
Quando Venezia scrisse a Lutero
Venezia e Lutero: il nuovo Decano della CELI racconta le lettere conservate e le sfide della chiesa italiana oggi.
Una lettera di aiuto, e la risposta
Nel Cinquecento, a Venezia, chi seguiva le idee della Riforma subiva restrizioni tanto severe da decidere di scrivere direttamente a Lutero, chiedendogli di intercedere presso le autorità cittadine.
Lutero rispose. Pochi mesi prima della sua morte.
Disse che era malato, e che l’unica cosa che poteva fare era pregare per quella comunità fedele in Italia.
Gli originali di quelle lettere non sono sopravvissuti. Le copie sì, conservate con cura dalla comunità di Venezia.
Per il Decano della CELI, Johannes M. Ruschke, sono «la prova che già allora esisteva qui una piccola comunità che celebrava il culto secondo lo stile della Riforma».
Lo racconta in un’intervista all’agenzia stampa della Federazione Luterana Mondiale (LWF), pubblicata oggi.
Il Fondaco dei Tedeschi
Venezia è la più antica delle sedici comunità luterane della penisola, e non per caso.
«I mercanti viaggiavano da Venezia alla Germania e riportavano indietro le idee dei riformatori, che si diffusero rapidamente in città», spiega Ruschke.
Venezia era allora uno dei più importanti centri editoriali d’Europa: le idee arrivavano e trovavano subito una stampa.
Il culto secondo il nuovo rito fu permesso dentro uno degli edifici più in vista della città: il Fondaco dei Tedeschi, sul Canal Grande, che era insieme albergo e magazzino.
Da Dortmund alla laguna
Ruschke è nato e cresciuto in una famiglia pastorale nella Germania occidentale.
Ha studiato teologia a Bethel, Tubinga e Berlino. In Italia era già venuto una prima volta, per un tirocinio di sei mesi con la comunità luterana in Sicilia.
Ordinato nel 2013, ha fatto il pastore per oltre dieci anni a Dortmund.
Dal mese di febbraio del 2024 è tornato in Italia con la moglie e quattro figli.
Il Sinodo luterano, lo scorso maggio, lo ha eletto Decano per un mandato di quattro anni.
«Sono felice qui a Venezia, ed è importante per me che i nostri figli imparino a essere cittadini del mondo», dice.
Sull’ecumenismo nella regione il giudizio è netto: la situazione è buona.
Quando arrivò, il vescovo lo accolse calorosamente e gli chiese se volesse predicare nella basilica di San Marco, l’anno seguente, durante la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani.
Quest’anno la chiesa luterana è stata tra le diciotto comunità cristiane che hanno firmato il primo patto ecumenico in Italia.
Una comunità di cento persone
La comunità di Venezia è sempre stata piccola: oggi conta poco più di cento persone, la maggior parte delle quali vive fuori città.
«I problemi della nostra comunità sono gli stessi che chiunque ha a Venezia: una città troppo cara per potersela permettere», osserva Ruschke.
Per questo il culto si celebra in tre luoghi diversi: ogni settimana ad Abano Terme, a sud di Padova; due volte al mese in centro a Venezia; una volta al mese a Treviso.
Le sfide vere
Due, secondo il nuovo Decano.
La prima è strutturale. Tradizionalmente i pastori arrivano in Italia inviati dalla Chiesa Evangelica in Germania. «Sappiamo che per la chiesa tedesca è sempre più difficile mandare pastori a servire qui, e quindi stiamo cercando nuove risorse e nuovi modi di organizzare le nostre comunità». A questo si aggiungono le difficoltà finanziarie.
La seconda riguarda la visibilità: «Come possiamo mostrare che anche noi siamo cristiani, dato che alcuni cattolici non sanno nemmeno che crediamo in Cristo? Come possiamo informarli e trovare modi per lavorare e vivere più vicini gli uni agli altri?».
È la domanda che attraversa ogni comunità luterana in Italia. Cinquecento anni dopo quella lettera di Lutero, la sfida rimane attuale: essere riconoscibili come cristiani e luterani nella società dove si vive.
Foto
In copertina il Pastore Timm Harder (Merano) ed il Decano della CELI, Ruschke. – ©comunicazione/CELI 2026