
Il Consiglio luterano si fa in sei
Il Consiglio luterano si fa in sei per affrontare crisi dimenticate, guerra in Ucraina, Medio Oriente, Palestina e speranza.
Sei appelli da un solo luogo
«Il Consiglio luterano si fa in sei» — sei dichiarazioni ufficiali, pubblicate lo stesso giorno, il 15 giugno 2026, ultima giornata del Consiglio della Federazione Luterana Mondiale (LWF), riunito a Founex, sul lago di Ginevra, sotto il tema «Incoraggiatevi a vicenda nella fede» (Romani 1,12).
I sei testi toccano altrettante ferite del mondo contemporaneo: le crisi prolungate e dimenticate, la guerra in Ucraina, la riforma del Consiglio di Sicurezza ONU, il conflitto in Medio Oriente, la Palestina, e la speranza cristiana in tempo di crisi.

Quando la sofferenza non fa notizia
«Anche quando la sofferenza umana è dimenticata dalla maggioranza, o misurata in base a interessi geopolitici, profitto o visibilità mediatica, Dio non dimentica».
È la frase con cui si apre la prima dichiarazione, dedicata alle crisi prolungate.
Il Consiglio nomina, una per una, le guerre i conflitti che colpiscono 24 paesi: Afghanistan, Burundi, Camerun, Repubblica Centrafricana, Ciad, Colombia, Cuba, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Haiti, India, Libano, Mozambico, Myanmar, Nicaragua, Nigeria, Palestina, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina, Venezuela, Yemen.
Donne, bambine e bambini portano il peso maggiore di sfollamento, povertà, violenza di genere. Persone anziane, con disabilità, rifugiati, popoli indigeni: tra i più dimenticati.

Ucraina, quattro anni dopo
A più di quattro anni dall’invasione russa del febbraio 2022, i civili continuano a subire attacchi, sfollamento, distruzione di case, scuole, ospedali.
Il Consiglio condanna le violazioni del diritto internazionale e chiede il ritiro della Russia dai territori ucraini.
Centinaia di chiese, in maggioranza ortodosse, sono state colpite e distrutte dalle forze armate russe.
Il Consiglio amplifica la voce del Patriarca ecumenico Bartolomeo I, che ha condannato pubblicamente questa violenza.
Nessuna fede può legittimare distruzione, odio o dominio.

Una riforma necessaria
Il Consiglio di Sicurezza ONU riflette ancora gli equilibri geopolitici del 1945, non quelli di oggi.
Africa, America Latina, Caraibi e gran parte dell’Asia restano sottorappresentati.
Il Consiglio luterano chiede una riforma che renda l’organismo più rappresentativo, trasparente, responsabile — e respinge iniziative determinate da interessi particolari, come il recente «Board of Peace», che rischiano di minare il multilateralismo.

Medio Oriente: una richiesta per Natalie
Sulla Palestina, il documento è specifico: detenzione amministrativa arbitraria, attacchi a chiese e luoghi di culto, espansione degli insediamenti.
Il Consiglio si unisce all’appello della Chiesa Evangelica Luterana in Giordania e Terra santa per il rilascio di Natalie Abu Dayyeh — la giovane luterana di cui la CELI ha già raccontato la storia su queste pagine — e di tutti i palestinesi detenuti senza processo.
Chiede inoltre il ritiro militare israeliano da Gaza, la fine dell’occupazione, e un corridoio umanitario per le cure mediche.

La speranza non è ottimismo
L’ultima dichiarazione affronta la domanda più difficile: come continuare a sperare quando il mondo sembra arrendersi alla violenza?
La risposta luterana è precisa: la teologia della croce non promette trionfo. Dio si trova nel Cristo crocifisso, presente in chi soffre, è sfollato, muore schiacciato dal peso della guerra.
La speranza cristiana rifiuta sia l’ottimismo ingenuo sia la disperazione. La disperazione tratta la sofferenza presente come l’ultima parola. La risurrezione dice che non lo è.
Foto di copertina e nell’articolo:
© LWF/Albin Hillert