Schutzhütte B1 Rifugio a Bolzano

Un grande edificio in una zona residenziale in centro città. Un giardino, stanze arredate con mobili regalati, una lavanderia vecchia ma semiprofessionale e una rete di volontari che garantiscono l’indipendenza del centro. La Schutzhütte B1 Rifugio, nome dato dai volontari all‘ex casa di riposo, viene finanziata per 50% dall’EKD (Chiesa Evangelica Tedesca), mentre il restante 50% proviene da donazioni. Le due comunità luterane dell’Alto Adige, Bolzano e Merano partecipano alle spese con 4000 euro, con donazioni in solido e con l’impegno dei volontari.

welcome“Da quando abbiamo aperto la nostra casa, il numero di migranti minorenni sulla strada si è quasi azzerato“. Caroline von Hohenbühel, membro del direttivo della comunità luterana di Bolzano, è molto fiera del risultato dell’impegno del suo piccolo ma attivissimo gruppo di volontari.

Il nome Schutzhütte B1 Rifugio spiega in pieno la natura della loro struttura: un primo rifugio, un aiuto nel momento più critico. I profughi che vengono mandati dalla Caritas, dall’organizzazione no-profit Volontarius o dalla Provincia di Bolzano, non possono infatti rimanere più di tre giorni, che possono diventare cinque se c’è un weekend di mezzo. In teoria non sarebbe possibile bussare semplicemente alla porta e chiedere di essere sistemato, perché i volontari vogliono essere certi che chi viene da loro davvero non abbia altra alternativa che la strada, anche se ha diritto di essere assistito. Sono minorenni e dublinati, profughi senza documenti che non sono ancora stati registrati…Curdi, persone fuggite dal Gambia, da Nigeria, Marocco, Somalia, Yemen, Pakistan, dal Libano e dalla Palestina…

La casa è grande e in teoria ci potrebbero stare almeno 25 persone, ma il gruppo di volontari non è in grado di ospitarne più di dieci o dodici per motivi organizzativi e finanziari. Fino a questo momento però non hanno mai dovuto chiudere la porta in faccia a nessuno. “Riceviamo una mail con il nome delle persone che sono per strada, molte delle quali sono minorenni o casi delicati di persone malate o donne incinte”, spiega Caroline. “Da noi trovano rifugio, ma non solo.“ I volontari infatti si occupano anche delle questioni burocratiche di queste persone, li aiutano a trovare lavoro e li accompagnano se necessario alle visite mediche. Emira Kola, la responsabile dell’ufficio, organizza la rete del pronto intervento. Lei e le due guardie notturne, Boussim del Burkina Faso e Mousa del Gambia, sono gli unici dipendenti della Schutzhütte B1 Rifugio. Boussim e Mousa si alternano tutte le notti a partire dalle 19 fino al mattino successivo. In cambio  hanno anche loro una stanza nella casa. Quando Emira smette di lavorare, alle ore 17, dei volontari garantiscono la presenza di qualcuno fino alle ore 19.

Le otto donne che hanno fondato la Schutzhütte ovvero Caroline von Hohenbühel, un’ altra Caroline, Daniela, Lea, Verena, Sara, Kathrin e Eliana si incontrano una volta la settimana con il team dei collaboratori fissi e i volontari per organizzare il lavoro e per darsi il cambio.

La ex casa di riposo, che avrebbe bisogno di essere ristrutturata ma che comunque è ancora funzionale, è diEmira Kola und Caroline von Hohenbuehel proprietà di un imprenditore bolzanino che generosamente l’ha messa a disposizione fino a marzo 2019. E poi, cosa succederà? “Da quel momento in avanti – afferma Caroline, incerta tra dubbio e speranza –  non ci sarà più bisogno di noi perché i responsabili della Provincia saranno in grado di garantire la tutela di queste persone.“

Intanto le otto volontarie hanno intenzionalmente rinunciato a contributi pubblici. “Non vogliamo farci comandare e vogliamo decidere noi chi accogliere e soprattutto: ci teniamo a dimostrare che è possibile togliere le persone dalla strada e indirizzarle ad altre strutture per essere sistemate e per trovare lavoro.“

Nel seminterrato della casa si trova la sala da pranzo della ex casa di riposo. Oggi serve da sala svago con divani, tavoli, sedie e un televisore. Più volte la settimana in questa sala si svolgono corsi di tedesco o di italiano per i migranti. Per mangiare gli abitanti della Schutzhütte ricevono delle tessere gratis per la mensa della Caritas, perché nella struttura stessa non si può cucinare.

Caroline non fa servizio nella struttura ma è sempre a disposizione quando si tratta di togliere dei nuovi arrivati, anche di notte, dalla strada, o di portare le persone dal medico (a Bolzano esiste infatti un servizio di medici volontari per persone senza copertura sanitaria). Per lei, oltre che obbligo morale di un cristiano, è una precisa responsabilità civile. “Guardare senza fare niente o girare la testa dall’altra parte come se niente fosse – dice – è inammissibile!“

Nicole Dominique Steiner