Un nuovo patto per le migrazioni

Appello delle Chiese mondiali: accogliere lo straniero e insieme creare un mondo più umano

Il 23 settembre la Commissione Europa, guidata da Ursula von der Leyen ha presentato la riforma dell’Accordo di Dublino, ovvero il nuovo patto per le migrazioni. Di seguito numerose organizzazioni delle principali confessioni cristiane tra cui anche la FLM e la CEC hanno lanciato un appello alle istituzioni europee per ripensare la gestione del fenomeno migratorio.

Il nuovo Patto per le migrazioni, presentato da von der Leyen, volta a non far gravare tutto il peso degli arrivi sui Paesi di primo ingresso e dovrebbe innescare meccanismi di solidarietà instaurando alcuni obblighi, ad esempio sui ricollocamenti. Come scrive l’agenzia nev, riprendendo il comunicato della FML, una dozzina di organizzazioni religiose mondiali e regionali hanno rilasciato una dichiarazione in difesa della situazione dei migranti e dei rifugiati in Europa per definire la loro chiamata come cristiani ad “accogliere lo straniero e sollecitare la creazione di un mondo in cui diventare umani insieme”.

“La solidarietà dovrebbe essere il principio guida che governa la migrazione e in particolare l’accoglienza dei rifugiati “, afferma la dichiarazione. “Ci aspettiamo che l’Unione europea respinga in modo decisivo una politica della paura e della deterrenza, e adotti una posizione di principio basata sui valori fondamentali su cui si fonda l’Ue. Le nostre organizzazioni rappresentano le chiese in tutta Europa e nel mondo, nonché istituzioni religiose particolarmente vicine alle persone migranti, ai rifugiati e ai richiedenti asilo.”

“In quanto organizzazioni cristiane, sottolineano i firmatari, siamo profondamente impegnati per la dignità inviolabile della persona umana creata ad immagine di Dio, nonché per i concetti di bene comune, di solidarietà globale e di promozione di una società che accoglie gli stranieri, si prende cura di coloro che fuggono dal pericolo e protegge i vulnerabili”.

La dichiarazione fa poi riferimento al recente incendio al campo di Moria, che ha lasciato 13mila migranti senza più niente. “Gli eventi della notte dell’8 settembre 2020 nel campo di Moria e nei giorni successivi hanno nuovamente messo in luce lo stato fallimentare della politica europea di migrazione e asilo e le sofferenze che essa ha creato”, sostengono le chiese. “La disperazione di persone in cerca di protezione che sono state spesso costrette a vivere per anni in condizioni disumane, la rabbia e la frustrazione dei locali che sentono che l’Europa li ha lasciati soli con la sfida dell’accoglienza e dell’assistenza, indicano come l’attuale risposta ha affrontato soltanto i sintomi di un problema maggiore ma non la vera causa, e la reazione dell’Ue esprime compassione ma mostra una profonda mancanza di responsabilità e nessun vero impegno ad aiutare coloro che necessitano di protezione così come lo Stato greco e la popolazione locale che li ospita. La pandemia ha esacerbato ancora di più le condizioni di vita già disumane per i migranti.”

Il COVID-19 e le sue conseguenze hanno reso in molti luoghi la già difficile situazione dei profughi ancora più precaria: sia per l’igiene inadeguata in queste strutture e per l’impossibilità di mantenere le distanze adeguate che per i drastici tagli delle razioni alimentari e di altra assistenza disponibile. Le chiese lamentano che le diffuse restrizioni alla circolazione interna e transfrontaliera sulla scia della pandemia hanno ulteriormente ridotto l’accesso delle persone alla protezione. “Inoltre, si legge nel documento, la sopravvivenza economica di molte persone in movimento, così come dei loro ospiti, è stata messa a repentaglio da blocchi e misure correlate, che hanno colpito in particolar modo gli occupati nel settore informale e hanno avuto un effetto sui mezzi di sussistenza”.

Nelle sezioni sottotitolate “vediamo”, “crediamo” e “ci impegniamo”, la dichiarazione si impegna a “sostenere un approccio più dignitoso all’accoglienza, alla protezione e alla cura delle persone in movimento, le chiese e le agenzie vicine alle chiese sono state e saranno proattive nell’offrire un’accoglienza compassionevole e nel promuovere l’integrazione sociale e una convivenza giusta e pacifica, in Grecia e in tutta Europa e non solo”.

Un particolare monito va ai professionisti dei media e i giornalisti affinché nel loro lavoro rispettino la dignità umana dei migranti e dei rifugiati, dando spazio alle loro storie e stando attenti di evitare espressioni stereotipate e negative, così come la vittimizzazione e la semplificazione eccessiva.

La dichiarazione congiunta si conclude con un fermo appello ai politici: “Condividiamo la convinzione che i valori fondamentali dell’Unione Europea riguardo alla dignità umana e al rispetto dei diritti umani devono riflettersi nella sua politica quotidiana!”

I firmatari: L’Alleanza ACT, la Comunione anglicana, la Commissione delle Chiese per i migranti in Europa, la Conferenza delle Chiese europee, la Chiesa evangelica greca, il Centro per l’integrazione dei lavoratori migranti – Programma ecumenico per i rifugiati, l’Organizzazione senza scopo di lucro della Chiesa greca, la Federazione Mondiale Luterana, il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, l’Associazione Mondiale della Comunicazione Cristiana, la Comunione Mondiale delle Chiese Riformate, la Comunione Mondiale delle Chiese Riformate (Regione Europea), il Consiglio Mondiale delle Chiese e il Consiglio Metodista Mondiale.

NEV/Riforma.it), 23 settembre 2020; Naveen Qayyum, Joint Press Release No: 20/16, 22 September 2020, Brussels

trad. nd