Chi sono in realtà questi luterani?

Protestantesimo sulle tracce dei luterani in Italia
Intervista Al decano Heiner Bludau

Il 3 gennaio scorso, esattamente 500 anni fa, Martin Lutero fu scomunicato da papa Leone X con la bolla ““Decet Romanum Pontificem” e con l’accusa di eresia. Quel giorno fu l’inizio della Riforma protestante. Da quel giorno il luteranesimo iniziò a diffondersi in Germania, in Europa e in tutto il mondo. La trasmissione di RAI 2, Protestantesimo, nella puntata del 10 gennaio segue le tracce del luteranesimo in Italia e si chiede quali siano oggi i rapporti tra luterani e cattolici. A parte la presentazione della Comunità Evangelica Luterana di Genova, un servizio sulla nave Seawatch 4, tutt’ora bloccata nel porto di Palermo e uno sulla Federazione Luterana Mondiale, Protestantesimo ha preparato anche un’intervista con il decano della CELI, Heiner Bludau. Qui di seguito l’intervista nella versione integrale originale.

Cosa rappresenta la Dichiarazione congiunta di Lund?

La dichiarazione congiunta firmata il 31 ottobre 2016 da Papa Francesco e dall’allora presidente della Federazione Mondiale Luterana, il vescovo Munib Younan, è senza dubbio un documento di grandissima importanza per la riconciliazione tra luterani e cattolici.

Questa dichiarazione, così si legge anche nella premessa, è il risultato di una lunga storia, di cinquant’anni di “costante e fruttuoso dialogo ecumenico” come viene detto. Nel 2014, come sintesi del dialogo fin qui svolto e in preparazione di una comune commemorazione della Riforma nel 2017, è stato emanato il documento “Dal conflitto alla comunione”. Nel quadro di questo sviluppo, la dichiarazione congiunta rappresenta un obiettivo raggiunto. Vista a distanza, però, è una tappa importante in un viaggio che continua.

Se ripenso al 2017, questa dichiarazione aveva assunto un grande significato soprattutto perché non si tratta solo di un documento scritto. Infatti dietro le parole c’è la pratica vissuta. E questa pratica ha trovato espressione anche nel fatto che Papa Francesco si è recato personalmente a Lund per l’apertura della commemorazione della Riforma 500 anni fa. Per molto tempo infatti non si sapeva se e in quale forma concreta questa commemorazione potesse avvenire insieme alla Chiesa cattolica. Il viaggio del Papa, che poi ha firmato personalmente la dichiarazione congiunta a Lund, l’ho vissuto come una breccia nella diga. Prima di allora, qui in Italia – non tanto tra i rappresentanti ufficiali della Chiesa cattolica quanto tra laici – c’erano molta ignoranza e molte riserve sulla Chiesa luterana, molto più di oggi devo dire. Il viaggio di Papa Francesco a Lund ha innescato un forte movimento nella Chiesa cattolica. A causa dell’ampia copertura in tutti i media, la gente ha iniziato a chiedersi: chi sono in realtà questi luterani? E poi è iniziata una serie incredibilmente densa di eventi ecumenici a tutti i livelli, dai gruppi nelle comunità alla direzione della chiesa. Tra di loro c’erano manifestazioni spettacolosi. Un anno dopo Lund, nell’ottobre 2017, si è tenuto a Trento un Convegno congiunto dell’Ufficio nazionale per l’Ecumenismo e della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, intitolato “Cosa ci ha lasciato Martin Lutero? Per una conclusione aperta del Quinto Centenario della Riforma”. E la Conferenza Episcopale Italiana, insieme alla CELI, ha redatto una dichiarazione congiunta che è stata firmata il 31 ottobre 2017.

In tutto questo, la dichiarazione congiunta del 2016 ha una funzione importante. Si riferisce a 500 anni di storia, dando così impulsi al presente e tracciando – si spera! – una strada per il futuro.

Che rilettura storica offre degli avvenimenti che hanno provocato la scomunica e di quelli che sono accaduti dopo?

A questo proposito mi sembra molto significativa una frase nella dichiarazione: “Mentre il passato non può essere cambiato, la memoria e il modo di fare memoria possono essere trasformati”. Come potrà essere possibile, trasformare la memoria e il modo di fare memoria? Bisognerà discutere caso per caso. La base, naturalmente, è la verità storica. Ma questa verità, se vista da diverse prospettive, appare sotto una luce diversa. La Dichiarazione cita “il ministero della riconciliazione” come punto di riferimento per tali discussioni. E secondo me, prendere la riconciliazione come punto di riferimento per tali discussioni è giusto e importante, perché abbiamo il mandato biblico di lottare per l’unità dei cristiani. Lo dice anche la Dichiarazione, riferendosi al Vangelo di Giovanni: “Cristo desidera che siamo uno, così che il mondo possa credere (cfr Gv 17,21)”.

Oggi, quindi, è questo mi sembra importante, si tratta di una questione di prospettiva di riconciliazione e non più, come è stato per secoli, di demarcazione reciproca. Questo apre anche una nuova percezione del passato. La scomunica che colpì Martin Lutero 500 anni fa ne è un esempio lampante. Come potrà realizzarsi concretamente un ricordo comune di questo evento, non lo so ancora. Ma so che la Federazione Mondiale Luterana, insieme al Vaticano, sta progettando una commemorazione congiunta. La riunione del Consiglio della Federazione Mondiale Luterana di quest’anno si terrà quindi a Roma nel mese di giugno – visti i tempi che corrono, sempre sperando che sarà possibile svolgere tale incontro in presenza. La CELI è coinvolta nei preparativi del convegno. E, quanto alla scomunica di Lutero, per il 25 giugno è prevista una commemorazione congiunta al più alto livello. Non dico che questo non sia una sfida in termini di contenuto. Non sarà facile. Il desiderio più ovvio dei luterani, naturalmente, sarebbe quello di ottenere la revoca della scomunica. Ma le dichiarazioni ufficiali del Vaticano finora dicono che questo non è possibile per quanto riguarda persone defunte. Certo, mi chiedo come potrà essere una commemorazione comune in una prospettiva di riconciliazione senza questo passo… Sono davvero molto curioso del risultato.

La scomunica di Martin Lutero poi non è certo l’ultimo evento della Riforma che luterani e cattolici vogliono ricordare insieme. Già la data della commemorazione congiunta di quest’anno, il 25 giugno, indica il futuro. È un anniversario importante. Il 25 giugno 1530 fu presentata la Confessione augustana all’Imperatore nell’ambito della Dieta Imperiale. Non ho alcun dubbio che tra nove anni ci sarà una commemorazione congiunta di questa importante confessione luterana, soprattutto perché il suo contenuto contiene certamente una forte prospettiva ecumenica. Ma anche altri eventi della Riforma potrebbero essere commemorati insieme nei prossimi anni. E alla fine, naturalmente, anche il Concilio di Trento. Ma per quest’ultimo non c’è fretta. Abbiamo davanti ancora quasi un quarto di secolo.

Che prospettive apre per il futuro?

A mio parere, tutte queste commemorazioni alla fine non riguardano il passato, ma il presente e il futuro. E come potrebbe essere questo futuro? La dichiarazione congiunta parla del “dono divino dell’unità tra noi”. Vedo in essa l’affermazione che una futura unità non può che crescere dall’orientamento comune verso Gesù Cristo. Il versetto biblico del Vangelo di Giovanni che precede la dichiarazione corrisponde a questo: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me” (Gv 15,4). La via dell’unità, quindi, può passare solo attraverso l’ascolto condiviso della Scrittura seguito poi ovviamente dalla comune riflessione, la comune preghiera e l’azione comune. Ed è proprio questo che descrive anche la Dichiarazione. Per inciso, le preghiere comuni nell’ambito della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani di quest’anno, hanno al centro le parole di Gesù, in cui egli descrive se stesso come la vite e noi come i tralci.

Ma la dichiarazione congiunta affronta anche passi molto concreti verso il futuro. Dice: “Molti membri delle nostre comunità aspirano a ricevere l’Eucaristia ad un’unica mensa, come concreta espressione della piena unità”. E spero vivamente che in un futuro non troppo lontano questa sia davvero possibile come ospitalità eucaristica in modo ufficiale.

Che passi concreti sono seguiti a quella dichiarazione?

Ho già accennato ai numerosi eventi congiunti che hanno fatto seguito alla dichiarazione congiunta del 2016. Naturalmente, una volta concluso l’anno della Riforma 2017, tutta questa attività non è continuato con la stessa intensità come in quest’anno. Quello che invece c’è, è una collaborazione continua tra luterani e cattolici.

Per una corretta valutazione, è importante tener conto che la dichiarazione congiunta si riferisce a luterani e cattolici di tutto il mondo. E bisogna prendere atto che nei diversi paesi le chiese vivono delle realtà molto diverse l’una dall’altra. Per fare un solo esempio: in Germania, le chiese luterane hanno più o meno le stesse dimensioni della Chiesa cattolica, e lì la Riforma e la sua storia successiva hanno lasciato una forte impronta anche sulla Chiesa cattolica. In Italia, invece, patria del cattolicesimo e sede del papato, la Riforma non è riuscita a mettere radici e mentre la Chiesa cattolica è la più grande del Paese, la Chiesa luterana è una delle più piccole.

Ciononostante, a livello di comunità, in alcune città dove siamo presenti, possiamo constatare una collaborazione sorprendentemente viva. La collaborazione a livello diaconale non è poi così centrale come la dichiarazione la chiede. Questo ha senz’altro a che fare con le dimensioni esigue delle nostre comunità. Ci sono però tanti altri settori in cui si fanno davvero molte cose insieme. Io non sono solo decano della CELI, ma anche pastore della Comunità Evangelica Luterana di Torino. E visto che questa comunità non possiede una propria chiesa, sin dalla nostra fondazione per celebrare i nostri culti siamo sempre stati ospiti di una chiesa cattolica. E non prendiamo questo fatto solo come soluzione di un problema pratico, ma cerchiamo anche di incontrarci e di pregare insieme ai fratelli e alle sorelle cattolici e non solo durante la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, ma durante tutto l’anno. Nel 2019 abbiamo fatto un viaggio congiunto in Germania sulle orme di Martin Lutero, al quale non solo ha partecipato un gran numero di cattolici ma che è stato anche preparato insieme a relatori cattolici. E da questa esperienza comune si è sviluppata una coesione che nemmeno la pandemia dell’anno scorso è riuscita a spezzare. Sempre alla fine di ottobre abbiamo avuto un altro incontro ecumenico con una profonda conversazione su temi biblici.

Ma Torino ne è solo un esempio. Ci sono tante iniziative simili in altre comunità luterane. Considero estremamente importanti questi incontri “sul campo” per progredire sulla via dell’unità. Perché alla fine non si tratta solo di rispettarsi in modo formale, ma si tratta soprattutto di conoscersi meglio con l’obiettivo di una migliore comprensione reciproca. Perché alla fine, il punto non è che diventiamo tutti uguali, ma che guardiamo insieme a Cristo, accettando e apprezzando le differenze tra di noi.

 

Trad.: nd