, non è una merce».