
La Riforma in 7 giorni/1 – In principio, la paura
Paura del purgatorio, indulgenze in vendita, la stampa appena nata: com’era l’Europa che attendeva la Riforma di Martin Lutero.
Il cielo come un tribunale e la paura del purgatorio
All’inizio del Cinquecento la gente alzava gli occhi al cielo e scorgeva un tribunale da cui si aspettava un giudizio.
Una carestia, la peste, il raccolto che va a male potevano essere il segno di un Dio che giudica e punisce.
Dopo la morte, così si insegnava, ad attendere le persone il purgatorio: un fuoco che purifica e che può durare a lungo, secondo i conti rimasti in sospeso.
La fede era sincera ma abitata dalla paura del giudizio, del purgatorio, e la paura è una cattiva consigliera anche quando prega.
Il mercato del perdono
La Chiesa offriva un rimedio: l’indulgenza, la remissione delle pene dovute ai peccati.
Una lettera papale del 1290 condonava quaranta giorni di penitenza a chi visitava una certa chiesa nelle feste comandate, o ne sosteneva l’esistenza con un’offerta per i ceri e gli arredi.
Due secoli dopo il meccanismo era stato strutturato e trasformato in un mercato.
Nel 1517 il domenicano Johann Tetzel predicava, appena oltre i confini della Sassonia, l’indulgenza destinata alla nuova basilica di San Pietro e, meno apertamente, ai debiti dell’arcivescovo Alberto di Magonza.
Ad ogni moneta nella cassetta, la gente credeva così di comprare per sé e per i propri morti uno sconto sul tempo in purgatorio.
Un affare!
Profezie e torchi
Il secolo era inquieto anche per altre ragioni. Gli almanacchi astrologici, tra i primi successi della stampa, annunciavano sventure e la fine dei tempi; quello di Johann Lichtenberger ad esempio, del 1488, prediceva perfino l’arrivo di un monaco che avrebbe scosso la Chiesa.
Molti, anni dopo, vi riconobbero Lutero, che degli astrologi invece rideva.
Intanto i caratteri mobili di Gutenberg moltiplicavano fogli e libri, e una parola scritta in una piccola città universitaria poteva arrivare in poche settimane a Lipsia, a Norimberga, a Basilea.
Una domanda senza riposo
In questo mondo, tra il timore del giudizio e l’odore dell’inchiostro fresco, era cresciuto un ragazzo nato a Eisleben il 10 novembre 1483, figlio di un imprenditore delle miniere.
Si chiamava Martin Luder; il cognome lo avrebbe cambiato più tardi, e non per caso.
Un giovane inquieto, come tanti e, forse, come tutti. Così simile a molti giovani oggi.
Portava dentro la stessa domanda dei suoi contemporanei, ma vi scavava più a fondo: come posso trovare un Dio misericordioso? Lunedì prossimo vedremo dove lo condusse quella domanda, una sera d’estate, sotto un temporale.