Violenza (non solo) contro le donne

La CELI condanna qualsiasi forma di violenza: prendere posizione, educare, mostrare alternative
Presa di posizione riguardo all’iniziativa FDEI “16 giorni contro la violenza” 25.11. – 10.12.2020

All’inizio della campagna “16 giorni contro la violenza”, il 25 novembre, anche la Chiesa Evangelica Luterana in Italia (CELI) prende una chiara posizione contro ogni forma di violenza. Spesso sono le donne ad essere esposte alla violenza, ma non solo loro. Vittime di violenza sono anche bambini, direttamente o indirettamente, e uomini. È un tema che riguarda tutti ed è attuale più che mai.

Quest’anno in particolare, segnato dalle massicce restrizioni per arginare l’infezione da Covid-19, il tasso di violenza domestica, soprattutto contro le donne, è salito alle stelle, e questo in tutto il mondo, raggiungendo livelli allarmanti. Una situazione drammatica che è il risultato di una serie di concause: la coesistenza in spazi ristretti, le possibili “vie di fuga” verso l’esterno bloccate, la grande pressione sociale ed economica. Tutto questo ha amplificato e acuito tensioni spesso preesistenti, quasi la violenza fosse l’unica valvola di sfogo possibile.

A questo riguardo, è indispensabile prendere una posizione chiara e netta di condanna, mostrando nel contempo come sia possibile affrontare in modo diverso le situazioni di stress sociale e familiare. Un altro ambito importante è quello dell’educazione, il fatto di trasmettere a ragazze e ragazzi un’autostima diversa, non basata su un atteggiamento possessivo da un lato e di subordinazione passiva dall’altra. Altrimenti, la spirale della violenza, vissuta come comportamento “normale” in casa, difficilmente potrà essere spezzata.

La Federazione Mondiale Luterana (LWF) ha già pubblicato un piano d’azione per le chiese nel 2002: “Le chiese dicono NO alla violenza contro le donne”. Questo è sempre attuale, ma non è stato ancora sufficientemente discusso e accolto dalle chiese.

Le Chiese hanno invece un ruolo decisivo in questo ambito, perché il nostro parlare di Dio plasma il pensiero e l’orientamento di vita delle comunità, come anche di ogni singolo individuo. Pertanto, anche il nostro discorso su Dio deve essere oggetto di una continua analisi critica perché “La violenza non solo viola l’integrità fisica e mentale di chi ne è vittima, ma danneggia anche l’umanità di chi usa la violenza. Ogni atto di violenza contro le donne nello spazio della Chiesa viola il Corpo di Cristo e in un punto fondamentale impedisce la comunità di donne e uomini”. (“La violenza contro le donne come tema della Chiesa” Memorando EKD 145, 2000, parte II).

Come comunità chiamata a liberare tutti gli oppressi, la Chiesa ha il dovere di contribuire alla liberazione degli uomini e delle donne da una cultura della violenza verso la pienezza della vita e verso una vita in comunità.

Nella nostra Chiesa qui in Italia perseguaiamo da tempo la piena parità tra uomini e donne; per noi è più di un obiettivo: è realtà. Già nel settembre 2011, in un’intervista in occasione della sua ordinazione come pastora CELI a Cagliari, Kirsten Thiele, oggi vicedecana, ha dichiarato

“(…) con grande soddisfazione ho accolto l’incarico della mia Chiesa, perché ne testimonia l’attenzione nel realizzare la totale e reale parità tra uomo e donna”. (www.chiesaluterana.it)

Rimane un compito fondamentale, quello di prendere una posizione chiara contro ogni forma di violenza, non solo in tutti i settori della nostra vita ecclesiale, ma anche all’esterno come incoraggiamento a tutti coloro che sono ancora in cammino per liberarsi dalle gabbie culturali della violenza, teorizzata e praticata.

Il decano Heiner Bludau, la vicedecana Kirsten Thiele

trad. nd

Foto di Nino Carè da Pixabay