6 Dicembre 2020 | San Nicolò e il vescovo bambino

La notte tra il 5 e il 6 dicembre è una notte meravigliosa e misteriosa. Molti bambini mettono le loro scarpe o un piatto davanti alla porta, appendono le calze sul caminetto perché credono che San Nicolò arrivi di notte a portare loro dei dolcetti.

Anche nel villaggio di Ottstedt in Turingia, vicino a Magdala, i bambini vivono questa notte con particolare eccitazione e non solo per la visita notturna di San Nicolò.

Nella piccola comunità luterana del villaggio la cui chiesa porta il nome di “Sankt Nikolai” è tradizione eleggere ogni anno il 6 dicembre un (a volte anche più di uno) vescovo bambino, un incarico molto ambito tra i più piccoli e molto rispettato.

La votazione si svolge alla fine di una funzione religiosa dedicata a San Nicolò. Ogni bambino tiene in mano un bicchiere e ha a disposizione delle perle. Ognuno mette poi le perle nel bicchiere del proprio candidato preferito e così, alla fine, chi ha il più alto numero di perle è il nuovo vescovo. Se ci sono bambini con lo stesso numero di perle, si dividono l’incarico. Il piccolo vescovo o la piccola vescova o il gruppo, se ne vengono eletti più di uno, hanno il compito di rappresentare gli interessi dei bambini a livello locale nei confronti sia della chiesa che del governo cittadino. Vengono invitati a occasioni particolari, e di tanto in tanto riferiscono in pubblico sul loro lavoro.

L’elezione del vescovo bambino risale a una tradizione molto antica. San Nicolò è il patrono dei bambini. Secondo la leggenda, il santo aveva scoperto tre bambini morti in una botte con carne salata e li aveva riportati in vita. Nel medioevo in tutta l’Europa nelle cattedrali, nei monasteri e nelle scuole dei conventi consacrati a San Nicolò, il 6 dicembre era un giorno festivo in cui, per un giorno, si scambiavano i ruoli e i bambini venivano messi al centro dell’attenzione.

I bambini eletti venivano vestiti davvero come piccoli vescovi; poi accompagnati dai versi del Magnificat, “Egli rovescia i potenti dai loro troni ed esalta gli umili…”, i piccoli vescovi insieme agli altri bambini e giovani allievi entravano nelle chiese. I notabili signori o i monaci del convento dovevano lasciare loro i loro posti, l’abate la sua sedia e il vescovo il suo trono. E per un giorno erano i bambini a governare e a tenere tribunale. L’importanza di questa usanza è provata anche da un discorso di Erasmo di Rotterdam.

I professori furono chiamati davanti al trono del piccolo vescovo per confessare le loro colpe:
il professore di latino di aver chiesto troppi compiti
il cuoco di aver messo troppa acqua nella zuppa,
il prefetto di aver usato troppo spesso la verga… e così via

I vescovi bambini avevano il potere di rimproverare, ammonire e punire. In qualche modo mettevano la società allo specchio. Dopo il tribunale il vescovo bambino attraversava a cavallo la città o il villaggio e portava doni in forma di dolci ai bambini poveri.

Sarebbe bello poter ravvivare questa tradizione. Chi se non i bambini e i giovani stessi possono raccontare e trasmettere le loro condizioni di vita, le loro paure, i loro problemi, i loro desideri e i loro bisogni. Darebbero voce ai bambini e a cosa significa essere bambini, essere giovani nella nostra società moderna costruita solo sulle prestazioni, sui risultati e sull’apparenza. Porterebbero all’attenzione pubblica i bisogni e le condizioni di vita dei membri più deboli della nostra società.

I bambini imparerebbero ad assumersi la responsabilità per gli altri e ad articolare e realizzare i propri obiettivi e desideri, imparerebbero cosa significano democrazia e cogestione, valori che sono probabilmente più importanti che mai in questi nostri tempi…

Un buon avvento vi augura il pastore Martin Krautwurst di Merano

 

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