La banalità della violenza

25 novembre Giornata mondiale contro la violenza sulle le donne – 16 giorni di FDEI

Cronache del 25 novembre 2020, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e primo giorno dell’iniziativa FDEI, Federazione delle Donne Evangeliche in Italia, “16 giorni contro la violenza sulle donne”: nei pressi di Padova, un uomo di 40 anni uccide la moglie a coltellate. La sera prima, fra gli scogli vicino a Catanzaro, viene scoperto il cadavere di una donna di 51 anni uccisa con numerose pugnalate. Sospettato un uomo di 36 anni con cui aveva una relazione. Due giorni prima, Milano: un uomo di 66 anni riduce in fin di vita la moglie e la suocera. Il 9 novembre nel Torinese: un uomo spara alla moglie e ai figli gemellini, un bambino sopravvive gravemente ferito, lui si suicida. Notizie quotidiane che arrivano e passano. La ripetizione quasi quotidiana ci rende insensibile. “Un’altra”, pensiamo, e “che orrore”, e poi torniamo a quello che stavamo facendo in quel momento. E questo è solo un aspetto della violenza contro le donne.  La punta dell’iceberg. L’aspetto ovvio, quello che non può essere coperto dal silenzio, con la scusa della privacy domestica, della vergogna, della paura. Ma la punta è solo una parte molto piccola dell’iceberg.  La sola punta non è sufficiente a far affondare un transatlantico come il Titanic. Ciò che si nasconde sotto di essa è letteralmente immenso. Nascosto e immenso come lo sono i diversi aspetti della violenza. Quelli che non lasciano tracce facilmente riconoscibili. Ferite mortali, labbra insanguinate, occhi neri, lividi della grandezza di un pugno, ossa rotte, capelli strappati…

Definizioni di violenza: “Atti, processi e contesti sociali in cui o attraverso i quali persone, animali o oggetti vengono influenzati, modificati o danneggiati. La forza fisica o psicologica usata contro qualcuno, qualcosa [spietatamente] per ottenere qualcosa. Potere applicato spietatamente; azione illegale…”.

La violenza sulle le donne si esprime in molte forme. Omicidio. Violenza fisica. Stupro. Mutilazione dei genitali. Matrimonio forzato. La schiavitù. Costringere alla prostituzione. E poi c’è la forma più sottile che lascia altrettante cicatrici, ma invisibili: la violenza psicologica. L’umiliazione. Il dominio e l’annullamento della personalità, la dipendenza, la violazione dell’anima.

Il 2020, l’anno della pandemia di Covid, ha portato a un’escalation della violenza domestica. Nella sola Valle d’Aosta si sono triplicati le denunce per violenza. Molto di più è quello che rimane sotto traccia. Donne, figlie, bambini, esposti impotenti ai loro aguzzini domestici senza alcuna via di fuga. La coesistenza in spazi ristretti, 24 ore al giorno.  La frustrazione e lo stress dovuti al lockdown, i problemi finanziari, la disoccupazione, lo smartworking… tutto questo ha portato a un’escalation del tasso di violenza. La violenza è un problema sociale. La violenza riguarda tutti noi. Noi che permettiamo che accada. Noi che tacciamo. Noi che la sopportiamo e la subiamo. Noi che la usiamo. La violenza non riguarda solo la vittima, ma anche colui che usa la violenza, che si sente in diritto di dominare l’altro con la violenza, inferta al corpo e all’anima. Portatore di un’umanità talmente inaridita e svuotata di significato, da non conoscere altro che la violenza come espressione di autoaffermazione.

Anche questa Giornata Internazionale passerà, come ogni anno. La violenza invece rimane. Anche e soprattutto come Chiesa, assumiamoci il compito di non voltarci semplicemente dall’altra parte. Lavoriamo contro la violenza con tutti i mezzi a nostra disposizione, con le azioni, con i fatti, con l’ascolto, con la consolazione e con le parole. Contribuiamo a creare le condizioni e le strutture per porre fine ai soprusi di genere e alla sopraffazione. Impegniamoci per promuovere relazioni non violente, per la parità di diritti, per una situazione più giusta per tutti. Le giornate contro la violenza sono anche il 26 e il 27 novembre e il 11 dicembre, il giorno dopo l’iniziativa della FDEI dei “16 giorni contro la violenza”. Ogni giorno per noi dev’essere un giorno contro la violenza.

Dal 1999, il 25 novembre viene celebrato in tutto il mondo come giornata di azione contro la violenza sulle le donne; molte organizzazioni per i diritti umani celebrano questa giornata già dal 1981. Lo sfondo è la storia delle sorelle domenicane Mirabal, Patria, Minerva e Maria Teresa. Il 25 novembre 1960, di ritorno dalla prigione di Puerta Plata, dove avevano fatto visita ai loro mariti, oppositori del regime del dittatore Rafael Trujillo, dei militari fermarono la loro macchina, le tirarono fuori brutalmente e le strangolarono dopo averle violentate e torturate.

Renate Zwick, Referente Nazionale, Rete Delle Donne Chiesa Evangelica Luterana

Trad. nd

Foto: Pixabay