Nuove esperienze di vivere la fede

Ulrich Hossbach il nuovo pastore della Comunità di Torre Annunziata

Il 2020 gli ha messo in moto qualcosa. Come molti, anche il pastore Ulrich Hossbach si sente toccato nel profondo dagli eventi dell’anno che si è appena concluso. Per lui il 2020 è stato il momento per cambiare vita. Totalmente. Da una struttura enorme, una grande comunità importante e famosa sulle rive del lago di Zurigo, a una piccola comunità nella diaspora, dalla Svizzera all’Italia meridionale. Dal 1° dicembre Hossbach è il nuovo pastore di Torre Annunziata. L’unica comunità puramente italiana della CELI.

Pastore Hossbach, la sua decisone ha a che fare con il sogno tedesco dell’Italia, con la nostalgia del famoso “paese dove fioriscono i limoni” (Goethe)?

Ulrich Hossbach: Diciamo che ho voluto dare continuità ad un’esperienza che ho concluso 15 anni fa, quando per un anno sono stato assistente pastorale ad Ischia. Il soggiorno sull’isola è stato un’esperienza che mi ha fortemente segnato. Queste persone, questo paesaggio, la luce, mi sono entrati e rimasti nel cuore.

Un passo coraggioso se non audace, l’avevano appena confermato come pastore in Svizzera…

Ulrich Hossbach: Come ho detto, il 2020 ha messo in moto qualcosa in me. Certo, se si pensa in termini di carriera, ero arrivato. Nella chiesa di Enge, che potremo chiamare il “Sacre Coeur” di Zurigo, ho avuto tantissime occasioni: organizzare eventi, invitare ospiti speciali e famosi per interviste, eventi o prediche… E poi, certo, la Svizzera è la Svizzera… Ma forse a lungo andare lì avrei rischiato di diventare un burocrate, che deve lottare per la libertà e questo significherebbe per me perdere quello che intendo per chiesa.

Non corrisponde alla sua idea di essere un pastore?

Ulrich Hossbach: No, almeno non a lungo termine. Per me la mia professione ha a che fare con la passione, con l’essere coinvolto. E quando ho visto l’annuncio per il posto a Torre Annunziata, ha toccato qualcosa in me. Un segno? Andare all’estero, emigrare è sempre stato a un’opzione interessante per me. Dopo aver finito gli studi di teologia avrei voluto andare in Africa e sono finito ad Ischia. Forse questo passo è “voluto”, forse questa è la mia strada, quella su cui crescerò.

E Napoli e dintorni non significano proprio “estero” per lei?

Ulrich Hossbach: Infatti. Direi piuttosto un pezzo di “Heimat”, di casa che vorrei riconquistare. Questo pezzo d’Italia mi ha toccato l’anima…

Parla già italiano?

Ulrich Hossbach: Sì… non ancora perfettamente, ma sempre meglio. Devo ammettere che la preparazione delle prediche e delle liturgie è più impegnativa di quanto pensassi. Io poi voglio lasciare spazio al momento, all’intuizione spontanea, non solo leggere dal foglio preparato. È davvero una sfida. Vorrei poi conoscere le persone e i loro approcci religiosi lì dove vivo, non solo all’interno della comunità ma anche fuori. Vorrei entrare in contatto con le persone, in città, al bar…

Lei è cresciuto in una comunità luterana, sua madre è stata pastora a Wanfried nell’Assia del Nord, suo padre era organista. Qual è la sua idea di essere un pastore?

Ulrich Hossbach: Sono consapevole di svolgere una professione con una reputazione alquanto antiquata. La gente oggi prende le distanze dalle istituzioni. Le chiese non sono più l’unico fornitore di spiritualità. La religione non è in declino, ma sta assumendo altre forme, gli approcci religiosi si sono moltiplicati, ci stiamo muovendo in un mercato estremamente vasto. Non è vero che la gente non crede (più). Oggi non possiamo limitarci a distribuire risposte pronte, senza aver ascoltato bene chi abbiamo di fronte. Dobbiamo percepire le persone così come sono e capire a che punto si trovano in questo specifico momento, dobbiamo trovare il modo giusto per persone con stili di vita e con esigenze molto differenti. Non posso costringere nessuno a venire in chiesa, quindi è molto importante per me creare nuovi approcci, non razionali, ma emotivi, estetici… Attraverso la meditazione, il silenzio e il suono. Dei gong. La musica. Voglio rendere possibili nuove esperienze con la chiesa. Attraverso lo sport – a Zurigo ho giocato nell’interreligioso club di calcio FC-Religionen. Attraverso la conversazione. Attraverso l’arte. Attraverso il teatro…

A proposito teatro, a Torre Annunziata trova un terreno ottimo…

Ulrich Hossbach: Intende il teatro sotto la nostra chiesa? Certo, è fantastico e allestito in modo professionale. Esatto, questo è uno dei modi di rivolgersi e di raggiungere le persone. Torre Annunziata è una comunità molto speciale, anche all’interno della CELI. È importante per me trasmettere il messaggio che sono lì per le persone con una socializzazione confessionale tradizionale, così come per coloro che sono alla ricerca di nuovi modi di vivere la fede, e per coloro che hanno intrapreso un cammino spirituale ma non hanno nulla a che fare con la chiesa.

Che cos’è per lei la fede?

Ulrich Hossbach: La fede per me è misticismo e trascendenza, mistero, la luce nella chiesa, passione. Il silenzio, il suono, l’incontro, la vita…

nd