
Moda giusta: lo Sfashion Lab forma i giovani
Lo Sfashion Lab forma under30 per una moda giusta, che difenda insieme i diritti dei lavoratori tessili e l’ambiente. Con Campagna Abiti Puliti.
Chi ha cucito la maglietta che indossi?
Dietro l’etichetta di un capo a basso prezzo ci sono mani, spesso lontane, spesso invisibili.
Sfashion Lab parte da questa domanda semplice per formare una nuova generazione di attivisti: under30 che studiano il legame tra giustizia sociale e giustizia climatica nel mondo della moda.
Promosso da FAIR / Campagna Abiti Puliti con il sostegno dell’otto per mille luterano, il percorso ha già riunito ventuno ragazze e ragazzi da tutta Italia, uniti da un’idea: che una moda giusta sia possibile, capace di vestire il mondo senza sfruttarlo.
Che cos’è una moda giusta
Una moda giusta mette al centro due cose che di solito restano ai margini: i diritti di chi lavora nelle fabbriche tessili e la tutela dell’ambiente.
Le due questioni sono parte di un tema solo, perché la crisi climatica peggiora le condizioni di lavoro, e le fabbriche pagano il prezzo umano di un modello insostenibile.
Sfashion Lab lo insegna dentro la cornice della Global Citizenship Education: una cittadinanza globale consapevole, critica, capace di scegliere.
Il 2026: consolidare una comunità
Quest’anno il progetto è cresciuto e si è vieppiù radicato.
Tra incontri e potenziamento della comunità che ne allarga i confini; un appuntamento in presenza, nell’ultimo trimestre, riunisce i giovani per progettare un’azione da lanciare in occasione del Black Friday, simbolo del consumo che divora.
Intorno, una campagna di sensibilizzazione rivolta soprattutto ai lavoratori del tessile con background migratorio, nutrita dal Manifesto per la Transizione Giusta nella Moda, dalla ricerca “Green Factories, Grey Realities” e dal libro “La moda è potere“.

Perché scegliere l’otto per mille luterano
L’otto per mille della Chiesa Evangelica Luterana in Italia sostiene proprio questo: la formazione di una società più giusta ed equa, dei giovani che non si limitano a indignarsi, ma imparano ad agire.
Non si tratta di un intervento che passa, quindi, ma di una comunità che resta.
Che resta e si allarga, anno dopo anno. Per la CELI, ormai lo sapete, anche questa è chiama diaconia condivisa: stare dalla parte di chi lavora e della terra che paga il conto.
Piccoli e grandi progetti sbocciano in Italia, e hanno un nome: il tuo.
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