
Nell’Uno siamo uno: luterani dal Papa
I vescovi luterani norvegesi dal Papa: udienza in Vaticano, un doppio anniversario nel 2030 e una richiesta pastorale concreta.
Quattordici vescovi in Vaticano
Nelle scorse ore quattordici vescovi della Chiesa di Norvegia — luterana, e di gran lunga la maggiore confessione del paese — sono stati ricevuti in udienza da Leone XIV in Vaticano.
Il vescovo presidente Olav Fykse Tveit ha salutato il pontefice proprio citando il motto scelto da quest’ultimo per il proprio ministero: In Illo Uno unum, nell’Uno siamo uno.
«Ci avete profondamente ispirato», ha detto, ricordando che quel motto richiama la preghiera di Cristo stesso: che siano tutti una cosa sola.
La bontà disarmante
Nel suo discorso, pronunciato in inglese, Leone XIV ha preso le mosse da una constatazione: sembra crescere l’animosità tra i popoli, e non soltanto nei conflitti internazionali.
È visibile anche dentro i singoli paesi, «come dimostra l’acredine che spesso caratterizza il dibattito politico e sociale».
La risposta, ha detto, non può essere l’ostilità verso chi non ci comprende. Occorre invece cercare cammini concreti di riconciliazione. Gesù insegna «un’altra via, rivelando che la bontà e la carità hanno il potere di disarmare».
Anche una visita come questa, ha aggiunto, è un piccolo passo: «piccoli gesti che possono ispirarci e guidarci sul cammino della riconciliazione».
Ciò che ci tiene insieme
Il Vescovo luterano Tveit ha ricordato il punto di riferimento del dialogo cattolico-luterano: la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, firmata nel 1999.
«Siamo uno per l’unica grazia di Dio nell’unica fede apostolica», ha detto. E ha aggiunto che l’unità non è una conquista: «è un dono della grazia, che condividiamo come sorelle e fratelli in Cristo».
Il 2030
E un appuntamento che ha reso questo incontro più significativo di una cortesia diplomatica.
Nel 2030 infatti la Norvegia celebrerà il millennio del martirio di Sant’Olav, patrono nazionale.
Nello stesso anno si ricorderanno i 500 anni della Confessione di Augusta, il testo confessionale fondativo del luteranesimo — quello che la CELI porta nel proprio nome ogni volta che parla di sé.
Tveit ha ricordato che per metà di quel millennio le due chiese in Norvegia sono state visibilmente unite, e che la cattedrale di Nidaros fu sede arcivescovile nominata dai papi dal 1153 al 1537.
Poi ha rivolto al Papa un invito diretto: la preghiera congiunta a Nidaros, sulla tomba di Sant’Olav.
«Siete benvenuto come capo della Chiesa cattolica romana oggi, come fratello in Cristo e pellegrino».
Sulla Confessione di Augusta Tveit ha sottolineato quanto gli anni di dialogo con i teologi cattolici hanno reso i luterani più consapevoli del potenziale ecumenico di quel documento, «che è pensato come conferma della nostra unità nella Chiesa».
Ed una richiesta
Tra le molte parole sull’unità, la delegazione luterana ha posto una domanda pratica.
«I nostri accordi ecumenici devono portare frutto nella vita quotidiana delle persone», ha detto Tveit, «per esempio affrontando la questione della comunione per tutti coloro che vivono in matrimoni luterano-cattolici».
È un nodo che tocca da vicino molte famiglie in Norvegia ma anche in Italia, e che il dialogo tra le due chiese non ha ancora sciolto.

Le guerre, l’intelligenza artificiale
Il vescovo presidente ha poi nominato le situazioni che più preoccupano: Ucraina, Palestina, Sudan, Congo.
Condividendo le parole del papa quando critica i signori della guerra del nostro tempo: parla anche a nome dei luterani.
Tveit ha poi citato l’abuso della religione per legittimare violenza e guerra: «C’è una lotta per l’anima e per l’integrità del cristianesimo in molte parti del mondo». E ha definito «iniziativa profetica» la riflessione del Papa sulle sfide dell’intelligenza artificiale.
Il Padre Nostro
Al termine dell’incontro la delegazione luterana e quella cattolica hanno pregato insieme il Padre Nostro.
I vescovi luterani hanno poi incontrato il cardinale Kurt Koch al dicastero per l’unità dei cristiani. Il loro viaggio di studio, dedicato ai giovani, prosegue a Roma su invito della Comunità di Sant’Egidio e poi a Taizé.