“Siamo credibili tramite le nostre azioni”

9 – 11 ottobre 2020 | 1° sessione del XXIII Sinodo | “Scegliere = Wählen”

Intervista con la rappresentante legale CELI e vicepresidente del Concistoro, Cordelia Vitiello

Dal 9 all’11 ottobre 2020 si riunirà a Roma, per la sua prima sessione, il XXIII Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Un sinodo in formato ridotto e caratterizzato dalle misure di sicurezza ma, proprio per questo, un segnale forte in questi tempi difficili di pandemia. Al centro come dice anche il titolo, “Scegliere = Wählen”, le elezioni del presidio sinodale e dei membri laici del concistoro. Ma anche se il tempo a disposizione è poco, il Sinodo avrà da prendere delle decisioni, da fare delle scelte per il futuro. Cordelia Vitiello, rappresentante legale della CELI si è ricandidata per il Concistoro.

Lei è rappresentante legale della CELI e vicepresidente del Concistoro, ma anche presidente dell’Ospedale Evangelico Betania di Napoli e Consigliera della Federazione Mondiale Luterana, FML. La si potrebbe definire una specie di ministra degli esteri della CELI?

Cordelia Vitiello: In un certo senso sì. La parola ministro forse non è la più appropriata però, per l’incarico che ricopro, diciamo mi interesso di relazioni istituzionali. Un’attività che, come Chiesa, dovremmo incrementare ulteriormente. Così come dovremmo rafforzare la nostra presenza nel dibattito pubblico, promuovere maggiormente il ruolo e l’attività della nostra chiesa presso l’opinione pubblica.

Nel concistoro qual è il suo ambito?

Cordelia Vitiello: A parte la rappresentanza legale, sono la referente per la comunicazione e per i rapporti con la FCEI, per gli ospedali e per la commissione stipendi. Mantengo, inoltre, i rapporti con le associazioni e le chiese, ad esempio con il DNK, con la CEC e con la Chiesa del Württemberg, e poi sono membro del consiglio della Fondazione Mondiale Luterana.

Come si approccia al sinodo in presenza, lei che ha un rapporto particolare con il Covid?

Cordelia Vitiello: La malattia mi ha particolarmente segnata. Ho vissuto una forte esperienza, sia personale che di Chiesa. La vicinanza di tanti fratelli e sorelle mi ha fatto toccare con mano la vicinanza di Dio. Sono molto felice di poter incontrare gli altri, in sicurezza e a debita distanza. Gli ultimi mesi sono stati tutti così complicati e bui. In tutto questo la chiesa, per me personalmente, è stata una luce. Poi non siamo mica tranquilli adesso. Non si capisce mica dove andremo a parare, cosa succederà da qui alla fine dell’anno. In questo mondo dominato dall’incertezza la chiesa è un punto di riferimento importante. La fede è fondamentale.

Sarà un sinodo “minimalista”? A parte le elezioni e l’approvazione del bilancio, all’ordine del giorno c’è infatti poco altro.

Cordelia Vitiello: Non esistono sinodi minimalisti. Un Sinodo è sempre importante ed è un dono di Dio, che rafforza la nostra comunità e ci indica la strada per il futuro. Senza dubbio dobbiamo fare buon uso del tempo che avremo a disposizione. Ci sono tante tematiche, imposte anche dalla pandemia. Spero riusciremo ad affrontare tutte le principali questioni all’ordine del giorno. Particolare attenzione dovremo dedicarla al tema importantissimo della digitalizzazione e di cosa significa essere chiesa digitale. Dobbiamo tenere il passo con i tempi. Io ho vissuto sulla mia pelle quanto sia importante poter stare in contatto online in una situazione di emergenza. Durante le due settimane all’ospedale, ammalata di Covid, i messaggi e le tante preghiere che mi sono arrivate, le telefonate, i messaggi whatsapp, le video chiamate mi hanno portato luce. Immagino quanto questo sia importante anche per le persone anziane, sole, distanti… e poi, non sono una teologa, ma mi sembra anche importante chiarire come vogliamo comportarci con l’eucarestia.

Chiesa e religione in generale oggi sono degli ambiti in evidente declino, soprattutto per quanto riguarda i giovani. Dove vede Lei spazi per la chiesa?

Cordelia Vitiello: Secondo me la Chiesa deve essere presente in tutti gli ambiti della società. E la nostra chiesa, per quanto piccola sia, lo fa già. Nell’impegno diaconale dove sosteniamo migranti, anziani, giovani che vengono fuori da situazioni difficili, persone con handicap, bambini. Ci impegniamo nell’ecologia. Proprio noi come chiesa di minoranza, chiesa in diaspora possiamo intervenire in modo credibile, possiamo – e lo siamo – essere un punto di riferimento. Vedo qui da me al sud, dove la CELI è presente con tanti progetti – non solo con la partecipazione all’Ospedale Evangelico Betania, un centro di eccellenza e un punto di riferimento per tante persone bisognose, donne migranti, donne Rom o per i senzatetto, ma anche con tutta una serie di interventi sociali ed anche ecologici in diversi paesi nell’hinterland di Napoli – quanto questa apertura sia importante. Impegnandosi così la chiesa vive con la gente e diventa credibile. E questo ci dà un futuro.

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