“Digitale: trovare con sensibilità i formati giusti”

9 – 11 Ottobre 2020 | 1. seduta del XXIII Sinodo | “Scegliere = Wählen”
Intervista a Wolfgang Prader, Vice Presidente del Sinodo

Dal 9 all’11 ottobre 2020 si riunirà a Roma, per la sua prima sessione, il XXIII Sinodo della Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Un sinodo in formato ridotto e caratterizzato dalle misure di sicurezza ma, proprio per questo, un segnale forte in questi tempi difficili di pandemia. Al centro come dice anche il titolo, “Scegliere = Wählen”, le elezioni del presidio sinodale e dei membri laici del concistoro. Ma anche se il tempo a disposizione è poco, il Sinodo avrà da prendere delle decisioni, da fare delle scelte per il futuro.  Wolfgang Prader è stato per quattro anni vicepresidente del Sinodo e ora si candida come successore di Georg Schedereit alla presidenza.

 Nel 2016, da new entry, per così dire, è arrivato ad una delle cariche più alte della Chiesa Evangelica Luterana in Italia. Come ha vissuto questi quattro anni?

Wolfgang Prader: Anni molto movimentati! All’inizio si è trattato di conoscere e di familiarizzare con tutto e tutti, poi ci siamo buttati anima e corpo nell’organizzazione del Sinodo del 2017. Un highlight assoluto. Il Sinodo del Cinquecentenario della Riforma a Venezia.

Come semplici membri di una delle comunità raramente si ha una visione d’insieme della struttura della chiesa. Che impressione Le ha fatto la CELI?

Wolfgang Prader: La CELI è una chiesa moderna e aperta. Molto diversificata, una chiesa che ovunque mostra presenza e interesse. Anche nei prossimi anni ci sono da prendere tante decisioni, molti ambiti diversi dove potersi profilare: il testamento biologico, il tema dell’ecologia, i rifugiati, l’impegno per i giovani e nel sociale.

Lei è ancora relativamente giovane per coprire un incarico ecclesiastico di questo tipo: è in una fase molto attiva della sua vita, un lavoro impegnativo che richiede molto tempo, due figlie giovani… Come si arriva alla consapevolezza, e alla decisione, di essere pronti per un impegno così gravoso?

Wolfgang Prader: Gli ultimi quattro anni mi hanno mostrato chiaramente come la Chiesa viva, cosa la Chiesa possa realizzare e quanta voce in capitolo abbiano il presidio sinodale e il Sinodo. Nei prossimi quattro anni c’è molto da fare. C’è la questione della digitalizzazione della chiesa, una questione strategica, dove credo di poter dare un contributo importante, anche grazie alla mia esperienza professionale nel settore dell’informatica. Si tratta di cercare i format adeguati e tante altre cose. La CELI è piccola, ma proprio per questo motivo è importante costruire una forte e fitta rete interna per poter cooperare ancora meglio. Le dimensioni ridotte possono essere anche un punto di forza! Non rischiamo di perderci in troppa burocrazia, abbiamo “brevi distanze”, nel senso che siamo in pochi e ci conosciamo. Certo, d’altro canto questo significa anche avere a disposizione delle risorse limitate e per questo motivo siamo grati dei contatti con le (grandi) chiese partner, sinergie che continueremo a sviluppare.

Il fattore tempo?

Wolfgang Prader: Non c’è dubbio, lavorare per la Chiesa richiede del tempo, e io non ne ho molto. Ma cosa significa un grande dispendio di tempo?! Si può anche investire male il proprio tempo, si può sprecarlo. Nel mio lavoro sono sempre concentrato sulla massimizzazione e su aspetti puramente economici: impegnarsi per la chiesa, farsi coinvolgere socialmente e vivere la chiesa mi arricchisce immensamente e mi apre nuove prospettive. Poi devo dire che la mia disponibilità ad una candidatura è anche una questione di fede.

La CELI per statuto è bilingue, è una chiesa di diritto italiano…

Wolfgang Prader: La CELI ha indubbiamente delle radici tedesche. Il bilinguismo fa da tramite. Siamo un punto di convergenza. La Chiesa Evangelica Luterana in Italia non è assolutamente un’associazione di nostalgici della patria. Per poter crescere, ed è nostro intento crescere, dobbiamo essere aperti ai nostri concittadini italiani. Ciò richiede un grande lavoro di pubbliche relazioni, un settore in cui dobbiamo continuare a investire nel futuro. Dobbiamo saper presentare noi e i nostri progetti, il nostro impegno nella società.

La chiesa digitale, come ha già accennato, sarà uno dei temi importanti che saranno discussi in questo serrato sinodo.

Wolfgang Prader: In un certo senso questo tema è già stato sul tappeto nella fase preparatoria del sinodo, quando si discutevano i pro e i contro di un sinodo in presenza e di un sinodo digitale. La pandemia da Covid-19 ha messo in moto delle cose interessanti. Sono molto curioso della discussione nel sinodo e del risultato. Il digitale è un’opportunità assoluta, soprattutto per la nostra piccola ma anche molto dispersa chiesa. Possiamo superare le distanze, mostrare vicinanza, raggiungere le persone a casa o in ospedale. E tutto questo senza un enorme dispendio di attrezzature. Questo sviluppo è già iniziato, non si può certo tornare indietro. Ora si tratta di trovare la forma adeguata, il come. È importante trovare non solo il format adatto ma anche la giusta misura, l’equilibrio tra digitale e analogico, e “personale”. In questo senso vedo un gran lavoro, una grande responsabilità, ma anche delle grandi opportunità.

nd