Parola del giorno

Lunedì 21.09.2020
Io sono imprigionato e non posso uscire. I miei occhi si consumano di dolore; io t’invoco ogni giorno, Signore. (Salmo 88,8-9)
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. (Giov.17,15)

„Io sono imprigionato e non posso uscire“ – questo sentimento lo conosciamo tutti, ad un certo punto ci viene addosso. Quando ci ammaliamo e non sappiamo cosa sarà di noi. O quando si ammala una persona a me cara e io arrivo ai limiti delle mie possibilità di poterlo aiutare. O anche se perdo il lavoro e non so più come mantenere la mia famiglia e cado sempre di più nell’abisso. Ad alcuni già basta leggere le notizie ogni mattina, con tutte le novità crudeli del mondo, e il pensiero di tutta quella gente che soffre e muore li perseguita fino a notte fonda e gli ruba il sonno.

“Signore, io t’invoco ogni giorno.” E’ bene non smettere di pregare, ma di porre ai piedi di Dio anche tutta la nostra sofferenza, il dolore, la non-capacità, la rabbia, il non-comprendere, e di restare costanti con il nostro grido nelle orecchie di Dio. Siamo messi in questo mondo con tutto il dolore e con la morte, che fanno parte di questa vita, immutabilmente. E ci vuole forza e saggezza per discernere quando mi devo opporre, perché sofferenza viene inflitta da persone ad altre persone, e dove la devo accettare perché non posso fare niente.

“Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno.” Anche se suona duro: malattia, dolore e morte non sono il maligno che Gesù qui intende. Questi fanno parte della vita in questo mondo, i nostri corpi sono molto fragili. Il maligno invece è il male che in più causiamo gli uni agli altri, o il lasciare l’altro da solo nella sua miseria e sofferenza. Da questo ci vuole preservare Dio, e lo preghiamo ogni volta nel Padrenostro: “liberaci dal Male”. Il Male sono anche i pensieri che vogliono attribuire tutta la sofferenza a Dio, dimenticando però che Dio non vuole la nostra sofferenza. In Gesù ci è venuto così vicino che ha sofferto Lui stesso ed è morto, una morte di delinquente in assoluta solitudine. Questo è la nostra sicurezza che lui ci sente e capisce quando gridiamo a lui la nostra sofferenza, perché lui sa di cosa parliamo. E ci vuole tendere la mano e non lasciarci soli con tutto questo, ma donarci la forza per andare avanti.

Per ciascuno e ciascuna che soffre: che Dio, l’onnipotente e misericordioso, rimanga al vostro fianco e mantiene i vostri cuori e i vostri pensieri in Gesù Cristo!

 

Pastora Kirsten Thiele, Napoli

Foto di Pexels da Pixabay