Versetto del 7 Luglio

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7 luglio
Parola del giorno – 07.07.2020
Io, nel mio smarrimento, dicevo: Sono respinto dalla tua presenza. Ma tu hai udito la voce delle mie suppliche, quando ho gridato a te. (Salmo 31,22)
 Il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me! E molti lo sgridavano perché tacesse. Gesù, fermatosi, disse: Chiamatelo! (Marco 10,46-49)

Ieri ho scritto dell’infinita grazie e amore di Dio, che mi vuole sempre perdonare, e questo implica che lui mi ascolta. Le mie preghiere, suppliche, grida non passano nel suo orecchio senza che lui mi senta!

Marco racconta la storia di un grido. Questa è una della mie storie preferite, fin dalla mia infanzia: tante volte l’ho raccontata! Adesso lo faccio anche per voi (secondo Marco 10,46-52):

E’ di mattina presto.

Il cammino che Gesù con i suoi amici ha davanti a se è faticoso. Vogliono salire da Gerico a Gerusalemme. Partendo da Gerico ci sono quasi 1200 metri di altitudine da superare.

Ma qui a Gerico si possono riposare. Questa oasi dona ombra, viveri e acqua. Si acquistano nuove forza per proseguire il viaggio.

Un venticello fresco muove i rami delle palme. Un altro respiro profondo e poi ci si mette in cammino.

Una grande festa li aspetta. Una festa per la quale tutti i pii, i fedeli e tanti altri si mettono in pellegrinaggio verso il tempio a Gerusalemme. La festa di Pessach, la pasqua ebraica. Sacrificare l’agnello di Pessach nel tempio per poi mangiarlo insieme con la famiglia all’interno delle mura di Gerusalemme era un obbligo per i Giudei. E non era facile adempiere a tale obbligo. Servivano soldi, tanti soldi. Molte famiglie dovevano risparmiare per questo. E si stava ben attenti a questi soldi, perché senza non si poteva partecipare alla festa del Passa nel tempio.

Ovviamente lo sapeva anche Bartimèo. In questo periodo si faceva il pienone. Questi giorni e settimane prima del Passa erano i più prosperosi a Gerico. Per un malato, e anche mendicante, questi erano i giorni migliori dell’anno.

Quindi, alzarsi presto per assicurarsi il posto migliore vicino alla porta della città. Qui devono passare tutti coloro che vogliono salire per Gerusalemme.

“E, già che non posso partecipare al pellegrinaggio perché per loro sono impuro, almeno mi devono lasciare un po’ di soldini. Così prevede anche la legge. Ma pure questo è questione di interpretazione. La maggior parte fa finta di niente e passa silenziosamente a fianco a me.” Pensava Bartimèo tra sé e sé. “Se sapessero che io li riconosco lo stesso dai loro rumori! Anche se sono cieco e non posso vedere, posso sentire molto bene però!”

Così prende posto vicino alla porta lungo le mura della città e si siede sul suo lungo mantello lurido, mettendo davanti il suo piatto per ricevere le elemosine.

I suoi occhi sono bendati, come sempre. Così tutti vedono che è cieco e non devono sopportare i suoi occhi fissi.

Pian piano Gerico si sveglia.

Bartimèo può sentire già i primi canti del pellegrinaggio. Così suona da un angolo: “Io grido a te da luoghi profondi, o Signore, ascolta il mio grido!” (Salmo 130) e infatti sembra più un gridare che cantare.

Madri che richiamano i loro figli, gli uomini che organizzano il pellegrinaggio. Esistono certe regole che vanno mantenute. Una scaletta di canti, confessioni e rituali. Adesso si deve dare onore a Dio. Nel rituale si confessano i peccati e si chiede il perdono. Ci si purifica e ci si castiga.

Qui a Gerico si comincia. “Io grido a te da luoghi profondi, o Signore!” Si, dal profondo. Qui a Gerico nel vero senso della parola. E così partono. Dal profondo.

Pare che i primi siano partiti. Bartimèo li può sentire. Ma il primo gruppo non canta. Invece parlano tra di loro. Bartimèo capisce solo la metà. Ma quel dialetto lo conosce, sono uomini della Gallilea, del Nord. E dal secondo gruppo che passa sente spesso il nome Jehoshua. Non era insolito, così “Dio salva” si chiamavano in tanti in quel epoca. Quando sente anche la parola Nazareth, per Bartimèo è tutto chiaro: Si deve trattare di quel Jehoshua di Nazareth. Colui di cui ha sentito tanto parlare. E che da molti non viene chiamato con il suo nome ebraico Jehoshua, ma con la versione greca Gesù.

“Se questo è vero, adesso ho la mia unica possibilità!” pensa Bartimèo. Tutto gira davanti ai suoi occhi. “Gesù di Nazareth, che parla con autorità. Che tocca le persone e li scuote. Che ha guarito malati. Che ha concesso ai peccatori e impuri di stare nella sua vicinanza. Se dovesse passare proprio lui adesso qui a fianco a me, allora mi devo far sentire. Dai, cosa aspetti, fra poco è passato.” Così Bartimèo parlò fra se e cerca di farsi coraggio.

E poi esce fuori da lui: “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!”

Quante volte aveva detto: “Signore, abbi pietà di me” e mostrato il suo piattino. Senza successo, o almeno con scarso successo.

E adesso non era più mite e con voce trattenuta. Gridava il più forte che poteva. “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!”

Le persone nella folla si girano spaventate. Il loro canto “Io grido a te da luoghi profondi, o Signore…” veniva interrotto da questo grido di Bartimèo che spaccava le orecchie. Terrore si diffonde. Un impuro disturba la processione. Come con una voce gridano: „Schhh, stai zitto!“

Ma qualcuno grida davvero dal profondo. Dal basso. Non l’avevano visto, anche se sanno perfettamente che lui sta sempre seduto là. Ma non era nella loro ottica. I loro occhi erano pieni di pio splendore e orientati in tutt’altra direzione.

Bartimèo grida dal profondo della sua oscurità. Non è un canto pio, ma l’unica cosa di cui è ancora capace: gridare! Lui grida per la sua vita. Si alza. E grida ancora, ancora più forte: „Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me!“

Nessuno aveva nominato Gesù in questo modo finora. Adesso è detto. Gesù è colui che si aspettava come salvatore d’Israele. Lui, Gesù, è il nuovo re Davide.

Gesù si ferma e interrompe il suo discorso con i discepoli. Non chiede niente. Ma dice soltanto: “Chiamatelo!”

E loro obbediscono e lo chiamano: “Coraggio, alzati! Lui ti chiama!”

Un momento prima volevano farlo tacere. Interruzioni non erano previste. E adesso questo: “Coraggio, alzati! Lui ti chiama!”

Lui, proprio lui, viene chiamato. “Gesù mi chiama” gioisce Bartimèo. “Mi chiama sul serio!” Bartimèo balza in piedi, molla il suo mantello e viene da Gesù.

La gente intorno rimane stupefatta. Pensano: “Come un re, così chiama questo mendicante cieco a se. Come osa?!”

Una cosa del genere non fa il Figlio di Davide! Davvero? come si sbagliano. Non era proprio Davide che venne chiamato esattamente in questo modo? Il meno appariscente, colui che non era preso in considerazione?

“Che cosa vuoi che ti faccia?” Senza preamboli Gesù lo chiede a Bartimèo. Lo prende sul serio e desidera sapere cosa vuole veramente.

“Rabbuni, che io recuperi la vista!” si sente dire Bartimèo.

Lui riconosce in Gesù una nuova possibilità di vita. Da lui si aspetta che possa portare luce nel suo buio. Ecco perché lo chiama in questo modo confidenziale: “Rabbuni – mio maestro!” “Così tanto vorrei di nuovo poter vedere. Finalmente vedere di nuovo qualcosa!”

Gesù risponde: “Va’”

Forse pensando: “Ma tu hai visto molto di più che tutti gli altri. Non hai messo la cieca fiducia in me, ma hai messo tutto il tuo coraggio e la tua fede in ballo.”

“La tua fede ti ha salvato!”

Gesù non dice altro. Lui incoraggiò Bartièeo nel suo coraggio e nella sua fede. Questo aiuta!
Colui che come cieco ha visto più che tanti vedenti…
…adesso Bartimèo può andare con la processione. E’ incluso.

Pastora Kirsten Thiele, Napoli