
Ben-Gvir: «un attacco all’umanità»
Le parole di Ben-Gvir sulle uccisioni mirate a Gaza sono un attacco all’umanità: la presidente della EKD reagisce.
Quello che è stato detto
In un podcast il ministro israeliano della sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha dichiarato che a Gaza si dovrebbero compiere interventi mirati, con l’uccisione «ogni notte, trenta, quaranta persone».
Il riferimento, ha poi precisato, non è soltanto a combattenti che rappresentano un pericolo immediato: nella Striscia, ha aggiunto, ci sono persone che non meritano di vivere.
Le reazioni in Germania sono arrivate rapide, e da più parti.
«Supera chiaramente un confine»
La Vescova luterana e del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania (EKD), Kirsten Fehrs, ha scritto ieri sulla piattaforma Threads che le notizie su quelle richieste «mi sconvolgono».

E ha aggiunto: «Chi nega ad altri la loro umanità e invoca uccisioni mirate supera chiaramente il confine della libera espressione politica».
Parole simili, ha sottolineato Fehrs, sono un attacco all’umanità e richiedono una opposizione chiara.
Chi è Ben-Gvir
Cinquant’anni, avvocato, guida il partito di estrema destra Otzma Yehudit — «forza ebraica» — ed è ministro della sicurezza nazionale dal 2022.
Vive in un insediamento in Cisgiordania. Nel 2007 un tribunale israeliano lo ha condannato per istigazione razzista e sostegno a un’organizzazione terroristica.
Le altre voci
La critica non è arrivata soltanto dal mondo cristiano.
Charlotte Knobloch, presidente della Comunità israelitica di Monaco e dell’Alta Baviera, ha dichiarato: «Queste frasi non rappresentano i valori di Israele, e non dovrebbero restare senza contraddizione». Le parole del ministro, ha aggiunto, «allontanano la pace».
Il cancelliere federale Friedrich Merz ha definito quegli appelli «disumani e contrari al diritto internazionale», oltre che «inaccettabili».
All’inizio di settembre, in un incontro informale dei ministri degli esteri, l’Unione europea tornerà a discutere di possibili sanzioni nei confronti del ministro: divieto d’ingresso e congelamento dei beni presenti in Europa. Servirebbe l’unanimità dei ventisette, che finora è mancata. Irlanda, Francia, Spagna e Slovenia hanno già disposto divieti d’ingresso a livello nazionale.
Il contesto
Nelle stesse ore il ministero delle costruzioni israeliano ha pubblicato un bando per oltre 1.200 unità abitative nella cosiddetta area E1, tra Gerusalemme est e l’insediamento di Maale Adumim. Il progetto complessivo ne prevede 3.400.
Se realizzato, il progetto dividerebbe di fatto la Cisgiordania in una parte settentrionale e una meridionale.
Anche su questo Merz ha espresso una ferma condanna, esprimento preoccupazione per questi passi del governo israeliano.
Perché ne scriviamo
Non è la prima volta che questo sito si occupa di quanto accade in terra santa.
Abbiamo raccontato la detenzione di Natalie Abudayyeh, studentessa e membro della chiesa luterana di Beit Jala.
Abbiamo dato conto dei sei anni del preposito Joachim Lenz a Gerusalemme, delle famiglie cristiane che se ne vanno, dei ragazzi della Talitha Kumi che restano.
C’è una ragione teologica per cui una chiesa non può tacere davanti a frasi come quelle pronunciate in quel podcast, e la reazione della Vescova luterana Fehrs lo conferma: ogni essere umano è creato a immagine di Dio. Non alcuni. Non quelli dalla parte giusta del confine.