
Ricchezza senza limiti democrazia a rischio
Oxfam denuncia un potere oligarchico globale: una riflessione luterana su disuguaglianza, democrazia e giustizia sociale oggi.
Disuguaglianza e democrazia: una lettura luterana
La fotografia scattata dall’ultimo rapporto Oxfam, “Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia”, è brutale: il 2025 è stato “un altro anno superlativo per i miliardari globali”.
Per la prima volta nel mondo ci sono oltre 3.000 miliardari; alla fine di novembre 2025 la loro ricchezza complessiva ha toccato il record di 18,3 trilioni di dollari, con un aumento reale dell’81% rispetto a marzo 2020.
Solo nell’ultimo anno, il loro patrimonio è cresciuto di 2,5 trilioni di dollari, a un tasso del 16,2% annuo, tre volte la media dei cinque anni precedenti.
Sono numeri che non descrivono solo un’economia “che prospera”, almeno per alcuni.
Descrivono un mondo in cui il potere di pochi diventa regola non scritta della vita di molti.
Quando la ricchezza estrema diventa potere politico
Oxfam ricorda che i 12 miliardari più ricchi del pianeta possiedono più ricchezza della metà più povera dell’umanità, cioè più di quattro miliardi di persone.
La distanza non è solo economica: è di potere.
Secondo le analisi citate nel rapporto, i Paesi con alti livelli di disuguaglianza sono fino a sette volte più esposti al rischio di erosione democratica rispetto ai Paesi più egualitari; i miliardari hanno una probabilità oltre 4.000 volte superiore rispetto alle persone comuni di ricoprire cariche politiche, di influenzare scelte politiche, di condizionare la scelte giudiziarie.
Il risultato è un circolo vizioso: la ricchezza estrema alimenta influenza politica, l’influenza politica protegge e accresce la ricchezza estrema.
Oxfam parla apertamente di “avanzata di un potere oligarchico governato secondo la legge del più ricco”, mentre miliardi di persone restano in povertà e i diritti fondamentali vengono erosi.
Per le Chiese luterane questo linguaggio non è estraneo: quando il denaro diventa criterio ultimo delle scelte collettive, non si tratta solo di un problema economico.
Si tratta di idolatria. È la logica di Mammona che prende il posto della fiducia in Dio e della responsabilità reciproca.
Il grido degli ultimi, in tutto il mondo e anche in Italia
Non si tratta solo di “divari statistici”. La Banca Mondiale, aggiornando nel 2025 la soglia di povertà globale a 3 dollari al giorno, mostra che il numero di persone in povertà è molto più alto di quanto stimato in passato.
A questo si aggiungono salari reali polarizzati e insicurezza alimentare crescente, nonostante una ripresa media dei redditi in alcune aree del mondo.
Il rapporto dedica una sezione importante anche all’Italia e la Germania.
Lì emerge l’immagine di un Paese segnato da una “Italia di mezzo”: città medie, periferie, aree collinari e urbano-rurali che non sono “marginali” in senso classico, ma hanno perso centralità economica e simbolica.
In questi territori si concentrano stagnazione dei redditi, erosione del ceto medio, riduzione dei servizi pubblici, crisi della micro-impresa e vulnerabilità ambientale crescente.
Non stupisce che proprio qui si concentri gran parte della disaffezione verso la democrazia o del cosiddetto voto antisistema.
Ed ancora: secondo il rapporto il numero di miliardari in Germania è aumentato di un terzo, raggiungendo quota 172.
In media, questi individui super-ricchi guadagnano il reddito annuo medio in meno di un’ora e mezza.
Per Manuel Schmitt, esperto di disuguaglianza sociale, ha avvertito che il crescente numero di miliardari da un lato e la povertà radicata dall’altro creano terreno fertile per le forze antidemocratiche.
La disuguaglianza non è solo un tema “sociale”: diventa un detonatore politico, un terreno fertile per chi promette soluzioni rapide, spesso autoritarie, offrendo capri espiatori al posto di diritti e politiche pubbliche.
Una sfida teologica: contro l’idolatria della ricchezza
La tradizione luterana non considera la ricchezza, in sé, un male.
Ma ammonisce con forza contro il suo potere di deformare le relazioni e di trasformare gli altri in strumenti.
Oggi, i dati Oxfam mostrano proprio questo: là dove una piccola élite concentra ricchezze e influenza, la democrazia stessa rischia di essere corrotta “dall’interno”.
Processi economici e di potere che somigliano a forme concrete di idolatria.
Così il denaro decide più della dignità e la fiscalità viene piegata agli interessi di pochi.
Senza trascurare il ruolo dei media e delle piattaforme digitali, concentrati nelle mani di grandi gruppi, nella produzione di narrazioni che giustificano la ricchezza estrema come puro “merito individuale” screditando ogni tentativo di limitarla o di redistribuire la ricchezza.
In questa luce, l’appello di Oxfam per standard globali di tassazione della ricchezza, il rafforzamento del welfare e un Panel internazionale sulla disuguaglianza non è solo un’agenda tecnica.
È un pezzo di etica pubblica che interroga anche le Chiese cristiane: quale immagine di umanità stiamo sostenendo quando accettiamo che pochi determinino il destino di molti?
L’impegno luterano
Le Chiese luterane non hanno in mano le leve della finanza globale, ma non possono limitarsi a una denuncia generica.
La diaconia luterana e l’impegno pubblico delle Comunità sono possibilità concrete per raccontare, con i fatti, che un’altra economia è possibile.
Nel contesto italiano, l’impegno della CELI va in questa direzione: i fondi dell’otto per mille luterano destinati a interventi sociali, assistenziali, educativi e culturali, spesso in contesti periferici o fragili, attraverso bandi come quello per i microprogetti che ha già sostenuto decine di realtà su tutto il territorio nazionale.
Questi interventi non cambiano da soli le statistiche globali, ma mettono in discussione la logica del “si salvi chi può” e affermano che ogni persona è più del proprio reddito.
Dentro una società segnata da disuguaglianze crescenti, l’impegno luterano parte dalla consapevolezza che ogni contributo è importante.
Tanto più nella costruzione di alleanze con chi lavora per politiche fiscali più eque; o nella protezione sociale universale per servizi pubblici accessibili.
La partecipazione democratica reale, anche per chi oggi non ha voce, deve interessare anche le Chiese.
Si tratta di scelte che fanno eco al Vangelo e, allo stesso tempo, rispondono a quell’urgenza che Oxfam riassume con chiarezza: “uscire dal baratro” non è un’opzione per idealisti, è una condizione minima per la tenuta della democrazia.
“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”: una speranza che non assolve nessuno
Il motto biblico scelto dalla Federazione Luterana Mondiale per il 2026 – “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (Ap 21,5) – non è evasione spirituale.
Diventa un criterio concreto: tutto ciò che si oppone alla vita dignitosa dei molti, alla giustizia e alla partecipazione, non è “nuovo” nel senso dell’Evangelo, ma ripetizione di vecchie forme di dominio.
La tradizione luterana, quindi, invita a tenere insieme preghiera e responsabilità civile, annuncio dell’Evangelo e impegno per strutture più giuste.
Il compito è chiaro: smascherare l’idolatria della ricchezza, prendere le parti di chi resta indietro, sostenere politiche di giustizia e pratiche quotidiane di condivisione.
Non per moralismo, ma perché in ogni volto ferito dalla disuguaglianza, la fede luterana riconosce il volto di Cristo.