
I luterani all’ONU: occuparsi di intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale entra nella dichiarazione luterana all’assemblea generale ONU: servono salvaguardie robuste e una governance rigorosa.
Una richiesta che due anni fa non ci sarebbe stata
Il 23 settembre la Federazione Luterana Mondiale (LWF) ha rivolto una dichiarazione ai leader riuniti per l’81ª assemblea generale delle Nazioni Unite.
Tre le richieste: rinnovare l’impegno verso il diritto internazionale, investire nella costruzione della pace e nel dialogo, e prestare maggiore attenzione alle salvaguardie sull’intelligenza artificiale.
Non si tratta di novità e forse qualcuno potrebbe obiettare che si rischia di parlare sempre delle stesse cose.
Tuttavia, per i luterani, ribadire queste priorità non significa ripetere un invito di routine.
Significa sottolineare che su questi punti si misura il valore della nostra umanità: e farlo all’81ª assemblea dell’ONU vuol dire avere chiaro il contesto e la propria missione.
Ma a colpire è il focus sull’AI. Non perché sia sorprendente che una comunione di chiese se ne occupi — su questo sito ne abbiamo scritto più volte — ma perché entra in un documento rivolto ai governi del mondo, accanto alle guerre e alla crisi climatica.
Promessa e rischio
La Federazione riconosce quello che l’intelligenza artificiale promette: innovazione, trasformazione profonda.
Poi indica i rischi, e li nomina uno per uno: minare la democrazia, minacciare i diritti umani, la pace e la sicurezza.
«Guardarsi dai suoi danni richiederà salvaguardie robuste, una comprensione pubblica più profonda, e supervisione e governance rigorose».
Per noi luterani non esistono solo regole e controlli, ma soprattutto comprensione pubblica.
Fornire cioè alle persone gli strumenti per comprendere di cosa si sta parlando e cosa è in gioco.
È la stessa intuizione che sta dietro al Piccolo Catechismo e al tema dell’accessibilità — se nessuno capisce, nessuno può decidere.
Quattro preferenze
Il passaggio centrale della dichiarazione è una sequenza di quattro scelte.
«Insieme – sostiene la LWF – dobbiamo reclamare un ordine mondiale in cui il dialogo sia preferibile alla violenza; il bene comune agli interessi egoistici; la cooperazione al posto dello scontro; e lo stato di diritto al dominio del potere».
Reclamare il dialogo per sostenere il bene comune, la cooperazione ed il diritto.
Dentro c’è tutta la Riforma protestante raccolta in quello che, generalmente, si chiama impegno nello spazio pubblico.
Perché l’ONU
La Federazione riafferma ancora il ruolo cruciale delle Nazioni Unite e delle sue strutture di governance multilaterale nel «proteggere la dignità umana, prevenire i conflitti, sostenere la giustizia e la responsabilità, e permettere ai popoli di perseguire un futuro di speranza».
È una posizione che il Consiglio della Federazione aveva già assunto a Founex in giugno, chiedendo una riforma del Consiglio di Sicurezza che tenga conto della sottorappresentazione di Africa, America Latina, Caraibi e gran parte dell’Asia.
Non si tratta di un passaggio indolore: la sessione attuale dell’assemblea si riunisce in un clima di contrapposizioni, odi e rivendicazioni ben evidenti.
E non è di certo sfuggito alla leadership luterana quanto queste pressioni abbiano frenato il lavoro delle Nazioni Unite.
L’apertura dell’81ª assemblea, poi, è stata caratterizzata da interventi particolarmente duri volti a mettere in discussione il ruolo delle Nazioni Unite.
Perciò, riaffermare l’importanza di questo consesso, in una unità di intenti con altre delegazioni religiose, esprime una preoccupazione ben condivisa.
Chi c’è, a New York
La delegazione luterana è composta dal Communion Office di Ginevra e dal Lutheran Office for World Community, l’ufficio di collegamento della Chiesa Evangelica Luterana in America presso le Nazioni Unite.
Questa delegazione luterana parteciperà ad attività di alto livello, co-organizzerà eventi collaterali e presenterà dichiarazioni congiunte insieme ad altre organizzazioni di ispirazione religiosa.
Forse siamo sfiorati dal pensiero “non è molto, in un’assemblea di centonovantatré Stati”, tuttavia la voce luterana è tutt’altro che marginale, rappresentando 78 milioni di persone in 99 paesi, e che su alcune cose — la dignità di chi non conta, il diritto contro il potere — rimane un punto di riferimento e coerenza da molti decenni.